LA DISTRIBUZIONE È TRIMODALE

Rocciosi, gassosi o liquidi: i mondi delle nane rosse

Dalla distribuzione per densità di 34 esopianeti di raggio inferiore a quattro volte quello della Terra osservati da Tess emergono tre gruppi ben distinti, associabili a mondi rocciosi, gassosi e – questa la novità – “liquidi”. È quanto riporta uno studio pubblicato oggi su Science da Rafael Luque dell’Instituto de Astrofísica de Andalucía ed Enric Pallé dell’Instituto de Astrofísica de Canarias

     08/09/2022
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Rappresentazione artistica di esopianeti in orbita attorno a una nana rossa (crediti: Nasa and Jpl/Caltech) e, in alto a destra, distribuzione in base alla densità del campione di 34 pianeti presi in esame da Luque e Pallé (crediti: Luque & Pallé, Science, 2022)

Solidi, liquidi e gassosi. Tutt’e tre potenzialmente in grado d’offrire, ove le caratteristiche lo consentano, condizioni compatibili con la presenza di forme di vita. Parliamo di piccoli mondi in orbita attorno a nane rosse. Esopianeti più piccoli di Nettuno. Sono fra i mondi più comuni attorno alle stelle più comuni della nostra galassia. Insomma, ce ne sono in quantità. Fino a oggi venivano suddivisi in due popolazioni distinte: quelli gassosi e quelli rocciosi. È quella che in statistica viene definita una distribuzione bimodale. Uno studio pubblicato oggi su Science, firmato da Rafael Luque dell’Instituto de Astrofísica de Andalucía ed Enric Pallé dell’Instituto de Astrofísica de Canarias, suggerisce invece che la distribuzione di questi piccoli esopianeti sia in realtà trimodale: oltre a rocciosi e gassosi viene individuato, appunto, anche il gruppo di quelli “liquidi” – vale a dire, formati almeno per metà da acqua o ghiaccio.

Luque e Pallé sono giunti a questa conclusione analizzando un campione di 34 esopianeti fra quelli osservati dal telescopio spaziale Tess della Nasa in orbita a nane rosse. In particolare, hanno selezionato pianeti con un raggio inferiore a quattro volte quello terrestre e dei quali si conosca la massa – perlopiù attraverso misure spettroscopiche ottenute da telescopi terrestri, come quelle compiute con lo strumento Harps al telescopio da 3.6 metri dell’Eso, in Cile – con una precisione migliore del 25 per cento. Quest’ultimo vincolo si è rivelato fondamentale, in quanto ha consentito ai due astronomi di stimare con buona approssimazione la densità dei 34 mondi. Ed è stata proprio l’adozione, come parametro, della densità – al posto del raggio – a far emergere una distribuzione trimodale (vedi riquadro in alto a destra nell’immagine di apertura).

I due astronomi avanzano poi un’ipotesi evolutiva per spiegare la composizione del nuovo gruppo di pianeti: a differenza di quelli rocciosi, che si formano all’interno del cosiddetto “limite della neve” (frost line), i mondi ricchi d’acqua avrebbero origine al di fuori della frost line, per poi migrare verso l’interno – dunque più vicini alla loro stella – solo in un secondo tempo.

Rocciosi, gassosi o liquidi che siano, in presenza di condizioni appropriate tutt’e tre i tipi di pianeti sarebbero comunque potenzialmente in grado di ospitare la vita, sottolineano Luque e Pallé nelle conclusioni del loro articolo, ricordando che si tratta di piccoli pianeti osservati da Tess con il metodo dei transiti. Pianeti, dunque, per i quali dovrebbe essere possibile caratterizzare l’atmosfera tramite osservazioni spettroscopiche, e con esse la ricerca di eventuali firme della presenza della vita.

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