ANALIZZATI 500 TERABYTE DI DATI DELLA MISSIONE K2 DELLA NASA

Scoperti 366 nuovi pianeti extrasolari

Un team internazionale di astronomi del progetto "Scaling K2" ha identificato 366 nuovi pianeti extrasolari, tra i quali un sistema planetario che comprende una stella e almeno due pianeti giganti gassosi, ciascuno grosso modo delle dimensioni di Saturno, situati insolitamente vicini l'uno all'altro. Tutti i dettagli su ApJ

     24/11/2021
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Rendering artistico del sistema planetario Kepler-444. I ricercatori dell’Ucla hanno identificato 366 nuovi esopianeti utilizzando i dati del telescopio spaziale Kepler, tra cui 18 sistemi planetari simili al sistema qui rappresentato. Crediti: Tiago Campante/Peter Devine, Nasa

Gli astronomi dell’Università della California a Los Angeles (Ucla) hanno identificato 366 nuovi pianeti extrasolari, tra i quali un sistema planetario che comprende una stella e almeno due pianeti giganti gassosi, ciascuno grosso modo delle dimensioni di Saturno, situati insolitamente vicini l’uno all’altro.

Il numero di pianeti extrasolari a oggi confermati è di poco inferiore a 5000, quindi averne trovati 366 non è cosa da poco. «Scoprire centinaia di nuovi esopianeti è di per sé un risultato significativo, ma ciò che distingue questo lavoro è il modo in cui getterà luce sulle caratteristiche della popolazione di esopianeti nel suo insieme», ha affermato Erik Petigura, professore di astronomia dell’Ucla e coautore della ricerca.

Il primo autore della pubblicazione è Jon Zink che, insieme a Petigura e a un team internazionale di astronomi del progetto Scaling K2, ha identificato gli esopianeti a partire dai dati della missione K2 del telescopio spaziale Kepler della Nasa, grazie a un nuovo algoritmo di rilevamento dei pianeti da lui stesso sviluppato.

Una delle principali sfide nell’identificare nuovi pianeti è legata al fatto che la riduzione della luminosità della stella quando il pianeta le transita davanti potrebbe essere dovuta a un errore sistematico di natura strumentale oppure da una sorgente astrofisica alternativa che imita una firma planetaria. Riuscire a escludere queste due alternative richiede ulteriori indagini, che tradizionalmente hanno sempre richiesto molto tempo. L’algoritmo di Zink è in grado di distinguere i segnali indotti dalla presenza di pianeti da quelli caratteristici del rumore. «Il catalogo e l’algoritmo di rilevamento dei pianeti ideato da Jon e dal team di Scaling K2 sono un importante passo avanti nella comprensione della popolazione dei pianeti», ha affermato Petigura. «Non ho dubbi che miglioreranno la nostra comprensione dei processi fisici con cui i pianeti si formano ed evolvono».

La missione Kepler è terminata inaspettatamente nel 2013, quando un guasto meccanico ha impedito alla sonda di puntare con precisione la porzione di cielo che stava osservando da anni. Ma gli astronomi hanno riproposto il telescopio per una nuova missione nota come K2, il cui obiettivo è identificare esopianeti vicino a stelle lontane. I dati di K2 stanno aiutando gli scienziati a capire come la posizione delle stelle nella galassia influenzi il tipo di pianeti che sono in grado di formarsi intorno a loro. Purtroppo, il software utilizzato dalla missione originale per identificare possibili pianeti non era in grado di gestire le complessità della missione K2, inclusa la capacità di determinare le dimensioni dei pianeti e la posizione rispetto alla loro stella.

Zink e collaboratori avevano già introdotto una prima pipeline completamente automatizzata per K2, con un software per identificare probabili pianeti nei dati elaborati. Per questo studio, i ricercatori hanno utilizzato il nuovo software per analizzare l’intero set di dati di K2 – circa 500 terabyte di dati che comprendono più di 800 milioni di immagini di stelle – per creare un catalogo che sarà presto incorporato nell’archivio principale degli esopianeti della Nasa. Oltre ai 366 nuovi pianeti identificati dai ricercatori, il catalogo elenca altri 381 pianeti che erano già stati precedentemente identificati.

Zink sostiene che i risultati potrebbero essere un passo significativo per aiutare gli astronomi a capire quali tipi di stelle hanno maggiori probabilità di avere pianeti in orbita e quali siano le indicazioni circa i mattoni necessari alla formazione dei pianeti.

La scoperta del sistema planetario con due pianeti giganti gassosi è stata significativa perché è raro trovare giganti gassosi come Saturno così vicini alla stella ospite. I ricercatori non sono ancora in grado di spiegare come ciò sia possibile, ma Zink crede che questo renda la scoperta particolarmente utile perché potrebbe aiutare a comprendere in modo più accurato i parametri che governano lo sviluppo dei pianeti e i sistemi planetari.

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