
Il crawler-transporter 2 della Nasa, che trasporta il razzo Artemis II Sls (Space Launch System) dell’agenzia con la navicella Orion, arrivato il 25 febbraio 2026 all’interno del Vehicle Assembly Building del Kennedy Space Center della Nasa, in Florida, per risolvere i problemi relativi al flusso di elio verso lo stadio superiore del razzo. Una volta completato, il razzo Sls tornerà al Launch Complex 39B per prepararsi al lancio di quattro astronauti intorno alla Luna secondo gli obiettivi di Artemis II. Crediti: Nasa/Cory Huston
Pretendere di tornare sulla Luna con successo, lanciando tre missioni a distanza di tre anni l’una dall’altra, non è la strada giusta. Molto più sensato, invece, sarebbe imitare la pianificazione della Nasa degli anni Sessanta, che, con le missioni Apollo, portò l’America a muovere i primi passi sulla Luna. Questo è quanto afferma l’amministratore della Nasa Jared Isaacman nella conferenza stampa di questo pomeriggio, dopo aver confermato che la prima finestra di lancio per Artemis 2 sarà in aprile.
Prima lo stop sulla rampa di lancio con il primo fallimento del wet dress rehearsal, poi la battuta d’arresto segnata dall’interruzione del flusso di elio, il rientro al Vehicle Assembly Building e, infine, l’annuncio della totale metamorfosi del programma Artemis. Nella conferenza stampa di oggi pomeriggio, la Nasa ha annunciato che l’unica strada per garantire il successo del programma Artemis è ridisegnarne completamente la strategia.
«Lanciare con una cadenza inferiore a tre anni è imperativo per prevenire la perdita di memoria e intraprendere il giusto percorso verso il successo. Dobbiamo tornare all’Apollo 11», dice Isaacman mentre annuncia il nuovo disegno del programma. Non saranno dunque più tre missioni, ma quattro o cinque, lanciate a distanza di massimo un anno (o, meglio, dieci mesi) l’una dall’altra. E sarà necessario introdurre almeno un passaggio intermedio prima di tornare a posare i piedi sulla Luna. Il disegno della missione Artemis 2 rimane invariato, e prevederà un sorvolo del nostro satellite da parte di una navicella e quattro astronauti. A metà del 2027, Artemis 3 – che nei programmi iniziali avrebbe dovuto portare gli astronauti ad approdare sulla Luna – volerà in orbita bassa e testerà le manovre di rendez-vous con uno o entrambi i lander lunari, in modo da verificare l’interfaccia e le procedure di docking fra questi e la navicella Orion. Infine, entro il 2028, Artemis 4 (e forse Artemis 5) completeranno il programma eseguendo tutti i passaggi testati nelle precedenti e riportando gli astronauti americani con i piedi sul suolo lunare.
President Trump gave the world the Artemis Program, and NASA and our partners have the plan to deliver. We will standardize architecture where possible, add missions and accelerate flight rate, execute in an evolutionary way, and safely return American astronauts to the Moon,… pic.twitter.com/Qjm6BD5Ipi
— NASA Administrator Jared Isaacman (@NASAAdmin) February 27, 2026
Con questa nuova strategia, dice Jared Isaacman, il raggiungimento degli obiettivi del programma Artemis e, dunque, il suo successo, è praticamente assicurato. Per ora, rimaniamo in attesa di aggiornamenti sulle condizioni di Artemis 2: sono cominciati oggi i lavori dei tecnici per comprendere cosa abbia causato l’interruzione del flusso di elio allo stadio superiore del razzo. L’elio serve a mantenere il motore in condizioni ottimali e a pressurizzare i serbatoi contenenti idrogeno e ossigeno liquidi. Gli ingegneri hanno ristretto il campo a due possibilità: il problema potrebbe riguardare una guarnizione situata in un punto di raccordo del tubo che trasporta l’elio, oppure una valvola all’altra estremità dello stesso tubo.
Per poter lavorare all’interno del razzo Sls sono state installate delle piattaforme che consentono l’accesso e i tecnici approfitteranno dell’occasione anche per installare nuove batterie negli stadi centrale e superiore del Sls e nei motori a propellente solido, oltre a testare nuovamente diversi sistemi di controllo. La finestra di lancio rimane, per ora, fissata ad aprile.
Guarda la conferenza stampa integrale del 27 febbraio sul canale Youtube della Nasa:






