Ha più o meno la massa di Saturno ma, a differenza di quest’ultimo, non gravita attorno ad alcuna stella. Solingo infatti vaga per le vastità della Via Lattea, a tremila parsec (circa diecimila anni luce) dal centro galattico, orfano di un sole attorno al quale volteggiare. È il pianeta errante scoperto da un gruppo di ricercatori guidati da Subo Dong, della Peching University di Pechino. La notizia ce l’ha data ieri la rivista Science, che ci racconta come questo flebile oggetto sia stato avvistato.
I pianeti erranti sono infatti ossi duri da stanare. Non orbitando attorno a un astro, alcune delle tecniche comunemente impiegate per la ricerca degli esopianeti – quali, per esempio, il metodo del transito – non sono applicabili a questi oggetti, in quanto non eclissano alcunché. L’unico modo che abbiamo per individuarli consiste in un effetto gravitazionale denominato microlensing. Quando un pianeta errante passa davanti a una stella lontana, che nulla ha a che vedere con esso ma che semplicemente gli sta “dietro” dal nostro punto di vista, può amplificarne la luce per un breve periodo.

Osservatori da terra e dallo spazio hanno catturato un evento di microlensing prodotto dal passaggio di un corpo davanti a una stella. Attraverso queste osservazioni, i ricercatori hanno potuto avvalersi del metodo della parallasse per calcolare la massa e la distanza del corpo cosmico. Il metodo ha rivelato che il corpo è un pianeta di classe Saturno a circa diecimila anni luce dalla Terra, il primo pianeta errante del quale sia stato possibile misurare la massa. Credit: Yu Jingchuan
Queste variazioni non sono sfuggite agli occhi dei nostri osservatori. In maniera del tutto indipendente, il Korea Microlensing Telescope Network e l’Optical Gravitational Lensing Experiment hanno infatti identificato un evento di microlensing il 3 maggio del 2024. Per circostanze del tutto fortuite, lo stesso evento è stato visto per ben sei volte di fila nell’arco di sedici ore dal satellite Gaia (adesso andato in pensione), a un milione e mezzo di chilometri dal nostro pianeta.
La rivelazione dell’evento di microlensing sia da terra che dallo spazio ha avuto un ruolo cruciale nella scoperta. Uno dei limiti associati al microlensing nella scoperta dei pianeti erranti è che non si riesce a determinare la distanza della lente (il pianeta, in questo caso), rendendo ardua una misura della massa. Nel caso del pianeta vagabondo scoperto da Dong e collaboratori le cose sono andate in modo diverso. Le osservazioni da terra e dallo spazio hanno infatti consentito di stimare la parallasse, ovvero l’angolo fra le linee di vista di Gaia e degli osservatori da terra, che, unita al modello di lente elaborato dagli scienziati, ha consentito di stimare la massa e la posizione del pianeta. Massa che ammonta al 22 per cento di quella di Giove, poco più bassa di quella di Saturno.
Ma da dove viene quest’oggetto? Secondo gli scienziati, l’apolide pianeta appena scoperto potrebbe essersi formato all’interno di un sistema planetario – in maniera analoga dunque ai pianeti del Sistema solare – e dunque non in solitudine come le più massicce nane brune. A un certo punto qualcosa però dev’essere successo, affinché il suo destino si dipartisse dal luogo di origine. Come scrive Gavin Coleman in un commento su Science, l’interazione gravitazionale con i pianeti vicini o le instabilità prodotte da un sistema binario di stelle potrebbero averlo scagliato lontano. I pianeti che orbitano attorno a due stelle sono infatti maggiormente soggetti a queste drammatiche espulsioni. L’alta velocità del nuovo pianeta vagante rispetto alle stelle che si trovano a distanza simile dal centro galattico favorirebbe quest’ultimo scenario.
Attualmente conosciamo solo una manciata di pianeti vagabondi, scoperti tramite il microlensing. Grazie al Nancy Roman Space Telescope, il cui lancio è previsto il prossimo anno, ci aspettiamo che migliaia di nuovi pianeti siano rivelati grazie a questa tecnica. «Le osservazioni simultanee di eventi di microlensing, effettuate sia da terra che dallo spazio, potrebbero essere applicate nella pianificazione delle future missioni esplorative e potrebbero portare a una migliore comprensione di come si formano i pianeti nella nostra galassia», commenta Coleman.
Per saperne di più:
- Leggi su Science l’articolo “A free-floating planet microlensing event caused by a Saturn-mass object” di S. Dong, Z. Wu, Y.-H. Ryu, A. Udalski, P. Mróz, K. A. Rybicki, S. T. Hodgkin, Ł. Wyrzykowski, L. Eyer, T. Bensby, P. Chen, S. X. Wang, A. Gould, Hongjing Yang, M. D. Albrow, S.-J. Chung et al.







