
Qui sulla Terra, a 116 milioni di chilometri di distanza dalla spettacolare manovra orbitale, tutto è pronto per ricevere i dati, con i quali gli scienziati sperano di porre fine all’enigma che ancora avvolge l’origine di Phobos. E anche in Italia l’attesa è grande: il software e l’hardware di ASPERA sono infatti stati realizzati da un team del quale fanno parte anche gli astrofisici dell’INAF-IFSI di Roma.
Nato per studiare l’interazione fra la rarefatta atmosfera di Marte e il vento solare, ASPERA cercherà in quest’occasione di catturare le particelle che Phobos emette attraverso un processo di degassificazione. In esse potrebbero celarsi le risposte sulla sua composizione e la sua origine.
Per scoprire qualche dettaglio in più su ASPERA, abbiamo intervistato Stefano Orsini, dell’INAF-IFSI di Roma, Co-I di riferimento dello strumento per l’Italia.
Da Alessandro Mura, altro Co-I di ASPERA, sempre dell’INAF-IFSI di Roma, ci siamo invece fatti raccontare come lui e i suoi colleghi si stanno preparando a questo momento cruciale del flyby. E in che modo ASPERA, pensato per Marte, potrà fornire dati interessanti circa Phobos.
Dopo MARSIS, PFS e ASPERA, la cronaca del flyby su Phobos si chiuderà, nei prossimi giorni, con uno sguardo allo strumento OMEGA, la cui attivazione è in programma per il 7 marzo.






