Quante macchie solari riuscite a vedere, in questa che è stata selezionata come immagine del giorno dal sito Apod (astronomy picture of the day) della Nasa?

Un anno di macchie solari. Crediti immagine: Nasa/Sdo. Elaborazione e copyright: Şenol Şanli & Uğur İkizler
Realizzata dagli astrofili turchi Şenol Şanli e Uğur İkizler partendo da immagini acquisite dal Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa, la composizione mostra al centro, sovrapposte al disco della nostra stella, tutte le macchie solari che sono apparse nel 2025, mentre nei circoletti tutt’attorno sono divise mese per mese.
Le macchie solari sono gigantesche strutture magnetiche che appaiono sul disco del Sole come regioni scure e che possono durare da giorni a mesi. Appaiono più scure delle zone circostanti perché l’intenso campo magnetico che le costituisce inibisce il trasporto di energia dagli strati più profondi della stella, con un conseguente raffreddamento della struttura (circa 4000 kelvin, rispetto ai 5700 kelvin della superficie del Sole) e una diminuzione della loro emissività luminosa.

La regione attiva Ar 4366 attraversa il Sole (Apod dell’8 febbraio 2026). Crediti immagine e copyright: Daniel Korona
Quelle mostrate nella composizione di Şanli e İkizle, dicevamo, sono state fotografate dal telescopio spaziale Sdo della Nasa, ma per vedere le macchie solari è sufficiente un piccolo telescopio amatoriale, o un binocolo dotato di filtro solare. Gruppi di macchie solari molto grandi – come quella della regione attiva Ar 4366, avvistata sul Sole la settimana scorsa – possono essere visti anche con occhiali per eclissi. Le macchie solari vengono ancora contate a occhio, ma il loro numero totale non può essere preciso, perché cambiano e si frammentano frequentemente.
«Il 2025 è stato un’annata particolarmente generosa per le macchie solari», ricorda a Media Inaf Paolo Romano, fisico solare all’Inaf di Catania, «nel pieno del massimo del ciclo 25, con un’attività che ha superato le previsioni iniziali per numero e complessità delle regioni attive. Un Sole così dinamico non è solo spettacolare: studiarlo ci permette di affinare i modelli del ciclo solare e di migliorare le previsioni degli eventi di space weather, riducendo i rischi per satelliti, reti elettriche e sistemi di navigazione e comunicazione».






