TECNICHE E METODOLOGIE ASTRONOMICHE PER L’ARTE

Luci e ombre sulla “Veduta di Delft” di Vermeer

Uno studio di “astronomia forense” condotto sul capolavoro di Jan Vermeer conclude che la scena rappresentata risalga probabilmente al 3 settembre del 1659. Il team guidato da Donald Olson, della Texas State University, si è avvalso di fotografie, Google Earth e calcoli astronomici. I risultati verranno pubblicati nel numero di settembre della rivista Sky & Telescope

     15/07/2020
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Veduta di Delft di Jan Vermeer (1632-1675), olio su tela, 117,5 x 96,5 cm. Crediti: Mauritshuis, The Hague

Jan Vermeer è uno degli artisti più celebri del 17esimo secolo. È soprattutto conosciuto oggi per il suo dipinto Ragazza col turbante – altrimenti noto come Ragazza con l’orecchino di perla.  L’artista olandese era un maestro nel rendere cristallini gli effetti di luce e ombra nelle sue tele. In nessun’altra delle sue opere questa precisione tecnica è così evidente come nel capolavoro Veduta di Delft: un vibrante paesaggio urbano che ha affascinato e incuriosito per secoli studiosi o semplici appassionati d’arte.

Pochi sono i dettagli che si conoscono della vita di Vermeer e non si sa molto su quando sia stato dipinto Veduta di Delft. Gli storici dell’arte hanno a lungo ipotizzato che Vermeer abbia lavorato all’opera nel 1660, in un periodo compreso tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate. Sulla base dell’illuminazione evidenziata dalle ombre nel dipinto, gli studiosi hanno anche provato a identificare per anni l’ora esatta in cui Vermeer avrebbe realizzato la tela – mattina, mezzogiorno, pomeriggio o tramonto – senza giungere a una reale conclusione.

Ora un team di ricercatori guidati dall’astronomo e professore emerito di fisica Donald Olson, della Texas State University, potrebbe aver trovato una risposta usando i tratti distintivi della pittura di Vermeer per rappresentare la luce e l’ombra. Olson è famoso in questo campo di indagine che lui stesso definisce “astronomia forense”. Nel suo libro Celestial Sleuth: Using Astronomy to Solve Mysteries in Art, History and Literature utilizza i calcoli astronomici per svelare i misteri che si celano dietro arte, storia e letteratura – ne avevamo già parlato su Media Inaf a proposito del naufragio del Titanic e del bacio a Times Square

Don Olson accanto alla Veduta di Delft di Jan Vermeer al Mauritshuis museum dell’Aia, nei Paesi Bassi

Nel caso dell’opera di Vermeer, la maggior parte delle fonti esaminate dal team affermava che la luce dipinta da Vermeer provenisse da ovest, mentre altre fonti sostenevano che il sole fosse in alto, sopra la testa dell’artista. Olson e i suoi studenti hanno consultato le mappe di Delft, scoprendo che la veduta è in realtà rivolta a nord. Ciò significa che la luce sarebbe venuta da sud-est, come avevano già ipotizzato alcuni ricercatori precedenti, rendendo dunque il dipinto una scena mattutina.

«Abbiamo lavorato per circa un anno a questo progetto», dice Olson. «Abbiamo trascorso molto tempo a studiare la topografia della città, utilizzando mappe dal 17esimo al 19esimo secolo e Google Earth. In questo viaggio di ricerca, sono stati gli studenti a dirci dove andare per trovare il punto di vista di Vermeer e quando essere lì».

Charles Condos e Michael Sánchez, studenti della Texas State University, hanno tracciato i punti di riferimento presenti nel dipinto, usando Google Earth per determinare le distanze e gli angoli di vista che meglio rappresenterebbero il punto di osservazione di Vermeer. «Google Earth è incredibilmente preciso quando si tratta di distanze e angoli, quindi l’abbiamo usato come un metro», dice Sánchez, «Google Earth è fondamentalmente un altro strumento nel nostro arsenale di tecniche. Sapevo del lavoro del dottor Olson da un po’ di tempo e mi ha sempre affascinato. Mi attraeva la possibilità di unire il mio apprezzamento per l’arte e l’amore per l’astronomia. Quando mi ha proposto questo progetto ne sono stato subito entusiasta».

Arrivati a Delft, Olson e il collega Russell Doescher hanno iniziato a scattare innumerevoli fotografie e a prendere tutte le misure necessarie a confermare e integrare il lavoro iniziato da Condos e Sánchez. L’indagine topografica in loco, combinata con i dati dei precedenti viaggi a Delft di un altro degli autori dello studio, Tim Jenison, ha stabilito che il campo visivo del dipinto è ampio 42°, e questa si è rivelata un’informazione molto preziosa. Ma la chiave di volta per identificare la data e l’ora della scena è stata stabilire l’accuratezza della rappresentazione della torre ottagonale di Nieuwe Kerk.

Luce e ombra di Vermeer rappresentate sull’ottagono di pietra della torre di Nieuwe Kerk confrontate con una fotografia scattata quando l’azimut del Sole era attorno a 110° (cioè sud-est) il 16 ottobre 2019. La torre di pietra è rimasta invariata, ma nella parte superiore la breve guglia in legno del 17esimo secolo bruciò dopo un fulmine nel 1872 e fu sostituita dalla guglia più alta visibile oggi. Crediti: Mauritshuis, L’Aia; Russell Doescher

Oggi come nel 17esimo secolo questa torre è considerata una delle attrazioni più belle della città di Delft. Le fonti cartacee sul dipinto sostenevano che Vermeer avrebbe ingrandito in modo significativo la torre della chiesa, raddoppiandone la larghezza.  Per verificare l’affermazione, Olson e colleghi hanno preso misure dettagliate dalla tela – conservata presso il museo Mauritshuis, a L’Aia – e le hanno confrontate con fotografie ad alta risoluzione scattate da un campo visivo simile a quello scleto dal pittore. Risultato: nessun ingrandimento, Vermeer dipinse Nieuwe Kerk con estrema precisione.

La torre ottagonale ha poi una colonna di pietra in corrispondenza di ciascuno degli otto angoli. Nel dipinto, la colonna al centro proietta un’ombra che copre quasi interamente, ma non del tutto, la colonna a sinistra. Una sottile lama verticale di luce scivola oltre la colonna centrale e illumina quella di sinistra, consentendo così agli astronomi di calcolare l’angolo del sole con grande accuratezza.

Trattandosi di Vermeer – divenuto famoso per la sua abilità tecnica nel rappresentare luce e ombra – analizzare questi due elementi si è dimostrato cruciale per il proseguimento dell’indagine. Infatti una volta stabilito l’angolo del sole, tutti gli altri dettagli sono andati al loro posto. «È stata questa la nostra chiave», spiega Olson. «Lo schema di luci e ombre era un indicatore sensibile della posizione del sole.»

Nel dipinto è presente anche un orologio sulla facciata di un edificio che sembra segnare le 7:10. Dopo ulteriori indagini e consultazioni con esperti di architettura, però, il team si è reso conto che gli orologi a torre, fino alla fine del 19esimo secolo, non avevano le lancette dei minuti, ma solo una lunga lancetta delle ore, con il lato anteriore che indicava l’ora e la parte posteriore che fungeva da contrappeso. Armato di quella nuova conoscenza, il team ha riesaminato l’orologio nella pittura di Vermeer, realizzando che la singola lancetta delle ore suggeriva un orario vicino alle 8 del mattino.

Infine, per confermare l’anno di realizzazione della veduta, è stato analizzato un particolare dettaglio. Vermeer dipinse il campanile di Nieuwe Kerk senza le campane a carillon oggi ampiamente visibili. I documenti storici indicano che l’installazione del carillon originale iniziò nell’aprile 1660 e fu completata nel settembre dello stesso anno. Dunque Vermeer avrebbe dipinto Veduta di Delft prima dell’installazione del carillon.

È stato infine utilizzato un software astronomico per calcolare la posizione del sole nel cielo di Delft alle 8 del mattino, per riprodurre le ombre osservate sulla torre di Nieuwe Kerk. Il software ha restituito solo due possibili intervalli di date: 6-8 aprile e 3-4 settembre. Ma nella prima ipotesi, a causa del clima settentrionale di Delft, non avremmo gli alberi colmi di foglie che si vedono nel dipinto. Resta dunque la seconda ipotesi, a inizio settembre, però non più del 1660 – quando già erano presenti le campane a carillon sulla torre di Nieuwe Kerk – ma almeno dell’anno prima.

Dunque la data più probabile per l’origine del capolavoro di Vermeer è un giorno vicino al 3 settembre del 1659, o di uno degli anni precedenti.

Resta però ancora un margine di errore. «È noto che Vermeer lavorava lentamente. Il completamento di tutti i dettagli sulla grande tela del suo capolavoro potrebbe aver richiesto settimane, mesi o addirittura anni», spiega Olson, «La sua rappresentazione straordinariamente accurata del modello distintivo e fugace di luci e ombre sul Nieuwe Kerk suggerisce che almeno questo dettaglio è stato ispirato dall’osservazione diretta della torre illuminata dal sole che si erge sopra il muro e i tetti di Delft».

I risultati dell’indagine sul dipinto Veduta di Delft saranno pubblicati nel numero di settembre 2020 della rivista Sky & Telescope.