CARAVEO (INAF): “LA POLITICA SPAZIALE EUROPEA HA BISOGNO DI UNA RIVOLUZIONE”

Spazio e sostenibilità al vertice di mid-term dell’Esa

La lista dei buoni propositi per l’anno nuovo arriva a inizio novembre, all’Esa. Durante il vertice ministeriale di mid-term, che si è tenuto lunedì scorso a Siviglia, si è parlato di politiche green per lo spazio, detriti spaziali, affidamento dei lanci ai privati e si è firmato lo sblocco dei lanciatori europei Ariane 6 e Vega-C. Con un commento di Patrizia Caraveo, autrice insieme a Clelia Iacomino di “Europe in the global Space Economy”

     09/11/2023

Il razzo Ariane 6 nella base di lancio dello spazioporto europeo in Guyana francese, durante l’esercitazione di una sequenza di lancio completa il 5 settembre 2023. Crediti: Esa/ArianeGroup/Cnes

«Lo spazio oggi è molto più che mera scienza spaziale, esplorazione robotica e umana. Lo spazio è diventato strategico per la prosperità di qualsiasi nazione. La politica spaziale è politica climatica, politica industriale e politica di sicurezza. È uno strumento cruciale per affrontare sfide globali. Lo spazio è diventato un argomento al tavolo dei negoziati globali. L’Europa deve partecipare attivamente a questa conversazione». Quelle che avete appena letto sono le parole del direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Joseph Aschbacher, pronunciate durante il vertice ministeriale di mid-term dell’Esa che si è tenuto nei giorni scorsi a Siviglia. Fra i temi affrontati, le azioni di impegno concrete dell’Esa nella lotta al cambiamento climatico, il monitoraggio e la gestione dei detriti spaziali, e l’autonomia dell’Europa nei lanci spaziali e la commerciale dei voli da parte di privati. Riguardo quest’ultimo punto, durante il summit è stata firmata un’intesa trilaterale fra il ministro delle Imprese e del made in Italy con delega alle politiche spaziali e aerospaziali Adolfo Urso, il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire e il vicecancelliere tedesco Robert Habeck per lo sblocco immediato dei razzi Ariane 6 e Vega-C.  Sono state inoltre ampliate le disponibilità per il lancio dei vettori Vega dal sito francese della Guyana, ed è stata definita una programmazione dei lanci fino al 2030, anno in cui l’Europa ambisce a raggiungere il primo sbarco di un astronauta europeo sulla Luna.

Da diversi anni l’Esa possiede una divisione dedicata al monitoraggio del nostro pianeta. I dati raccolti dai satelliti sono fondamentali per identificare i segni del cambiamento climatico sul lungo periodo, per studiare l’andamento e le conseguenze gli eventi meteorologici estremi come alluvioni, uragani, eruzioni, e per monitorare l’impatto delle attività umane (come l’agricoltura, l’industria e i lanci spaziali stessi sul clima). L’impegno – preso durante il summit – è quello di potenziare progetti come il Green Transition Information factory, che usa questi dati di osservazione della Terra, il cloud computing e analisi all’avanguardia per sostenere i responsabili delle politiche industriali e le industrie ad accelerare la transizione verso la neutralità del carbonio; o, ad esempio, il sistema Iris a sostegno di una transizione sostenibile del volo e dei satelliti. Allo stesso tempo, l’Esa promette di impegnarsi attivamente per ridurre l’impronta ambientale di tutti i progetti spaziali lungo l’intero ciclo di vita e per promuovere un’industria spaziale pulita e sostenibile.

Parlare di sostenibilità e futuro dello spazio, poi, non può prescindere dal tema dei detriti spaziali. La vita dell’essere umano sulla terra si basa quotidianamente sui servizi offerti da migliaia di satelliti in orbita bassa che causano e risentono del problema dei detriti spaziali. Per questo, durante il summit spaziale a Siviglia, i ministri hanno invitato organizzazioni pubbliche e aziende spaziali commerciali ad asserire la loro intenzione di firmare, nei prossimi mesi, una Carta Zero Debris.

Patrizia Caraveo è autrice, insieme a Clelia Iacomino, di “Europe in the Global Space Economy” (Springer, 2023)

Ne esce, dunque, un’Europa spaziale con molti buoni propositi e buone intenzioni. Serviranno per elaborare una strategia “Esa 2040” da preparare insieme agli Stati membri dell’Esa, che sarà pronta all’inizio del 2024 e sarà la base della riunione ministeriale vera e propria del 2025.

«La press release dell’Esa è piena di buone intenzioni», commenta a Media Inaf  Patrizia Caraveo, astrofisica Inaf e autrice, assieme a Clelia Iacomino, del libro Europe in the global Space Economy (Springer, 2023). «Si parla di partnership con investitori privati, di lanciatori finalmente operativi per fornire servizi di lancio per le missioni scientifiche e commerciali europee e di una forte connessione con la commissione europea. Cosa si potrebbe volere di più? Purtroppo, le buone intenzioni non bastano per rendere competitiva l’industria spaziale europea. Non abbiamo un lanciatore riutilizzabile e non sembriamo preoccupati del divario tecnologico ed economico tra i lanciatori europei e quelli americani, dove campeggia un imprendibile SpaceX che quest’anno vuole polverizzare il suo record di lanci ed arrivare a quota 100. Come Clelia Iacomino ed io abbiamo avuto occasione di scrivere nel nostro libro, la politica spaziale europea ha bisogno di una rivoluzione che deve partire dalle istituzioni che la governano che sono troppe e non agiscono di concerto».

«L’Esa, la commissione e l’Euspa applicano regole diverse per la gestione dei contratti», continua Caraveo. «I lanciatori sono saldamente in mano a un monopolio che viene finanziato dal denaro pubblico e tende a stare nella sua comfort-zone senza avventurarsi in tecnologie nuove come il riutilizzo che, guarda caso, è la direzione nella quale stanno andando tutti gli altri players del settore. Le grandi industrie europee sono abituate a lavorare con contratti pubblici per i quali tendono a collaborare più che a competere e sono decisamente risk-averse. Come facciamo notare nel libro, i miliardari europei, che sono in numero minore di quelli americani, ma esistono, agiscono nel mondo del lusso piuttosto che nella tecnologia. Come abbiamo detto scherzosamente nell’ultimo capitolo del nostro libro, Bernard Arnaud (che è il secondo uomo più ricco del mondo) potrebbe fornire cosmetici agli astronauti ma certo non si sogna lontanamente di investire nel settore aerospaziale. Come risultato, Esa (e la Commissione) è costretta a lanciare i suoi satelliti con SpaceX, e forse non è una cosa negativa, visto che per lanciare (in modo perfetto) Euclid, SpaceX è costato meno del Soyuz gestito da Arianespace  (parliamo di meno di 70 milioni contro 80). Ma SpaceX è cresciuto grazie ai finanziamenti della Nasa, che ha deciso di credere nelle potenzialità dei privati. Lo farà anche l’Esa? In ogni caso c’è un divario di almeno una decade che pesa come un macigno».