TANTO VICINE CHE NON DOVREBBERO ESSERCI

Nascono stelle a un passo dal buco nero

A soli due anni luce dal buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea il telescopio ALMA ha individuato la presenza di getti di materia che sarebbero stati prodotti da una stella in formazione. Questi i sorprendenti risultati di un lavoro in corso di pubblicazione sulla rivista Astrophysical Journal Letters.

     05/04/2013
La regione centrale della Via Lattea osservata nei raggi gamma dal telescopio spaziale INTEGRAL dell'ESA. La posizione del buco nero supermassiccio è indicata dalla sigla SGR A*, mentre 'SGR 2B' indica la nube di idrogeno molecolare ad esso vicina. Crediti: ESA, M. Revnivtsev (IKI/MPA)

La regione centrale della Via Lattea osservata nei raggi gamma dal telescopio spaziale INTEGRAL dell’ESA. La posizione del buco nero supermassiccio è indicata dalla sigla SGR A*, mentre ‘SGR 2B’ mostra la nube di idrogeno molecolare ad esso vicina. Crediti: ESA, M. Revnivtsev (IKI/MPA)

Due anni luce, ovvero 19.000 miliardi di chilometri. Una distanza davvero notevole per noi, ma che diventa quasi un’inezia parlando di quella che separa il buco nero supermassiccio nel centro della nostra Galassia dalle nubi di gas e polveri dove starebbero formandosi nuove stelle, scoperte grazie alle osservazioni del telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter-submillimeter Array) in una regione dove gli astronomi proprio non si aspettavano di trovarle. A quella distanza dal buco nero infatti le forze mareali sarebbero ancora così intense da impedire l’aggregazione di materia in nubi e quindi impedire la loro condensazione per generare nuovi astri. Eppure, in quella che dovrebbe essere una sorta di ‘terra di nessuno’, ALMA ha scorto le tracce di getti di materia emessi da densi agglomerati di polveri e gas. Una vera sorpresa per il team che ha analizzato i dati: se questi segnali fossero giunti da regioni della Via Lattea più distanti dal buco nero, non ci sarebbero stati dubbi nell’interpretarli come il chiaro indizio dei primi ‘vagiti’ di una stella appena formatasi.

“È davvero difficile pensare che possano formarsi stelle in vicinanza di un buco nero supermassiccio” dice Farhad Yousef-Zadeh, ricercatore presso la Northwestern University di Evanston, Illinois, primo autore dell’articolo sulla scoperta, in pubblicazione su Astrophysical Journal Letters. “Questo perché la forza di attrazione gravitazionale del buco nero produce effetti estremi che potrebbero stirare e disgregare le nubi molecolari, impedendo loro di accumulare una quantità di massa sufficiente a innescare la formazione di nuove stelle. Ma quello che abbiamo osservato sono zone dove le polveri e il gas sono diventati così densi da prevalere sul loro inospitale ambiente circostante”.

I ricercatori ritengono che queste nubi molecolari siano diventate così massicce e dense in seguito a collisioni che hanno permesso loro di superare la soglia critica in cui la forza di gravità al loro interno diventa predominante e innesca una catena di eventi che si conclude con la formazione di nuove stelle. E uno dei segnali che testimonia l’imminente completamento di questo processo è proprio l’emissione di getti di materia, esattamente come quelli individuati dalle osservazioni di ALMA. Gli astronomi sono stati in grado di rilevare questi getti caratteristici del materiale tracciando la presenza della molecola di monossido di silicio (SiO), che è relativamente abbondante nelle nubi molecolari e che emette radiazione anche nella banda delle microonde dove ALMA, con la sua sterminata batteria di antenne, è stato progettato per dare il suo meglio.