È MOLTO SIMILE ALLE COMETE “INDIGENE”

Cometa Borisov, aliena ma non troppo

Dal primo identikit del visitatore interstellare pubblicato su una rivista scientifica emerge un oggetto dai lineamenti molto familiari. Abbiamo intervistato uno degli scienziati che hanno firmato lo studio, oggi sulle pagine di Nature Astronomy: Giacomo Cannizzaro, astrofisico romano da tre anni in Olanda per il dottorato

     14/10/2019
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Immagine composita a due colori della cometa 2I/Borisov catturata dal telescopio Gemini Nord il 10 settembre 2019. L’immagine è stata ottenuta con otto esposizioni da 60 secondi, quattro in bande verdi e quattro in bande rosse. Crediti: Gemini Observatory/Nsf/Aura

Viene da regioni remote dell’universo, ma a guardarla sembra una di noi. Nonostante la sua origine interstellare, quanto a colore, dimensioni e forma la cometa “aliena” 2I/Borisov – scoperta il 20 agosto 2019 dall’astrofilo Gennadiy Borisov – sembra in tutto e per tutto simile a una qualsiasi altra cometa attiva del Sistema solare. Lo conferma un articolo – il primo paper su 2I/Borisov pubblicato su una rivista scientifica – apparso oggi su Nature Astronomy.

Guidato dagli astronomi Piotr Guzik e Michał Drahus della Jagiellonian University di Cracovia, in Polonia, lo studio è firmato, fra gli altri, anche da un giovane astronomo di Roma attualmente in Olanda per il dottorato, il 28enne Giacomo Cannizzaro. Amante dell’arrampicata sportiva e dello sci – «anche se nella piatta Olanda non sono sport facili da praticare», dice a Media Inaf – e  appassionato di cruciverba, che si fa regolarmente spedire dall’Italia, Cannizzaro ha da sempre avuto voglia di partire e fare un’esperienza di vita all’estero. «Un collega più grande, che viveva in Olanda, me ne aveva parlato molto bene, facendomi venire un po’ la fissazione di venirci a vivere – nonostante non l’avessi mai neanche visitata. Quando ho ricevuto l’offerta di lavoro, non me lo sono fatto dire due volte! Una scelta anche di carattere lavorativo: qui la ricerca in astronomia è molto ben finanziata e di alto livello, e mi consente di viaggiare – cosa che adoro – partecipando a conferenze e andando a osservare in Cile e alle Canarie». Ed è proprio dalle Canarie che Cannizzaro ha partecipato in prima persona all’osservazione della cometa.

Con quali telescopi e su quali dati avete condotto la vostra ricerca? 

«Le immagini con le quali è stata studiata la cometa provengono da due grandi telescopi: Gemini North sull’isola di Mauna Kea – alle Hawaii, di 8.2 metri di diametro – e il William Herschel Telescope sull’isola di La Palma – parte delle isole Canarie, di 4.2 metri di diametro. Gli strumenti  impiegati sono stati il Gemini Multi-Object Spectrograph per Gemini North l’Auxiliary-port Camera per il William Herschel Telescope».

Giacomo Cannizzaro, 28 anni, romano, laurea in astrofisica alla Sapienza e oggi in Olanda – al Netherlands Institute for Space Research (Sron) e alla Radboud University – per il PhD, è uno dei coautori dello studio pubblicato su Nature Astronomy

Quando li avete acquisiti?

«Ero al lavoro al William Herschel Telescope per effettuare osservazioni di possibili emettitori di onde gravitazionali, quando abbiamo ricevuto la chiamata da Michal, la mattina del 10 settembre, alle ore 3 circa, che ci chiedeva di sacrificare parte del nostro tempo per osservare il nuovo visitatore interstellare. Data l’eccezionalità della scoperta, abbiamo deciso di effettuare le osservazioni. Se la chiamata fosse arrivata i giorni successivi, non avremmo potuto osservare la cometa, visto che abbiamo ricevuto ben due segnali di onde gravitazionali».

Il vostro è il primo articolo sulla cometa 2I/Borisov pubblicato su una rivista scientifica. Come avete fatto a conciliare un’uscita così rapida con i passaggi farraginosi del processo di peer review?

«Sì, il nostro paper è il primo pubblicato sulla cometa. Abbiamo dovuto ovviamente bilanciare il desiderio di pubblicare la scoperta il più presto possibile con lo scrivere un articolo scientificamente completo. Dopo un primo passaggio di revisione, abbiamo ampliato il campione di dati e l’articolo è stato accettato per la pubblicazione. Il processo di peer review è stato molto veloce».

Ci può tracciare un rapido identikit di questo visitatore interstellare?

«Il nucleo della cometa ha un diametro di circa 1 km e presenta una chioma estesa e una coda corta e poco luminosa, entrambe provocate dalla sublimazione delle polveri e del ghiaccio della cometa, grazie alla radiazione solare. L’orbita è estremamente eccentrica, tanto da non lasciar dubbio sulla provenienza extra-solare della cometa. La sua velocità all’ingresso nel Sistema solare era di circa 33 km/s. Al momento abbiamo poche informazioni sulla composizione della cometa: da osservazioni preliminari si è scoperta emissione di cianuro – cosa comune ad altre comete, compresa quella di Halley – ma l’oggetto si sta avvicinando a noi e nei prossimi mesi verranno effettuate numerose osservazioni che ci permetteranno di studiarlo più a fondo».

Eccentricità dell’orbita a parte, cosa la distingue da una cometa “indigena”?

«Quasi nulla! Sulla base dei dati che abbiamo al momento, la cometa Borisov risulta essere molto simile alle comete “native” del nostro sistema solare, in termini di luminosità, colore, dimensione».

Ma siete proprio certi che arrivi dall’esterno del Sistema solare?

«Siamo convinti che 2I/Borisov sia un visitatore interstellare: l’alta eccentricità dell’orbita è una prova sufficientemente sicura della provenienza extra-solare della cometa: infatti quest’orbita non può essere stata causata da perturbazioni gravitazionali dovute ai pianeti del nostro sistema solare, visto che la cometa viaggia su una direzione lontana dal piano orbitale degli altri pianeti».

E da dove proviene?

«La cometa è entrata nel Sistema solare dalla direzione di Cassiopea».


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