IN UNA PERFETTA POSA DI TRE QUARTI

L’ultimo ritratto di Saturno

Il telescopio spaziale Hubble torna periodicamente a riprendere Saturno per coglierne i cambiamenti atmosferici. E le immagini, come in questo caso, non deludono mai

     13/09/2019
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Questa immagine composita, scattata dal telescopio spaziale Hubble della Nasa/Esa il 20 giugno 2019, mostra il pianeta anellato Saturno con quattro delle sue 62 lune conosciute. Crediti: Nasa, Esa, A. Simon (Gsfc) e Opal Team

La camera Wide Field 3 del telescopio spaziale Hubble delle agenzie spaziali Nasa/Esa ha osservato Saturno il 20 giugno 2019, mentre il pianeta si trovava nel punto più vicino alla Terra per quest’anno, a circa 1.36 miliardi di chilometri di distanza.

Da quando è stato lanciato, l’obbiettivo del telescopio spaziale Hubble è stato quello di studiare non solo oggetti astronomici distanti, ma anche i pianeti all’interno del nostro Sistema solare. Le immagini ad alta risoluzione di Hubble dei nostri vicini planetari possono essere superate solo dalle immagini scattate da veicoli spaziali che visitano effettivamente questi corpi. Tuttavia, Hubble ha un vantaggio rispetto alle sonde spaziali: può guardare questi oggetti periodicamente e osservarli per periodi molto più lunghi di quanto potrebbe fare qualunque sonda di passaggio.

Saturno ospita molte conformazioni riconoscibili, in particolare il suo caratteristico sistema di anelli, che ora si trova inclinato rispetto alla Terra. Questo permette un magnifico scorcio della loro luminosa struttura ghiacciata. Hubble riesce a distinguere numerosi anelli, compresi quelli interni, più deboli.

L’astronomo olandese Christiaan Huygens identificò per la prima volta gli anelli nel 1655 e pensò che fossero un disco continuo che circondava il pianeta. Ora sappiamo che sono composti da particelle orbitanti di ghiaccio e polvere. Anche se tutti i giganti gassosi vantano una corona di anelli, quelli di Saturno sono indubbiamente i più grandi e spettacolari. L’età degli anelli di Saturno, così come la loro origine, continua a essere argomento di acceso dibattito tra i planetologi.

I colori ambrati di Saturno sono provocati da nebbie simili a foschie estive, prodotte in reazioni fotochimiche sotto l’effetto della radiazione ultravioletta solare. Al di sotto della foschia si trovano nuvole di cristalli di ghiaccio di ammoniaca e, più in profondità, di vapore d’acqua e d’idrosolfuro d’ammonio. L’apparenza a bande del pianeta è causata da venti e nuvole a diverse altitudini.

L’animazione mostra le orbite delle lune di Saturno Tethys, Janus, Mimas, Encelado e Rhea visibili durante il periodo osservativo del giugno 2019. Crediti: Nasa, Esa, A. Simon (Goddard Space Flight Center), M.H. Wong (University of California, Berkeley), J. DePasquale (STScI)

Un’altra conformazione interessante è la struttura persistente a forma di esagono che circonda il solo polo nord del pianeta. Si tratta di una misteriosa figura a sei lati disegnata da una corrente a getto ad alta velocità. L’esagono è così grande che quattro Terre potrebbero stare all’interno dei suoi confini.

Una grande tempesta nella regione polare nord avvistata da Hubble lo scorso anno è invece ora del tutto scomparsa. Anche le tempeste più piccole e convettive, come quella individuabile appena sopra il centro dell’immagine del pianeta, vanno e vengono.

L’aspetto di Saturno cambia con le stagioni, il cui avvicendarsi è frutto dell’inclinazione assiale a 27 gradi del pianeta. Questa immagine, scattata durante il periodo estivo per l’emisfero settentrionale del pianeta, è la seconda di una serie annuale pianificate nell’ambito del progetto Outer Planets Atmospheres Legacy (Opal). Opal sta aiutando gli scienziati a comprendere le dinamiche atmosferiche e l’evoluzione dei pianeti giganti gassosi del nostro Sistema solare.