IL PROGENITORE RISALE A 4,6 MILIARDI DI ANNI FA

Hayabusa smaschera quel vecchietto di Itokawa

Uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Osaka, utilizzando i dati raccolti dalla sonda Hayabusa, ha permesso di determinare l'età dell'asteroide Itokawa e altre caratteristiche utili allo studio dell'evoluzione degli asteroidi vicini alla Terra

Sezione trasversale delle particelle raccolte dall’asteroide Itokawa dalla sonda Hayabusa. Crediti: Università di Osaka

Comprendere l’origine e l’evoluzione nel tempo degli asteroidi vicini alla Terra (Nea) è senza ombra di dubbio una questione di interesse scientifico e di importanza pratica, in quanto questi poterebbero rivelarsi potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. Dove e come tali asteroidi si siano formati e cosa abbiano subito nel corso della loro vita è sempre stato un enigma, ma da qualche giorno i segreti custoditi da questi “vecchietti” dell’universo rischiano di essere svelati.

Lanciata dalla Jaxa (l’agenzia spaziale giapponese) il nove maggio del 2003 e rientrata a casa sulla Terra nel giugno del 2010, la sonda automatica Hayabusa – “mamma” di Hayabusa 2, da poco in orbita attorno all’asteroide Ryugu e in procinto di compiere un vero e proprio approdo, già in programma per il prossimo 3 ottobre – ci svela per la prima volta l’età dell’asteroide Itokawa, meta del suo viaggio nello spazio.

Un gruppo di scienziati giapponesi, di cui fanno parte i ricercatori dell’Università di Osaka, ha scoperto non solo che il corpo originario dell’asteroide si è formato 4,6 miliardi di anni fa (contemporaneamente alla formazione del Sistema solare), ma anche che circa 1,5 miliardi di anni fa è stato distrutto in seguito a una collisione con un altro asteroide. Risultati ora pubblicati su Scientific Reports.

Concentrandosi su pochi micrometri di fosfati minerali provenienti dai frammenti di Itokawa, portati a terra dalla sonda Hayabusa, gli scienziati hanno compiuto – avvalendosi della spettrometria di massa di ioni secondari – precise analisi isotopiche sull’uranio e sul piombo presenti nelle particelle da circa 50 μm di diametro. «Combinando due serie di decadimento dell’uranio, 238U-206Pb (con un tempo di dimezzamento di 4,47 miliardi di anni) e 235U-207Pb (con un tempo di dimezzamento pari a 700 milioni di anni), e usando quattro particelle di Itokawa», spiega il primo autore dello studio, Kentaro Terada, «siamo riusciti a chiarire che i minerali fosfati si sono cristallizzati durante un’epoca di metamorfismo termico – circa 4.64 miliardi di anni fa – del corpo all’origine di Itokawa, sperimentando un metamorfismo da shock a causa di un evento di impatto catastrofico con un altro corpo circa 1,51 miliardi di anni fa». 

Evoluzione temporale dell’asteroide Itokawa. Crediti: Università di Osaka

Oltre ad aver scoperto l’età di questo fossile del Sistema solare, è emerso che la mineralogia e la geochimica delle particelle analizzate assomiglia molto a quella delle condriti LL (dove le due ‘elle’ stanno per ‘poco ferro’ e ‘poco metallo’), meteoriti che spesso cadono sulla Terra. I ricercatori hanno anche scoperto che gli shock metamorfici subiti sia da Itokawa che dalle condriti sono avvenuti in momenti diversi: per la prima 1,5 miliardi di anni fa, per le seconde, 4,2 miliardi di anni fa. Ciò dimostra che Itokawa, per quanto simile, ha avuto un’evoluzione temporale diversa da quella del “corpo progenitore” delle condriti LL.

I risultati di questo studio hanno permesso di stabilire alcuni vincoli per quanto riguarda la scala cronologica dei primi campioni raccolti dall’asteroide, fornendo informazioni precise – come per esempio l’età assoluta – relative all’evoluzione dei Nea le cui orbite sono ben note. Informazioni utili a determinare l’origine e la storia degli asteroidi.

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