REGISTRATI 174 EVENTI SISMICI

I tremori di Marte

Nuovi dati raccolti da Seis, sismografo della missione Insight, mostrano un Pianeta rosso percorso da piccole ma frequenti scosse sismiche, indizio di una possibile attività geologica e tettonica. Con il commento di Francesca Altieri dell'Inaf

     24/02/2020
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Questa fotografia, scattata il 19 marzo 2019 da una fotocamera a bordo di InSight, mostra lo scudo a forma di cupola che protegge il sismometro dal vento e dall’escursione termica. Crediti: Nasa / Jpl-Caltech

Il suolo di Marte trema come quello della Terra: la sonda InSight della Nasa ha registrato oltre 170 terremoti, provando che il Pianeta rosso è geologicamente attivo e che potrebbe avere magma liquido con punti caldi al suo interno che potrebbero essere ospitali per la vita. Le misure, le prime dirette di questi eventi su Marte, sono descritte in sei ricerche pubblicati sulle riviste Nature Geoscience e Nature Communications, alle quali ha partecipato il geofisico italiano Domenico Giardini, del Politecnico di Zurigo (Ethz).

Il lander InSight è arrivato su Marte il 26 novembre 2018, atterrando in un piccolo cratere chiamato Homestead Hollow, con l’obiettivo di esaminare la struttura interna e composizione di Marte. Nei primi 10 mesi di missione, la sonda ha rivelato 174 eventi sismici, tra cui oltre 20 eventi di magnitudo compresa tra 3 a 4.

«Sono dati molto importanti perché precedentemente non c’erano stati indizi che Marte fosse geologicamente attivo», dice all’Ansa Francesca Altieri, dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

La scoperta ha anche implicazioni per la ricerca della vita su Marte, osserva uno degli autori, il geologo Nicholas Schmerr, dell’università americana del Maryland: «Sulla Terra – rileva – ci sono aree sulle dorsali oceaniche caratterizzate dalla presenza di sorgenti idrotermali, dove la chimica fornisce l’energia per la vita e non la luce del Sole. Se si scopre che esiste un magma liquido su Marte e saremo in grado di individuare dove il pianeta è geologicamente più attivo, in quei punti potremmo indirizzare le future missioni a caccia di vita».

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