Una scoperta che sembra uscita da un film di fantascienza. Osservare un pianeta fuori dal nostro sistema solare è già un’impresa notevole. Catturarne uno che orbita attorno a due stelle, è qualcosa di assai raro. Riuscire a “fotografarlo” è un fatto assolutamente straordinario. È l’impresa messa a segno da due gruppi di ricerca della Northwestern University (Stati Uniti) e della University of Exeter (Regno Unito): ottenere l’immagine diretta di un pianeta con due soli, un mondo reale che ricorda il Tatooine reso famoso da Star Wars. Hd 143811 AB b, questo il suo nome, si distingue inoltre per seguire un’orbita sorprendentemente vicina – in termini relativi – alla sua coppia di stelle: molto più di qualunque altro pianeta circumbinario di cui si abbia un’immagine diretta.

Immagine diretta dell’esopianeta in orbita attorno a due stelle. Per ottenere l’immagine del pianeta, gli astronomi hanno dovuto eliminare il bagliore delle stelle. Le due iconcine a forma di stella al centro dell’immagine indicano la posizione delle stelle. Crediti: Jason Wang/Northwestern University
La scoperta arriva da due studi indipendenti, uno pubblicato ieri The Astrophysical Journal Letters e l’altro lo scorso ottobre su Astronomy & Astrophysics. Entrambi gli articoli – rispettivamente della Northwestern University e della University of Exeter – sono giunti allo stesso risultato. Una coincidenza rara nella ricerca astronomica, che rafforza l’affidabilità della scoperta e offre un’occasione unica per osservare da vicino come si formano e si muovono i pianeti all’interno di sistemi con più stelle.
«Su oltre seimila esopianeti oggi conosciuti, solo una piccolissima parte orbita attorno a stelle binarie, e tra questi sistemi doppi quelli osservati direttamente – in cui si riesca a distinguere sia il pianeta sia la coppia stellare – sono rarissimi», ricorda Jason Wang della Northwestern University, coautore dello studio pubblicato su ApJL. «Ottenere immagini sia del pianeta che della stella binaria è interessante perché è l’unico tipo di sistema planetario in cui possiamo tracciare contemporaneamente sia l’orbita della stella binaria che quella del pianeta. È entusiasmante poter continuare a osservarli in futuro mentre si muovono, riuscendo così a tracciare il comportamento in cielo dei tre corpi».
Il pianeta è stato identificato grazie a un attento riesame dei dati raccolti tra il 2016 e il 2019 con il Gemini Planet Imager (Gpi), uno strumento progettato per oscurare il bagliore delle stelle e rivelare oggetti molto deboli. Se cogliere la luce riflessa di un esopianeta è difficilissimo, illustrare a strategia alla base del metodo usato per classificarlo come tale è invece abbastanza semplice: si basa sul fatto che le stelle non stanno ferme, si muovono all’interno della galassia. I ricercatori osservano dunque più volte lo stesso oggetto celeste, per verificare se ha cambiato posizione. E se attorno a una stella orbita un pianeta, questo si muoverà insieme a lei. Ciò consente di distinguere tra un’eventuale altra stella “di passaggio” – un astro che si trovi momentaneamente sulla stessa linea di vista, una “comparsa cosmica” – e un pianeta: quando sia stella e “oggetto sospetto” si muovono insieme nel cielo, abbiamo la prova che si tratta davvero di un pianeta.

Impressione artistica di un doppio tramonto su un esopianeta tipo Tatooine. che si forma in un disco circumbinario disallineato con le orbite delle sue stelle. Crediti: NRAO / AUI / NSF, S. Dagnello
«Già nel novembre 2024 io e il mio team dell’epoca (lavoravo all’Observatoire de Paris) pubblicammo su A&A un articolo contenente i risultati della rianalisi di 400 stelle osservate dal Gpi nel quale indicavamo esplicitamente a tutta la comunità Hd 143811 AB b come il miglior candidato pianeta da riosservare in futuro», ricorda a Media Inaf Vito Squicciarini della University of Exeter, primo autore dello studio pubblicato lo scorso ottobre su Astronomy & Astrophysics. «Noi stessi chiedemmo una seconda osservazione all’Eso tramite Sphere, effettuata poi a luglio 2025». Osservazione con la quale Squicciarini e colleghi sono effettivamente riusciti a individuare il pianeta. Analizzando la luce emessa dall’oggetto e confrontandola con la firma tipica di stelle e pianeti, il team della Northwestern University ha successivamente confermato che si trattava di un vero pianeta – quello già catturato dal Gpi nel 2016 ma passato inosservato nelle analisi precedenti.
È un pianeta enorme, con una massa pari a sei volte quella di Giove. Pur essendo più caldo dei pianeti del Sistema solare, è relativamente freddo rispetto ad altri esopianeti osservati direttamente. Dista circa 446 anni luce dalla Terra ed è molto giovane in termini astronomici: si è formato circa 13 milioni di anni fa, appena 50 milioni di anni dopo l’estinzione dei dinosauri.
Anche la struttura del sistema è sorprendente. Le due stelle gemelle orbitano l’una attorno all’altra in soli 18 giorni terrestri, mentre il pianeta compie un giro completo intorno a entrambe in circa 300 anni – più di quanto impieghi Plutone a orbitare intorno al Sole. Quanto alla sua storia, sebbene i due team di ricerca non conoscano ancora il meccanismo preciso di formazione del sistema, si ipotizza che prima si siano formate le stelle binarie e, successivamente, il pianeta si sia sviluppato intorno a esse.
La scoperta non è solo spettacolare: avere un pianeta così vicino a una coppia di stelle permette agli astronomi di mettere alla prova i modelli sulla formazione dei pianeti in sistemi complessi e di comprendere meglio le interazioni tra stelle e pianeti. I due team continueranno a monitorare questo mondo, richiedendo nuove osservazioni per seguire nel tempo la sua orbita e quella delle sue stelle. Senza dimenticare quanto preziosi possano rivelarsi i dati già raccolti, come testimonia questo risultato: con un nuovo sguardo, anche informazioni acquisite anni addietro possono nascondere pianeti e oggetti sorprendenti, pronti a trasformare la nostra conoscenza dell’universo.
Integrazione del 15/12/2025: aggiunto un virgolettato del primo autore del paper pubblicato su A&A, Vito Squicciarini della University of Exeter.
Per saperne di più:
- Leggi su The Astrophysical Journal Letters l’articolo “HD 143811 AB b: A directly imaged planet orbiting a spectroscopic binary in Sco-Cen”, di Nathalie K. Jones, Jason J. Wang, et al.
- Leggi su Astronomy & Astrophysics l’articolo “GPI+SPHERE detection of a 6.1 MJup circumbinary planet around HD 143811”, di Vito Squicciarini, Johan Mazoyer, Christian Wilkinson, Anne-Marie Lagrange, Philippe Delorme, Alice Radcliffe, Olivier Flasseur, Flavien Kiefer ed Evelyne Alecian
Guarda il timelapse sul canale YouTube della Northwestern University:






