L’OCEANO DELLA LUNA DI GIOVE FORSE ABITABILE

Estate ai bagni Europa

Da uno studio in attesa di revisione, nuove prove a sostegno dell’ipotesi di una Europa abitabile: le molecole d’acqua che compongono l’oceano sotterraneo del satellite galileiano potrebbero essere state liberate dalle rocce che costituiscono crosta e mantello, in modo analogo a quanto è successo (e succede) sulla Terra. Il commento di Manuele Faccenda dell’Università di Padova

     25/06/2020

Un dettaglio della superficie ghiacciata di Europa, la luna di Giove scoperta da Galileo l’8 gennaio del 1610. Crediti: Nasa / Jpl-Caltech / Seti Institute.

Alla domanda «Maestro c’è vita nell’universo?» il saggio Quelo usava rispondere «Giusto un po’ il sabato sera». Ma il personaggio di Corrado Guzzanti era un semplice padre di famiglia che cercava di sfuggire ai problemi della vita reale spacciandosi per un profeta del nuovo dio, da cui prendeva il nome, rappresentato su una tavoletta di legno con chiodi al posto degli arti e i lineamenti di una emoticon.

Quelo non ha mai incontrato i ricercatori Nasa che, al contrario, nutrono maggiori speranze di trovare vita (e movida) extraterrestre. Anche all’interno dello stesso Sistema solare. Europa, la luna di Giove, è una candidata forte e l’oceano che si estende sotto lo spesso guscio di ghiaccio che ricopre la superficie del satellite galileiano potrebbe riservare grandi sorprese.

Se ne discute in questi giorni alla Goldschmidt conference, l’appuntamento annuale per geochimici promosso dalla Geochemical Society e dall’Associazione europea di geochimica, quest’anno interamente online causa Covid. 

Ed è online, infatti, che i ricercatori Nasa hanno presentato i risultati di uno studio in attesa di peer review che porterebbe nuove evidenze sperimentali a sostegno dell’ipotesi di una Europa abitabile: le molecole d’acqua che compongono l’oceano sotterraneo potrebbero essere state liberate dalle rocce grazie alle potenti forze tidali che “trascinano” la luna di Giove sull’orbita che circonda il gigante gassoso, o dal decadimento radioattivo del nucleo lunare. Un’ipotesi che, se confermata, cambierebbe il modo cui guardiamo non solo a Europa, ma anche alle lune di Saturno: Encelado e Titano.

Alla Nasa già si scaldano i motori per la futura missione Europa Clipper, dunque. Ma c’è sostanza: Europa è una delle più grandi lune del Sistema solare, osservata speciale dai tempi della Voyager. La temperatura superficiale non mai superiore ai -160° Celsius. Ma la temperatura del suo oceano nascosto è ancora sconosciuta.

Al Jet Propulsion Laboratory, facendo tesoro dei dati raccolti dalla missione Galileo, i ricercatori sono stati in grado di realizzare modelli per simulare composizione e proprietà fisiche del nucleo di Europa.

Crediti: Nasa / Jpl-Caltech / Seti Institute.

«Il rilascio di acqua dalle porzioni profonde dei pianeti rocciosi, tramite la decomposizione dei minerali contenenti specie chimiche volatili e la loro successiva migrazione verso la superficie, è un processo largamente diffuso anche sulla Terra, ed è stato frequentemente proposto per spiegare la presenza degli oceani e di fenomeni vulcanici sin dalle sue origini», spiega Manuele Faccenda dell’Università degli Studi di Padova, che Media Inaf ha raggiunto per un commento. Su Europa potrebbe essere successo qualcosa di simile: inizialmente le molecole d’acqua “liberate” dalle profondità del pianeta avrebbero dato origine a un mare acido, con alte concentrazioni di anidride carbonica, calcio e solfati. Poi le acque si sarebbero arricchite di cloruri, come confermano i dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble, dando origine a unminestrone salato” simile a quello in cui amiamo tuffarci con l’arrivo dell’estate.

Prima di prenotare lettino e ombrellone in prima fila ai bagni Europa bisogna però ricordare come la Terra sia e resti un unicum nel Sistema solare: «A differenza di altri pianeti e satelliti, la presenza di moti convettivi nel mantello terrestre tutt’oggi contribuisce a reintrodurre parte delle specie volatili all’interno del nostro pianeta, tramite l’affondamento di ampie porzioni di fondali oceanici ricchi in minerali idrati. Il progressivo riscaldamento di questi fondali oceanici, e il successivo rilascio delle specie volatili nel mantello caldo circostante, è il principale meccanismo che porta alla formazione di magma e degli spettacolari fenomeni vulcanici che ancora oggi possiamo osservare sulla superficie terrestre». Precisa Faccenda. Come a dire: la Terra è anche il migliore posto dove mettere radici.