ASTROFISICHE ITALIANE, ENTRAMBE ALL’ESTERO

A Licia Verde e a Irene Tamborra due premi Eas

Dal 24 al 28 giugno prossimo, in occasione della European Week of Astronomy and Space Science, a Lione, in Francia, si terrà la annuale conferenza plenaria della European Astronomical Society (Eas), durante la quale verranno premiati i ricercatori che eccellono nei diversi campi dell'astrofisica e delle tecnologie. Quest'anno, tra di essi, due nostre connazionali che lavorano all’estero, una a Barcellona e l’altra a Copenhagen

Licia Verde, professore all’Instituto de Ciencias del Cosmos all’università di Barcellona, in Spagna

Da Venezia a Padova e infine in Spagna, passando per Edimburgo, la prima. E da Ruvo di Puglia a Copenhagen, con una parentesi in Germania e Amsterdam, la seconda. Sono i percorsi di due nostre connazionali: le astrofisiche Licia Verde e Irene Tamborra, che la Società astronomica europea (Eas) – un ente indipendente che promuove l’astronomia in Europa – premierà durante lo European Astronomical Society Annual Meeting (Ewass), l’annuale conferenza plenaria che si terra a Lione, in Francia, dal 24 al 28 giugno prossimo.

Due storie diverse, quelle di Verde e Tamborra. Differenti i percorsi professionali, differenti le carriere. Ma almeno tre cose le accomuneranno quando saliranno sul palco dell’Ewass per ricevere i rispettivi premi: sono italiane, svolgono la loro attività all’estero, ed eccellono nel campo dell’astrofisica – sebbene in ambiti diversi.

Licia Verde – laurea in fisica, PhD all’università di Edimburgo e una lunga attività di ricerca sui progetti Chandra, Spitzer e WMap – è oggi titolare della cattedra in fisica e astronomia all’università di Barcellona.  A lei, quale riconoscimento per il lavoro eccezionale nella cosmologia – in particolare nello studio del fondo cosmico a microonde e della struttura su larga scala dell’Universo – è stata assegnata la Lodewijk Woltjer Lecture, una prestigiosa conferenza affidata agli scienziati più brillanti. 

«È stata per me una sorpresa. Ho ricevuto una telefonata inaspettata dal chair del comitato del premio, ma… pensavo fosse un errore. Invece no,  era vero! Sono rimasta a bocca aperta, non sapevo nemmeno cosa dire o rispondere», ricorda Verde. «È un premio che mi rende onorata. Un riconoscimento internazionale prestigioso. Sono molto grata a chi mi ha nominato per il premio – non so chi siete, ma vi ringrazio di cuore! – e a chi mi ha offerto il suo supporto durante la selezione. È molto bello e gratificante che vengano riconosciuti i frutti di  un lavoro che mi piace molto e mi dà soddisfazione, ma che comunque richiede uno sforzo e un po’ di sacrifici. Spero che serva di inspirazione ad altri, soprattutto ai più giovani, che hanno fatto scelte simili di vita e carriera».

Quanto ai motivi che l’hanno portata a occuparsi di cosmologia, «mi affascinano i problemi ancora non risolti o le domande senza risposta», dice a Media Inaf, «soprattutto se hanno implicazioni per la nostra conoscenza del mondo fisico e dell’universo. In questo momento credo che i nuovi grandi cataloghi di galassie, disponibili in un futuro molto prossimo, ci aiuteranno a rispondere a molte di queste  domande aperte. Per esempio, che cosa sono i neutrini, che cos’è la materia oscura, che cos’è l’energia oscura. Però bisogna essere ben preparati per interpretarne i dati correttamente».

Irene Tamborra, professore associato al Niels Bohr Institute dell’università di Copenhagen, in Danimarca

E una scelta simile è stata proprio quella dell’altra nostra connazionale che sarà premiata a Lione: Irene Tamborra. A lei va l’ambito premio Merac – un premio in denaro (25mila euro) quale sostegno e riconoscimento a giovani astronomi europei che si sono distinti nell’astronomia teorica, in quella osservativa e nelle nuove tecnologie – per il suo contributo pionieristico nella comprensione del ruolo dei neutrini in astronomia e in astrofisica. Fisica, dottorato con una tesi sui neutrini in astrofisica e cosmologia, vincitrice della prestigiosa borsa di ricerca postdoc della Alexander von Humboldt Foundation e, dal 2017, anche lei docente universitario, al Niels Bohr Institute dell’università di Copenhagen.

«Il mio gruppo di ricerca usa i neutrini per studiare sorgenti astrofisiche ancora inesplorate», racconta Tamborra a Media Inaf. «I neutrini sono delle particelle elementari molto abbondanti nel nostro universo, le seconde più abbondanti dopo i fotoni. A differenza dei fotoni, i neutrini interagiscono molto debolmente. Poiché i neutrini sono prodotti abbondantemente negli oggetti astrofisici più energetici e catastrofici, noi cerchiamo di svelare i segreti di queste sorgenti usando i neutrini. Allo stesso tempo, pare che i neutrini abbiamo un ruolo fondamentale nel determinare la fisica di queste sorgenti astrofisiche, ma il nostro livello di comprensione è ancora molto elementare. Il mio gruppo esplora quale sia il ruolo dei neutrini nella dinamica di queste sorgenti e in che modo i neutrini abbiano determinato la formazione degli elementi che hanno reso possibile la vita nell’universo». 

«Credo di essere fortunata», risponde quando le chiediamo di svelarci il segreto del suo successo, «perché adoro il mio lavoro e lo svolgo con passione! Allo stesso tempo, coltivo interessi diversi dalla scienza e cerco di organizzare il mio tempo in modo da trovare il giusto equilibrio tra le varie cose che mi piacciono». Quanto alla possibilità di tornare, un giorno, in Italia? «Molto volentieri, se mi fossero offerte condizioni lavorative e risorse per fare ricerca all’avanguardia anche in Italia. Amo il mio Paese, ma credo fermamente che il merito debba essere l’unico criterio di selezione in ambito accademico; purtroppo questo in Italia non è sempre vero».

Correzione del 22.05.2019: in una versione precedente il nome dei Irene Tamborra era riportato in modo errato. Ce ne scusiamo con l’interessata e con i lettori.