ANDRÀ A INTEGRARE LA COLLEZIONE DI OROLOGI DELL’OSSERVATORIO FIORENTINO

Dono di un pendolo “Galileo” all’Inaf di Arcetri

Mercoledì 6 dicembre viene presentato ad Arcetri un pendolo astronomico prodotto nel 1896 dall'Officina Galileo di Firenze. Lo ha donato l'ingegner Giacomo Franceschini, discendente di uno dei primi proprietari dell'azienda fiorentina. L'orologio, collocato nella cupola del telescopio Amici, ricorderà ai visitatori dell’Osservatorio l'importanza che un’accurata determinazione del tempo riveste per le osservazioni astronomiche e per tutti gli usi civili

Il pendolo Galileo donato dall’ingegner Giacomo Franceschini, collocato nella cupola Amici dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri. Si noti il metodo di compensazione della deformazione dell’asta, costituito da sei ampolle piene di mercurio: quando l’asta si allunga per il calore, il mercurio si dilata in senso opposto, mantenendo costante l’altezza del centro di massa del sistema. Crediti: S. Bianchi/Inaf Arcetri

La vita dell’ingegner Giacomo Franceschini è da sempre indissolubilmente intrecciata con quella delle Officine Galileo (oggi parte di Leonardo Spa). Nella storica azienda fiorentina Franceschini ha lavorato, così come suo padre e suo nonno materno, Giulio Martinez, che ne fu anche proprietario dal 1895 al 1907 (quando ancora si chiamava “Officina”, al singolare). Franceschini, fino a qualche giorno fa, abitava nella stessa palazzina dove viveva il nonno, adiacente ad una vecchia sede dell’Officina, in un appartamento colmo di cimeli della Galileo. Fra questi, spiccava un orologio a pendolo prodotto nel 1896: uno dei pochi esemplari di orologi di precisione, con scappamento Denison e compensazione a mercurio, prodotti dalla Galileo, dono di Giulio Martinez ai genitori dell’ingegnere in occasione del loro fidanzamento.

Spiccava, appunto, perché Franceschini ha voluto farne dono all’Osservatorio astrofisico di Arcetri. L’orologio è stato collocato nella cupola Amici, a fianco dello storico telescopio, dove i visitatori potranno apprezzare la finezza e la precisione di questo pregevole saggio dell’arte meccanica fiorentina. Ma non è stata solo la possibilità di mostrarlo a un pubblico più vasto a motivare la scelta di Franceschini. Infatti, l’Osservatorio è intimamente connesso agli esordi della Galileo. Fu l’astronomo Giovanni Battista Donati, fondatore dell’Osservatorio di Arcetri, a ideare il primo nucleo dell’Officina, e la prima commessa fu proprio la montatura equatoriale originale del telescopio Amici, installato ad Arcetri già nel 1869.

Il pendolo Galileo va ora a integrare la piccola collezione di orologi dell’Osservatorio. Insieme a lui nella cupola Amici si trova un altro pendolo, costruito nella prima metà dell’Ottocento dall’orologiaio fiorentino Filippo Manetti. Proveniente dalla vecchia Specola di via Romana, ad Arcetri il pendolo Manetti ha quasi sempre affiancato il telescopio Amici, fornendo il riferimento di tempo siderale per calcolare una delle coordinate celesti degli astri, l’angolo orario. Il pendolo Manetti a sua volta è copia di un pendolo inglese di fine Settecento realizzato dall’illustre orologiaio londinese Larcum Kendall. Il pendolo Kendall, nella Specola e ad Arcetri, è stato principalmente utilizzato nella sala meridiana – dove veniva controllato grazie all’osservazione del passaggio delle stelle a sud. Ora invece fa mostra di sé nella Biblioteca dell’Osservatorio, ancora in perfetta efficienza a più di 230 anni dal suo acquisto: segna infatti il tempo con uno scarto di solo una frazione di secondo al giorno.

Dettaglio del quadrante del pendolo Galileo.Crediti: S. Bianchi/Inaf Arcetri

Dal 1894 la conservazione del tempo ad Arcetri venne affidata a un pendolo più moderno, costruito da Sante Mioni, meccanico dell’Officina dell’Osservatorio di Padova, diretta da Giuseppe Cavignato. Copia di un pendolo dell’Osservatorio di Padova, anche il pendolo Mioni, così come il pendolo Galileo da poco arrivato ad Arcetri, utilizzava il metodo della compensazione a mercurio. Il pendolo Mioni era il pendolo di riferimento di Arcetri, il cosiddetto pendolo normale o regolatore, ed era installato in uno stanzino isolato dagli altri ambienti dell’Osservatorio. L’ora conservata dal Mioni era anche il riferimento per il tempo della città di Firenze: su questo era infatti regolato anche l’orologio della Specola di via Romana (ridotta a osservatorio meteorologico e geofisico dopo la fondazione di Arcetri), da cui, dal 1899, partiva un segnale telefonico per impartire l’ordine di sparare un colpo di cannone a mezzogiorno dal vicino Forte Belvedere. Era il cosiddetto cannone votapentole, che segnalava ogni giorno, fino al 1953 circa, l’ora esatta all’orologio della Torre di Palazzo Vecchio e alla città, e più prosaicamente l’ora di servire il pranzo. Prima ancora, a partire dall’adozione del tempo medio a Firenze il 24 dicembre 1860, il mezzogiorno era segnalato dall’abbassamento di una bandiera sul Torrino della Specola: a quei tempi era il Kendall a fungere da pendolo normale.

Purtroppo il pendolo Mioni non esiste più, e ora il pendolo Galileo va a integrarne la mancanza. Anche il nuovo orologio di Arcetri è collegato, se pur indirettamente, alla segnalazione del tempo in città. Un altro pendolo costruito dall’Officina Galileo, analogo al nostro, era infatti utilizzato come pendolo normale all’Osservatorio Ximeniano di Firenze, situato nel centro cittadino e retto dai padri Scolopi. Il direttore Padre Guido Alfani fu fra i primi, già nel 1912, a utilizzare la radio per ricevere il segnale orario trasmesso dalla Torre Eiffel: regolato su questo, il pendolo normale dello Ximeniano (oggi conservato nel museo delle Officine Galileo) trasmetteva elettricamente l’ora ad altri pendoli, fra cui uno nella portineria dell’Osservatorio a pianterreno, accessibile ai cittadini che volessero regolare i propri orologi.

Oggi non abbiamo più bisogno di un segnale orario, visto che i nostri smartphone sono costantemente regolati su vari timeserver in rete. Con uno di questi abbiamo da poco iniziato a controllare l’andamento del Pendolo Galileo, che già mostra prestazioni eccellenti. Ci rammarichiamo soltanto che Giacomo Franceschini non possa più vigilare sull’esattezza del “suo” orologio: l’ingegnere è infatti scomparso improvvisamente pochi giorni fa. Almeno ha fatto in tempo a vedere il pendolo installato nella cupola Amici, come ha tanto desiderato.