Da tempo gli astronomi sospettavano che le stelle giovani potessero inglobare i mondi orbitanti nelle loro vicinanze durante la formazione dei sistemi planetari. Oggi, un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society fornisce prove concrete di questo fenomeno. La ricerca, guidata dalla Keele University e dalla University of Exeter, ha identificato sei nane rosse che avrebbero “divorato” pianeti rocciosi simili alla Terra.
Le nane rosse sono le stelle più piccole, fredde e diffuse dell’universo. Nonostante le temperature superficiali ridotte, i loro nuclei sono estremamente caldi: un calore tale da distruggere tutto il litio primordiale attraverso reazioni nucleari, poco dopo la formazione della stella. Proprio questa caratteristica ha permesso di individuare la “pistola fumante”: poiché una nana rossa matura non dovrebbe contenere litio, la sua presenza nell’atmosfera stellare indicherebbe l’apporto di materiale esterno.

Rappresentazione artistica di due mondi delle dimensioni della Terra che transitano davanti alla loro stella madre, una nana rossa nel sistema Trappist-1, a 40 anni luce di distanza. Crediti: Esa/Hubble
Il team di ricerca ha analizzato migliaia di stelle appartenenti a giovani ammassi, utilizzando i dati spettroscopici della Gaia-Eso Spectroscopic Survey (Ges). Lo studio della luce ha permesso di isolare sei nane rosse in tre ammassi distinti, che mostravano livelli di litio insolitamente elevati rispetto alle altre stelle dello stesso tipo spettrale. Secondo l’analisi, queste stelle avrebbero inghiottito una quantità di materiale planetario compresa tra 3 e 10 masse terrestri. Questo ha arricchito le atmosfere stellari di litio, rendendolo visibile al team di ricerca.
Questi eventi di “ingestione” planetaria sono stati a lungo teorizzati come un esito probabile durante le prime fasi di vita di un sistema planetario. Gli astronomi ipotizzano che dinamiche simili possano essersi verificate persino nel Sistema solare. Se confermata, questa scoperta aprirà una nuova finestra sulla comprensione dell’evoluzione dei sistemi planetari, consentendo di indagare con precisione la frequenza e la tempistica di tali fenomeni di cannibalismo stellare.
Per saperne di più:
- Leggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society l’articolo “Lithium-rich M-dwarfs at the ZAMS: evidence for planetary engulfment? ” di R. D. Jeffries, R. J. Jackson, I. Baraffe






