CONTAMINAZIONE CULTURALE COME MOTORE DI UN’INNOVAZIONE INCLUSIVA

Francesca Panessa, tecnovisionaria 2026

Francesca Panessa, ricercatrice presso l’Inaf Iaps di Roma, ha ricevuto il 25 maggio 2026 il premio internazionale Le Tecnovisionarie (XX edizione, il cui tema è stato "Lavorare con le parole"). Il riconoscimento premia il progetto Crazy Space, che unisce astrofisica, teatro e improvvisazione per rendere la scienza accessibile e partecipativa

     26/05/2026

Ieri, 25 maggio 2026, al Museo nazionale di scienza e tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, Francesca Panessa, ricercatrice dell’Inaf Iaps di Roma, ha ricevuto il Premio Internazionale Le Tecnovisionarie, giunto quest’anno alla sua XX edizione.

Il premio, promosso dall’associazione Women&Tech Ets, viene attribuito ogni anno a donne che, nella propria attività professionale, hanno dimostrato visione, privilegiando l’impatto sociale, la trasparenza e l’etica. Il tema dell’edizione 2026, “Lavorare con le parole”, ha posto al centro il linguaggio come strumento di pensiero, di innovazione e di costruzione del futuro.

Francesca Panessa, ricercatrice di Inaf Iaps, insieme a Laura Liguori, partner di Portolano Cavallo e Vicepresidente Women&Tech Ets. Credit: 2026 Paolo Bona – Women&Tech ETS

La motivazione con cui è stato assegnato il riconoscimento a Panessa valorizza il suo duplice impegno: da un lato, la ricerca sui fenomeni estremi legati a buchi neri supermassicci al centro delle galassie; dall’altro, la capacità di rendere questi temi accessibili attraverso Crazy Space, un progetto originale targato Inaf che unisce scienza, teatro e improvvisazione. Un approccio che trasforma concetti complessi dell’astrofisica in un’esperienza partecipativa, avvicinando pubblici diversi alla conoscenza dell’universo attraverso il gioco narrativo e il dialogo diretto.

«Sono profondamente onorata di ricevere il premio Tecnovisionarie 2026», commenta Panessa a Media Inaf. «In un’edizione dedicata al “Lavorare con le parole”, Crazy Space testimonia come l’improvvisazione teatrale e la scienza possano dialogare, creando un linguaggio empatico capace di interpretare la complessità e dimostrando che la contaminazione culturale è il vero motore di un’innovazione inclusiva».