DAI VOYAGER AI CONFINI DEL SISTEMA SOLARE

Bolle in fermento

Una miriade di bolle magnetiche. Sembra essere questa la curiosa forma assunta dal campo magnetico del Sole verso i confini del nostro sistema in base ai dati raccolti dalle due sonde Voyager. Per Mauro Messerotti dell'INAF "sarà determinante calcolare le esatte dimensioni di queste bolle"

     10/06/2011
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Una miriade di bolle magnetiche in fermento. Sembra essere questa la curiosa forma assunta dal campo magnetico del Sole verso i confini del nostro sistema solare in base ai dati raccolti dalle due sonde Voyager. La conclusione non è ancora confermata ma ha già messo in seria discussione il precedente modello teorico per il quale a quelle distanze il campo magnetico si limitava solo a lente e delicate contorsioni.

Le due sonde Voyager, 1 e 2, si trovano rispettivamente a circa 117 e 95 Unità Astronomiche di distanza (1 Unità Astronomica è pari a poco meno di 150 milioni di chilometri, la distanza media della Terra dal Sole). Entrambe sono quindi ai confini del Sistema solare, dove l’influenza della nostra stella comincia a confondersi con quella delle vicine. Anche il campo magnetico solare risente della grande distanza e il suo comportamento è ancora oggi oggetto di studio. Sappiamo che in quelle regioni le linee di forza del campo si intersecano, si allontanano per poi riconnettersi dando forse origine anche a esplosioni di energia. Secondo il modello finora in uso, si riteneva però che l’andamento delle linee fosse comunque regolare e senza interruzioni.

L’elaborazione dei dati delle Voyager ci descrivono invece una situazione ben diversa, fatta di bolle magnetiche che si originano e poi disperdono in modo caotico, come le bollicine dello spumante.

Comprendere la struttura del campo magnetico in queste regioni lontane serve a capire come il Sistema solare interagisce con lo spazio circostante. “Determinare l’esatta topologia del campo magnetico della nostra stella permette ad esempio di stabilire sino a che punto il vento interstellare riesce a entrare nel nostro Sistema” commenta l’esperto di fisica solare Mauro Messerotti dell’ INAF – Osservatorio Astronomico di Trieste. “Allo stesso modo possiamo comprendere fino a che punto le particelle di bassa energia provenienti dallo spazio esterno siano favorite od ostacolate dal campo magnetico, due situazioni molto diverse che sarà possibile valutare solo quando riusciremo a calcolare le esatte dimensioni di queste bolle”.