UNO SPASMO OGNI OTTO GIORNI E MEZZO

Due buchi neri con il singhiozzo

Un team di astronomi guidato da Dheeraj Pasham del Mit, e del quale fa parte anche Francesco Tombesi dell’Università di Roma Tor Vergata, ha scoperto un piccolo buco nero che, intersecando periodicamente il disco d'accrescimento d'un buco nero supermassiccio, provoca a ogni attraversamento l’emissione di potenti fiotti di materia. I risultati sono stati pubblicati su Science Advances

     28/03/2024

Simulazione al computer di un buco nero di massa intermedia che, orbitando attorno a un buco nero supermassiccio, provoca l’emissione periodica di flussi di gas. Crediti: Petra Sukova, Astronomical Institute of the Cas

Non s’era mai visto prima, un fenomeno simile. Un buco nero con il “singhiozzo”, lo hanno definito gli astrofisici. Uno spasmo alla settimana o poco più. Situata al centro di una galassia a circa 800 milioni di anni luce da noi, la sorgente identificata come Asassn-20qc, fino a qualche tempo fa anonima e tranquilla, s’è messa all’improvviso a eruttare in modo quasi periodico, emettendo un pennacchio di gas ogni otto giorni e mezzo, per poi tornare a placarsi.

Ad accorgersene è stato un team di astronomi guidato da Dheeraj Pasham del Mit, il Massachusetts Institute of Technology. Come spiegare un simile comportamento? Nello studio pubblicato ieri su Science Advances, l‘ipotesi ritenuta più probabile è che il responsabile dei singhiozzi sia un secondo buco nero. Un cosiddetto buco nero di massa intermedia, tra cento e diecimila volte quella del Sole, dunque più piccolo di quello supermassiccio al centro della galassia, orbiterebbe infatti attorno a quest’ultimo. Innescando l’emissione di potenti fiotti di materia – gli spasmi osservati ogni otto giorni e mezzo dagli astronomi – ogni volta che la sua traiettoria interseca il disco d’accrescimento del buco nero centrale, come illustrato nell’animazione.

«Questo lavoro», dice il secondo autore dello studio, l’astrofisico Francesco Tombesi dell’Università di Roma Tor Vergata, «dimostra un nuovo metodo per scovare sistemi di buchi neri binari. In particolare i buchi neri immersi nel disco di accrescimento di un buco nero supermassiccio, che altrimenti potrebbe apparire come un semplice nucleo galattico attivo».

«Un risultato», continua Tombesi, «che mette in discussione la nostra immagine tradizionale del disco di accrescimento di un buco nero supermassiccio. Uno scenario con un disco e possibilmente molti oggetti di massa stellare (buchi neri e stelle) che lo attraversano potrebbe essere più realistico della semplice immagine di un disco gassoso».

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