IN UN SISTEMA CON TRE PIANETI INDIVIDUATO DA TESS

Super-Terra in zona abitabile a 31 anni luce

Cercando conferma della presenza di un esopianeta osservato dal telescopio spaziale Tess, un gruppo internazionale di astronomi ha scoperto altri due pianeti nello stesso sistema planetario, uno dei quali nella fascia abitabile della stella. Il sistema è a 31 anni luce di distanza, il più vicino con esopianeta intorno a una nana rossa scoperto col metodo dei transiti

Rappresentazione artistica del sistema planetario di Gj 357. Crediti: Nasa’s Goddard Space Flight Center/Chris Smith

Lo scorso febbraio, una diminuzione periodica nella luce della stella Gj 357, una nana rossa distante 31 anni luce da noi, rilevata dal telescopio spaziale Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite), aveva fatto supporre la presenza di un esopianeta, Gj 357 b. La variabilità sarebbe infatti dovuta al passaggio del pianeta lungo la linea di vista, al suo “transito” davanti alla stella.

Per confermare la scoperta, un team internazionale di astronomi ha cercato i dati relativi a Gj 357 negli archivi di diversi osservatori terrestri. E qui la sorpresa: oltre al pianeta scoperto col metodo dei transiti, ci sono altri due pianeti, Gj 357 c e Gj 357 d, rintracciati dai dati sulle velocità radiali della stella. Nello studio, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, i ricercatori danno conferma della presenza dei tre esopianeti e ne sottolineano la rilevanza scientifica.

«In un certo senso, questi pianeti si nascondevano nelle misure effettuate in numerosi osservatori nel corso di molti anni», dice Rafael Luque, dottorando all’Instituto de Astrofísica de Canarias (Iac) a Tenerife, primo autore dello studio. «Ci è voluto Tess per indicarci una stella interessante dove scoprirli».

Gj 357 b è un pianeta di massa circa due volte quella della Terra, che si trova vicinissimo alla sua stella: 11 volte più vicino di quanto non sia Mercurio al Sole. Impiega infatti meno di 4 giorni per completare un’orbita. La sua temperatura è dunque alta, si stima 254 gradi centigradi.

«Sebbene non possa ospitare la vita, è degno di nota come il terzo esopianeta di transito più vicino finora conosciuto, ed è uno dei migliori pianeti rocciosi che abbiamo per misurare la composizione di qualsiasi atmosfera possa possedere», osserva Enric Pallé, astrofisico dello Iac e co-autore dello studio. Con le capacità tecnologiche dei futuri telescopi spaziali, come il James Webb Telescope, e terrestri, come l’Extremely Large Telescope, si potrà studiare la composizione dell’atmosfera di GJ 357 b e di pianeti in condizioni analogamente favorevoli.

Di estremo interesse è anche Gj 357 d. «Gj 357 d si trova entro il bordo esterno della zona abitabile della sua stella, dove riceve circa tanta energia quanta ne riceve Marte dal Sole», spiega Diana Kossakowski, del Max Planck Institute for Astronomy a Heidelberg, co-autrice dello studio. «Se il pianeta ha un’atmosfera densa, la cui determinazione richiederà ulteriori studi, potrebbe intrappolare abbastanza calore da consentirgli di tenere acqua liquida sulla superficie».

Resta da determinare se Gj 357 d sia una super-terra o un sub-nettuniano. La sua massa è per ora stimata poco sopra le sei masse terrestri, ma le sue dimensioni e composizione sono per ora ignote. Un pianeta roccioso di questa massa potrebbe essere grande circa due volte la Terra. Informazioni riguardo le sue dimensioni, e quindi la sua densità, si avrebbero osservandolo anche col metodo dei transiti. Il periodo orbitale di Gj 357 d, di circa 56 giorni, lascia supporre che un eventuale suo transito sia sfuggito alla finestra osservativa di Tess.

Diversa è la situazione di GJ 357 c, il pianeta di mezzo, con massa di almeno 3.4 masse terrestri. Il suo periodo orbitale è di poco più di 9 giorni e Tess ne avrebbe rilevato il transito così come per Gj 357 b. Evidentemente, questo pianeta ha un’orbita un po’ inclinata e non riesce mai a trovarsi lungo la linea di vista, quindi non ne vediamo transiti. Basterebbe un’inclinazione minima a causare questo effetto, anche meno di un grado.

Per saperne di più:

Guarda il video della Nasa: