I laghi creati dagli impatti asteroidali potrebbero aver offerto condizioni favorevoli alla vita microbica primordiale. È l’ipotesi avanzata da uno studio condotto nel cratere di Hapcheon, in Corea del Sud, dove sono state identificate possibili stromatoliti associate ad attività idrotermale. Lo studio, condotto dal Korea Institute of Geoscience and Mineral Resources (Kigam), è stato pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment.

Vista sul cratere da impatto di Hapcheon, dove i ricercatori hanno individuato prove geologiche dell’esistenza di un ambiente lacustre idrotermale successivo all’impatto. Crediti: Istituto coreano di geoscienze e risorse minerarie (Kigam)
Il cratere di Hapcheon è l’unico cratere da impatto confermato nella penisola coreana. Le strutture individuate dai ricercatori si chiamano stromatoliti e sono formazioni stratificate prodotte dall’attività di comunità microbiche fotosintetiche. Secondo i ricercatori, si sarebbero formate in seguito all’impatto di un asteroide. Sulla Terra, le stromatoliti costituiscono alcune delle più antiche tracce fossili di vita note e sono associate in particolare ai cianobatteri, organismi capaci di produrre ossigeno attraverso la fotosintesi. Nel caso del cratere coreano, il calore prodotto dalla roccia fusa avrebbe mantenuto l’acqua relativamente calda e ricca di minerali per lunghi periodi, creando condizioni favorevoli alla proliferazione microbica.
«Questa è la prima prova completa a favore dell’ipotesi che le stromatoliti possano formarsi in laghi idrotermali creati da impatti asteroidali», dice Jaesoo Lim, ricercatore al Kigam e primo autore dello studio. «Questi ambienti potrebbero aver fornito condizioni favorevoli per la formazione di ecosistemi microbici primitivi».

Infografica sulla formazione di stromatoliti in un ambiente lacustre idrotermale post-impatto e il potenziale sviluppo di oasi di ossigeno localizzate. Fonte: Lim et al., Communications Earth & Environment (2026)
I ricercatori hanno individuato diverse strutture stromatolitiche nella porzione nord-occidentale del cratere, con diametri compresi tra circa 10 e 20 centimetri. Si tratta della prima identificazione di questo tipo all’interno del sito. Le analisi geochimiche effettuate sui campioni mostrano tracce compatibili sia con materiale extraterrestre sia con le rocce circostanti alterate da fluidi ad alta temperatura. Gli strati più interni delle strutture presentano segnali idrotermali più marcati, interpretati come indicazione di una formazione avvenuta durante una fase iniziale più calda del sistema lacustre.
Lo studio si inserisce nel dibattito sulle condizioni ambientali che precedettero il Grande evento di ossidazione (o catastrofe dell’ossigeno), un periodo verificatosi circa 2,4 miliardi di anni fa durante il quale la concentrazione di ossigeno nell’atmosfera terrestre aumentò in modo significativo. Gli autori ipotizzano che laghi idrotermali associati a crateri da impatto possano aver funzionato come habitat localizzati per microrganismi fotosintetici produttori di ossigeno, formando quelle che nell’articolo vengono chiamate “oasi di ossigeno”.
Non solo: gli autori avanzano l’ipotesi che ambienti simili possano essere esistiti in passato anche su Marte. Si ritiene infatti che il pianeta abbia ospitato crateri da impatto riempiti d’acqua nelle prime fasi della sua storia, che potrebbero quindi rappresentare obiettivi promettenti nella ricerca di evidenze di vita passata.
Per saperne di più:
- Leggi su Communications Earth and Environment l’articolo “Discovery of stromatolite formation in post-impact hydrothermal lacustrine environments and its implications for early Earth“, di Jaesoo Lim, Youngeun Kim, Sujeong Park, Sangheon Yi, So-Jeong Kim, Gyujun Park, Young Hong Shin, Hang-Jae Lee, Gio An, Arum Jung, Sun Young Park, Donghoon Chung, Il-Mo Kang, Kyeong Ja Kim e Sung Won Kim






