UNA SPIEGAZIONE ALLA MANCATA RILEVAZIONE DI TGO

Variazione diurna del (poco) metano marziano

Come mai una sonda inviata appositamente come l’ExoMars Trace Gas Orbiter non vede il metano su Marte annusato da Curiosity e confermato da un altro satellite europeo? Un nuovo studio su Geophysical Research Letters spiega come piccole fuoriuscite dal sottosuolo possano concentrarsi di notte sulla superficie e dissolversi in atmosfera di giorno con l’aumentare della temperatura

Questo diagramma mostra i possibili modi con cui il metano potrebbe crearsi e disgregarsi nell’atmosfera di Marte. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Sam-Gsfc/Univ. of Michigan

Il metano su Marte ha quell’effetto “vedo non vedo” che lascia perplessi gli scienziati: come conciliare le rilevazioni della sonda orbitante europea Mars Express e del rover statunitense Curiosity con la mancata rilevazione da parte di un altro satellite europeo appositamente inviato nell’orbita marziana, il Trace Gas Orbiter (Tgo)  della missione ExoMars?

Un nuovo tassello, che aiuta a delineare una figura coerente nel variegato mosaico di osservazioni e di teorie sulla presenza e sull’origine del metano marziano, è stato ora aggiunto da un gruppo internazionale di ricerca che ha pubblicato un articolo su Geophysical Research Letters in cui spiega come le discrepanze tra le osservazioni di Tgo e Curiosity nel cratere Gale (dove il rover si trova a operare) potrebbero essere spiegate dall’escursione termica tra giorno e notte, che provoca la diluizione diurna in atmosfera – al di sotto del limite di rilevazione di Tgo – del poco metano fuoriuscito dal sottosuolo del pianeta e accumulato vicino alla superficie.

«Siamo stati in grado di risolvere queste differenze nelle osservazioni mostrando come le concentrazioni di metano fossero molto più basse nell’atmosfera durante il giorno e significativamente più alte vicino alla superficie del pianeta durante la notte, con la diminuzione del trasferimento di calore», spiega John Moores, ricercatore della York University di Toronto, in Canada, che ha firmato per primo il nuovo studio.

Lo scenario proposto prevede che i punti da cui fuoriesce il metano su Marte siano pochi e localizzati, come appunto il cratere Gale, a meno che esita un meccanismo, finora non individuato, in grado di distruggere una quantità molto più cospicua di metano rilasciato in modo diffuso sul pianeta; oppure che il cratere Gale sia un’eccezione nel panorama marziano.

John Moores. Crediti: York University, Toronto

È stato poi stimato che i flussi di micro-fuoriuscite di metano nel cratere Gale dovrebbero essere compresi tra 0.82 e 4.6 kg per sol, ovvero per giorno marziano, e sono consistenti con una sorgente sotterranea costante. «Siamo stati in grado – per la prima volta – di calcolare un singolo numero per il tasso di fuoriuscita di metano nel cratere Gale su Marte, equivalente a una media di 2.8 kg per giorno marziano», conferma Moores.

Benché questi numeri non ne spieghino l’origine, quanto meno offrono una prospettiva per riconciliare le osservazioni notturne del ciclo stagionale del metano effettuate sulla superficie dal rover Curiosity con la mancata rilevazione del Trace Gas Orbiter nella pur estrema soglia di sensibilità di 50 parti per trilione di volume (pptv) sopra i 5 km di altezza.

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