Se non ci fosse stato un gruppetto di ammassi globulari a ronzarle attorno, senza dubbio non ce l’avrebbe fatta la flebile galassia Cdg-2 – così l’han chiamata – a farsi notare dagli astronomi. Solo un manipolo di stelle rifulge infatti in galassie come questa, dalla parvenza diffusa, dominate per lo più dall’invisibile materia oscura: galassie di bassa brillanza superficiale si chiamano queste fioche compagini di stelle. È stato un quartetto di ammassi globulari – formazioni di astri impacchettati fittamente in strutture sferiche che orbitano nelle periferie delle galassie – a segnalarne la presenza. Fatto che rende la scoperta di Cdg-2 un caso unico nella sua specie. La scoperta è stata pubblicata su The Astrophysical Journal Letters la scorsa settimana.

Esempio di ammasso globulare nella nostra galassia. Oggetti come questi hanno consentito agli astronomi di stanare la debole galassia Cdg-2. Crediti: Nasa, Esa, F. Ferraro
«Questa è la prima galassia rilevata esclusivamente attraverso la sua popolazione di ammassi globulari», commenta David Li, dell’Università di Toronto, primo firmatario dello studio che annuncia la scoperta. «Secondo ipotesi conservative, i quattro ammassi rappresentano l’intera popolazione di ammassi globulari di Cdg-2».
Ma non è solo la modalità di individuazione di Cdg-2 che merita attenzione. Cdg-2 è infatti un oggetto traboccante di materia oscura – elusiva componente dell’universo che non produce, riflette o assorbe luce, risultando dunque imperscrutabile anche per i telescopi più sofisticati -, tra le galassie più ricche di questa sostanza mai scoperte. L’ammontare di materia oscura potrebbe costituire oltre il 99 percento della massa totale della galassia.
Una triade di strumenti è stata adoperata per studiare la tenue sorgente stanata dagli astronomi. Per primo ci ha pensato dallo spazio il telescopio Hubble, con la sua eccelsa capacità di distinguere i dettagli, a scovare l’ensemble di ammassi globulari, molto ravvicinati tra di loro, a trecento milioni di anni luce dalla Terra. Osservazioni successive sempre di Hubble, del telescopio spaziale Euclid e del telescopio Subaru – quest’ultimo situato alle Hawaii – hanno mostrato come questi pacchetti sferici di stelle non se ne stessero soli soletti ma fossero avviluppati da un fioco bagliore diffuso. Quello prodotto dagli astri di Cdg-2 – acronimo che sta per Candidate Dark Galaxy 2. Ce n’è infatti anche un altro, di oggetto adocchiato dagli astronomi, che potrebbe avere caratteristiche simili, che si configura dunque come una galassia, ignota fino alle preziose osservazioni.

La regione di cielo in cui si trova la galassia Cdg-2, immortalata da Hubble. Il riquadro sulla destra mostra un ingrandimento della zona in cui risiede la galassia, dominata dalla materia oscura. I quattro ammassi globulari che hanno consentito la scoperta sono cerchiati in azzurro. Nel cerchio tratteggiato i ricercatori hanno individuato della flebile luce diffusa, generata dagli astri della galassia. Gli altri, più evidenti, bagliori che si scorgono nella zona sono galassie lontane, che non hanno nulla a che vedere con Cdg-2. Crediti: Nasa, Esa, D. Li; elaborazione dell’immagine: J. DePasquale
L’indirizzo di Cdg-2 è l’ammasso di galassie di Perseo, una tra le più massicce famiglie di galassie conosciute, dov’è domiciliata pure l’oscura galassia suddetta. Il contenuto di astri è stato stimato pari a quello di sei milioni di stelle come il Sole – che è un numero piccino per una galassia – e gli ammassi globulari contribuirebbero a circa il 16 percento della luce totale prodotta dal fioco sistema stellare.
«I dati di Euclid confermano chiaramente la presenza della luce estremamente debole e diffusa di Cdg-2, rivelando per la prima volta la galassia dietro gli ammassi globulari», afferma Francine Marleau, coautrice della scoperta. «Le immagini di Euclid dell’ammasso di Perseo dimostrano la capacità unica della missione di rilevare nuove galassie a bassa brillanza superficiale, comprese quelle estremamente deboli, rivelandone anche gli ammassi globulari, gli ammassi stellari nucleari, le strutture interne e l’ambiente circostante».

L’ammasso di Perseo visto da Euclid. Cdg-2 è un membro estremamente poco luminoso di quest’ammasso di galassie. Crediti: Esa, Euclid, Euclid Consortium, Nasa. Elaborazione dell’immagine: J.-C. Cuillandre, G. Anselmi
Sembrerebbe infine che Cdg-2 sia stata vittima di un furto. Le interazioni gravitazionali con le sue “vicine di casa” – le altre galassie che fluttuano nell’ammasso di Perseo – le avrebbero letteralmente scippato il materiale (principalmente idrogeno) per produrre nuove stelle. A questo spudorato ratto cosmico sarebbero sfuggiti i compatti ammassi globulari, fittamente legati gravitazionalmente, caratteristica questa che li ha preservati dalle letali forze di marea. E che ha portato sotto le luci della ribalta la buia Cdg-2, sottraendola alle vertiginose oscurità del cosmo. E della nostra ignoranza.
Per saperne di più:
- Leggi su The Astrophysical Journal Letters l’articolo “Candidate Dark Galaxy-2: Validation and Analysis of an Almost Dark Galaxy in the Perseus Cluster” di Dayi (David) Li (李大一), Qing Liu (刘青), Gwendolyn M. Eadie, Roberto G. Abraham, Francine R. Marleau, William E. Harris, Pieter van Dokkum, Aaron J. Romanowsky, Shany Danieli, Patrick E. Brown e Alex Stringer
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