FRA 63 ANNI UNA NOVA ILLUMINERÀ IL CIELO NOTTURNO

Gli ultimi giorni di V Sagittae

Nel 2083 la nana bianca del sistema binario V Sagittae, a circa 7800 anni luce da noi, esploderà, diventando per un po’ la stella più luminosa del cielo. La previsione ha un’incertezza di più o meno 16 anni, ed è stata formulata da Bradley Schaefer al 235mo meeting dell’Aas. Abbiamo chiesto un commento a Elena Mason dell’Inaf di Trieste

     09/01/2020
Social buttons need cookies

Bradley E. Schaefer. Crediti: Lsu Physics & Astronomy

Per la stella è ancora presto, ma per la notizia il botto già c’è stato. Parliamo dell’annuncio fatto lunedì scorso dall’astronomo Bradley Schaefer al 235esimo meeting dell’Aas, che si è concluso ieri alle Hawaii. «Abbiamo formulato una previsione molto affidabile circa il futuro di V Sge. Nel corso dei prossimi decenni, la luminosità della stella crescerà rapidamente. Intorno all’anno 2083», ha dichiarato il professore emerito della Louisiana State University, «il suo tasso di accrescimento aumenterà in modo catastrofico, riversando materia a tassi incredibilmente alti sulla nana bianca – materia incandescente che verrà sparata lontano. Negli ultimi giorni di questa spirale mortale, l’intera massa della stella compagna precipiterà sulla nana bianca, dando origine a un vento supermassiccio emesso dalla stella risultante dalla fusione, che splenderà in cielo luminosa quanto Sirio, forse addirittura quanto Venere».

Lo scenario apocalittico preconizzato da Schaefer si riferisce a un sistema binario a 7782 anni luce da noi, nella costellazione Freccia: V Sagittae (o V Sge). Appartenente a una classe di sorgenti note come variabili cataclismiche, la binaria V Sagittae è costituita da una stella ordinaria in orbita stretta attorno a una nana bianca alla quale cede lentamente parte della sua massa. Fra tutte le variabili cataclismiche conosciute, V Sagittae è la più estrema di tutte, circa cento volte più luminosa delle altre. E sta alimentando un intenso vento stellare, simile ai venti prodotti dalle stelle più massicce prima di morire. Queste due proprietà estreme di V Sagittae sono dovute al fatto che la stella ordinaria è 3.9 volte più massiccia della nana bianca.

«In tutte le altre variabili cataclismiche conosciute, la nana bianca è più massiccia della normale stella in orbita, quindi V Sge è assolutamente unica», spiega Schaefer. Unica e sempre più irrequieta. «La sua luminosità sta aumentando in modo esponenziale, raddoppiando ogni 89 anni», aggiunge un altro astronomo coinvolto nello studio, Juhan Frank, anch’egli della Louisiana State University. «Un simile incremento significa che la quantità di massa ceduta nel tempo dalla stella ordinaria alla compagna sta anch’essa aumentando in modo esponenziale, e questo a causa del fatto che l’orbita della binaria sta spiraleggiando e restringendosi rapidamente».

Rappresentazione artistica di una nova. Crediti: Chandra Nasa

Una “spirale della morte” che, stando ai calcoli di Schaefer e colleghi, dovrebbe condurre V Sagittae inesorabilmente al botto fra 63 anni – nel 2083, appunto, con un margine di errore di più o meno 16 anni. E che botto: si stima che, esplodendo come nova, V Sagittae diventerà la stella più luminosa visibile nel cielo notturno. «Diventerà più brillante della nova più luminosa conosciuta, vista poco più di un secolo fa. Per trovare una guest star ancora più brillante bisognerà risalire alla supernova di Keplero del 1604», promette Schaefer.

Forse è però ancora un po’ prematuro annullare tutti gli impegni che già avete per il 2083. Sul fatto che il destino di V Sagittae sia segnato non ci sono dubbi, ma per stabilire esattamente quando ciò avverrà potrebbe servire qualche dato in più.

«Schaefer lavora solo con due bande fotometriche, e quando si ha a che fare con linee di emissione di oggetti come le binarie interagenti questo può non essere sufficiente. Come stia variando in banda ultravioletta (quella più indicativa del tasso di accrescimento di una stella variabile cataclismica) o in banda X non lo sappiamo», ricorda infatti a Media Inaf Elena Mason dell’Inaf di Trieste, esperta di novae che abbiamo consultato per un commento. «Forse la notizia più interessante è che il periodo sta diminuendo, però anche qui occorre cautela: studi fotometrici a lungo termine per questo oggetto sono già stati fatti (benché su soli 70 anni), e se non hanno rilevato la diminuzione di periodo hanno però mostrato che le intensità delle eclissi variano con la brillanza dell’oggetto, risultando meno pronunciate e potenzialmente impercettibili quando la binaria è più brillante. Quindi prima di convincermi che esattamente a fine secolo questo oggetto farà il botto attenderò di vedere i dati pubblicati».

Correzione del 14.01.2020: la distanza del sistema da noi non è 1100 anni luce, come inizialmente scritto, bensì 7782 anni luce.