UNIONE RARA AI CONFINI DEL SISTEMA SOLARE

Mix glaciale su Tritone, la luna di Nettuno

Monossido di carbonio e azoto: due gas sulla Terra, ghiaccio solido ai confini del Sistema solare. Questo mix di molecole potrebbe essere coinvolto nell'attività dei geyser osservati su Tritone per la prima volta alla fine degli anni Ottanta dalla sonda Voyager 2

Crediti: Nasa/Jpl/Usgs

È uno dei principali satelliti naturali del Sistema solare esterno, il settimo più massiccio dopo Titano e la luna più grande del sistema ghiacciato di Nettuno. Parliamo di Tritone, che, con i suoi circa 2700 chilometri di diametro, è di poco più piccolo della Luna e quasi identico a Plutone (sia d’aspetto che per composizione). Essendo posizionato ai confini del nostro vicinato planetario, le condizioni “ambientali” in cui si trova a orbitare – ricordiamo che è uno dei pochi oggetti con orbita retrograda nel Sistema solare – sono estreme, a voler usare un eufemismo. Ed è da qui che parte lo studio di un team di astronomi, i quali hanno scoperto una bizzarra accoppiata molecolare ghiacciata: monossido di carbonio e azoto.

La gelida coppia è stata individuata in laboratorio tramite una lunghezza d’onda della luce infrarossa molto specifica e assorbita quando le molecole di monossido di carbonio e di azoto si uniscono vibrando all’unisono. Normalmente, il monossido di carbonio e gli ioni di azoto assorbono ben determinate lunghezze d’onda della luce infrarossa, ma la vibrazione di una miscela di ghiaccio può essere “vista” a una lunghezza d’onda diversa. La conferma è poi arrivata con i dati raccolti dal telescopio da 8 metri Gemini South in Cile: i ricercatori hanno rilevato la stessa “firma” chimica su Tritone.

Difficile immaginare questi due gas – l’azoto, che respiriamo normalmente, e il monossido di carbonio, per noi letale –  in forma di ghiaccio solido, ma a una distanza così enorme dal Sole non possiamo aspettarci altro. Nettuno si trova a circa 4,5 miliardi di chilometri dal Sole e Tritone orbita attorno al pianeta a una distanza media di 355mila chilometri.

Un’immagine di Voyager 2 che mostra il polo Sud di Tritone con le iconiche strisce scure prodotte dai geyser visibili sulla superficie ghiacciata. Crediti: Nasa/Jpl

Questo mix di molecole potrebbe essere coinvolto nell’attività dei geyser osservati per la prima volta alla fine degli anni Ottanta dalla sonda Voyager 2. Alcuni ritengono che i geyser potrebbero attivarsi in base ai cambiamenti stagionali, cioè quando il Sole estivo “riscalda” il sottile strato di ghiaccio sulla superficie di Tritone, coinvolgendo il mix di monossido di carbonio e azoto rilevato da Gemini.

Non lasciamoci ingannare dal termine “stagione”, però. Nettuno completa un’orbita attorno al Sole ogni 165 anni terrestri. Cosa vuol dire? Beh, che su Tritone una stagione dura all’incirca 40 anni. L’estate è arrivata nel 2000 e per altri 20 anni i ricercatori avranno modo di studiare questo fenomeno.

I risultati della ricerca sono stati accettati per la pubblicazione su Astronomical Journal.