I CIELI STELLATI CHE CAMBIARONO IL MONDO

Gaugamela, l’eclissi prima della battaglia

Con questo articolo sul cielo del “Re del Mondo” – quello del 20 settembre del 331 a.C., la notte che più segnò nel corso della storia il conflitto tra oriente ed occidente – presegue su Media Inaf la rubrica mensile a cura di Giangiacomo Gandolfi, Stefano Giovanardi e Gianluca Masi (Planetario e Museo Astronomico di Roma)

     23/09/2019
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Il frammento BM36390 dei Diari Astronomici Babilonesi custodito al British Museum che si riferisce alla eclissi e alla battaglia di Gaugamela

Una luna mesopotamica in eclissi e iniettata di sangue, tante stelle a contemplare lo scontro nella piana di Erbil, a pochi passi da Ninive e dal fiume Tigri, tra un esercito vastissimo e pachidermico e le agili truppe del macedone Alessandro, infine un sovrano persiano codardo e in fuga – Dario Codomanno – e il tracollo di un impero: questo lo scenario tradizionalmente associato alla notte che più segnò nel corso della storia il conflitto tra oriente ed occidente, quel 20 settembre del 331 avanti Cristo che condizionò le sorti della celebre battaglia di Gaugamela (o Arbela che dir si voglia). Una notte che trasformò il Medio Oriente in provincia ellenica e per lunghi secoli ne condizionò la cultura, attutendo la pressione da est sull’Europa. È proprio il caso di definirla una notte che decise il corso della Storia, con gli astri a far da protagonisti assoluti sulle vicende umane.

Ed è grazie a quegli stessi astri, al loro ritmo implacabile e prevedibilmente cadenzato che oggi, a quasi due millenni e mezzo di distanza, possiamo mettere a fuoco ancor meglio i dettagli e le sorprese degli avvenimenti storici rievocati tra propagande e mezze verità dagli storiografi greci, restituendo ad esempio dignità a un sovrano in fuga. Lo possiamo fare sulla scorta degli studi di un decennio fa dell’archeologo e filologo olandese Jona Lendering e degli archeoastronomi italiani Vito Francesco Polcaro, Giovanni Valsecchi e Lorenzo Verderame, che hanno cercato di interpretare e completare i frammenti BM 36761 e BM 36390 dei Diari astronomici babilonesi di quell’anno (conservati al British Museum di Londra), mettendoli a confronto con il cielo di quel giorno ricostruito al computer e traducendo i caratteri cuneiformi superstiti tratti dal vasto archivio dell’Esangila, il Tempio di Marduk a Babilonia, oggi nella periferia di Baghdad.

Tanto per cominciare, al contrario di quel che si pensa generalmente con buona dose di superficialità, la luna quell’anno fu in eclissi ben undici giorni prima della battaglia: il confronto e la rotta finale si svilupparono dopo che i cattivi presagi si furono accumulati in abbondanza, sedimentandosi nell’animo dei protagonisti, tutti con lo sguardo rivolto costantemente ed ossessivamente al cielo.

L’eclissi del 20 settembre 331 aC ricostruita dalla Nasa. La discrepanza di un anno è dovuta alla convenzione astronomica di utilizzare un anno zero

Nei giorni successivi all’eclissi – si legge – si intensificarono bolidi e meteore, quasi a voler confermare un verdetto astrale che per tutti i persiani doveva essere già molto chiaro, nonostante Dario incitasse le sue truppe assicurando la tutela degli dei. Nel campo avverso gli storiografi ellenisti ci mostrano un Alessandro cauto e preoccupato di consultare gli astrologi egiziani, ma sottolineano anche il sangue freddo con cui il condottiero dorme ostentatamente sereno mentre i macedoni inquieti rumoreggiano al limite della sedizione.

Qual è il messaggio che la luna trasmette sui due fronti? Per capirlo dobbiamo ricordare che in questa epoca non esiste ancora un’astrologia matematizzata con il fondamentale contributo ellenico, ma solo una divinazione astrale nata proprio in Mesopotamia e diffusasi con varianti in territorio egiziano. Ci sono regole empiriche di origine simbolica (ad esempio oscurità=male, Giove=astro del sovrano) che associano particolari configurazioni celesti a eventi benefici o nefasti, ma manca un modello sistematico e completo che coniughi le geometrie astrali alla fisica del cosmo e alle teorie degli umori e delle complessioni dell’uomo come nella grande opera sintetica di Tolomeo, la Megalé Syntaxis. Queste regole empiriche, applicate al caso descritto dalle tavolette in esame, sono tuttavia sufficienti, almeno in questo caso, a parlare con grande chiarezza ai persiani, mentre l’interpretazione greca è assai più ambigua e incerta, affidata alla esotica saggezza di contrastanti indovini orientali.

Il 20 settembre (il tredicesimo giorno del mese Ulul) al calar del sole, sopra gli accampamenti dei contendenti, la luna sorge a est e dopo circa due ore entra in eclissi. Al suo fianco brilla maligno il pianeta Saturno, mentre Giove, pianeta della regalità, è appena tramontato ad occidente. Il diario astronomico conferma questa situazione: “Eclissi [della luna], coperta nella sua totalità. Notte per 10° (40 minuti). La totalità [iniziò dopo il tramonto di] Giove. Saturno [in congiunzione con la luna]. Durante la totalità soffiò il vento da Occidente. Durante la riapparizione si alzò il vento da Est. Durante l’eclissi si verificarono morti e flagelli”.

Nella sua semplicità la configurazione celeste trasmette insomma un messaggio devastante, come si evince da molti altri esempi conservati nei diari e in altre tavolette cuneiformi: nella serie astrologica di Enuma Anu Enlil si legge: “Se nel mese di Ulul il giorno 14 avviene un’eclissi: ribellione contro il re, un grande esercito cadrà”. In una antica tavoletta seleucide di Uruk si ribadisce: “La Luna o il Sole sono eclissati e Giove è debole: fine di un regno. La Luna o il Sole sono eclissati e Giove non è presente: fine di un regno”.

L’inizio dell’eclisse ad Arbela, circa due ore dopo il tramonto: Giove tramonta a ovest

Seguendo le regole per i vaticini, analizzando i venti e dividendo la luna in quattro quadranti per studiarne la diffusione dell’ombra terrestre come si usava in ambiente caldeo, si ricavano perfino dettagli più accurati e inquietanti, come la localizzazione geografica degli eventi in una griglia quadripartita che divide l’impero in Amurru, Elam, Akkad e Subartu e l’arrivo della minaccia da occidente, ma anche senza entrare in particolari tecnicismi l’eclissi settembrina e la contemporanea assenza di Giove sulla scena celeste indicano senza alcun dubbio la caduta del regno e la morte del sovrano.

Il momento della totalità alle ore 21:14 di Tempo Locale visto tra il fogliame

Ora si capisce meglio il senso di tensione e sventura imminente che avvolge il campo achemenide, il presagio crepuscolare che getta nel panico le forze in superiorità numerica di Dario. Dopo una sequenza di due battaglie vinte trionfalmente nella sua marcia verso est (Granico e Isso) l’improbabile manipolo macedone di Alessandro Magno appare irresistibile e assistito da innumerevoli segni celesti, che qualificano il condottiero ellenico come il nuovo “Re del Mondo”. E i Diari astronomici rievocano perfino la confusa e polverosa battaglia di Gaugamela, fornendo indizi su quel che avvenne veramente nelle fasi finali di uno scontro che secondo ogni logica avrebbe dovuto vedere vittorioso il Codomanno. Nessun re in fuga, solo banali errori tattici (il generale Mazeo che sfonda con la cavalleria persiana le linee macedoni ma si dirige verso l’accampamento nemico invece di fermarsi e impegnare gli invasori dalle retrovie) e il panico che si diffonde tra le linee dei fanti che si estendono per ben sei chilometri. I terribili carri falcati dotati di rostri e i maestosi elefanti non servono a nulla con l’esercito ormai in rotta e Dario è costretto a ritirarsi seguendo i disertori: “La mattina del 24mo giorno di Ululu (il primo ottobre del 331 aC) il Re del Mondo sollevò il suo stendardo […]. Gli eserciti si fronteggiarono e i soldati del Re subirono una severa sconfitta. Le truppe lo abbondarono (Dario) e si diressero verso le loro città. Fuggirono nelle terre dell’Est”.

Pochi giorni dopo Alessandro entra a Babilonia ed è accolto come nuovo sovrano, mentre il deposto re persiano, che cerca di ricostituire un esercito a oriente, viene ucciso a tradimento da un suo generale ribelle che sarà catturato e fatto giustiziare dal Macedone vittorioso: è la fine dell’Impero Achemenide e l’inizio dell’era Ellenistica, il cui fondatore – il Re del Mondo, secondo i persiani che non avevano un termine per definire l’Asia o l’Ecumene – segnava con la vivida nitidezza degli astri e della profezia la sua fulminante parabola storica.

Per saperne di più:

  • Jona Lendering, Alexander de Grote. De ondergang van het Perzische rijk, Athenaeum – Polak & Van Gennep, Amsterdam, 2004, p. 164-174 (trad. inglese: Gaugamela 331 BCE)
  • Plutarco, “La Vita di Alessandro”, Le Vite Parallele – III volume, Le Monnier, 1845
  • Vito Francesco Polcaro, Giovanni B. Valsecchi e Lorenzo Verderame, “The Gaugamela Battle Eclipse: an Archaeoastronomical Analysis”, Mediterranean Archaeology and Archaeometry, 8, 2, 2008, p. 55-64
  • Amelia Carolina Sparavigna, “On Dating the Lunar Eclipse of Alexander and the Battle of Gaugamela: Discussion of Evidence and Use of Archaeoastronomy for Chronology”, SSRN Electronic Journal, June 2019

Questo articolo fa parte della nostra rubrica mensile “I cieli stellati che cambiarono il mondo”, a cura di Giangiacomo Gandolfi, Stefano Giovanardi e Gianluca Masi (Planetario e Museo Astronomico di Roma). Qui l’elenco di tutti gli articoli della rubrica »