IL SUO PROGETTO SELEZIONATO CON ALTRI 328 SU 2538

Buchi neri: due milioni di euro a Michela Mapelli

La ricercatrice dell'Osservatorio astronomico dell’Inaf di Padova ha ricevuto un Erc Consolidator Grant per la sua proposta di ricerca Demoblack, dedicata allo studio della formazione di sistemi binari di buchi neri. Nichi D'Amico: «Questo prestigioso e cospicuo finanziamento europeo assegnato a Michela Mapelli è un’altra conferma dell’eccellenza delle persone che fanno ricerca nel nostro Istituto e in generale nel nostro Paese»

L’astrofisica Michela Mapelli

Si chiama Michela Mapelli, è ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e full professor all’Università di Innsbruck, in Austria, e ha vinto un Consolidator Grant, cioè un finanziamento europeo di circa due milioni di euro, per la sua proposta di ricerca Demoblack dedicata allo studio della formazione di sistemi binari di buchi neri. Michela Mapelli, che ha scelto come sede per la sua attività di ricerca l’Osservatorio Astronomico di Padova dell’Inaf, è una dei 329 ricercatori d’eccellenza, tra cui 33 italiani – 14 ospitati in Italia, 19 all’estero – selezionati, fra oltre 2500, in tutta Europa dal Consiglio Europeo per le Ricerche (Erc). Il finanziamento, parte del programma europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020, vale in totale 630 milioni di euro darà ai vincitori e ai team che formeranno un’occasione per svolgere progetti con impatto su vasta scala in ambito scientifico e non solo.

«I sistemi binari composti da due buchi neri sono tra gli oggetti più misteriosi dell’Universo. Anche se i teorici avevano predetto la loro esistenza da almeno 30 anni, nessuno li aveva mai osservati prima del 2015, quando gli interferometri Ligo hanno percepito per la prima volta onde gravitazionali provenienti dalla fusione di due buchi neri. La domanda fondamentale a cui il mio progetto Demoblack vuole rispondere è quali sono i canali di formazione di questi sistemi», ha spiegato Mapelli. «Attualmente conosciamo almeno due meccanismi di formazione: l’evoluzione in binaria isolata e l’evoluzione dinamica. Nel primo caso i due buchi neri si formano dall’evoluzione di due stelle gemelle, cioè due stelle che sono nate dalla stessa nube di gas e sono vissute sempre insieme, a volte scambiandosi massa. Nel secondo caso i due buchi neri non hanno alcun “rapporto di parentela”, ma vengono a trovarsi nello stesso sistema per effetto di un’interazione dinamica», ha aggiunto la ricercatrice.

Non sappiamo quale dei due canali sia quello più importante perché le incertezze nei modelli sono ancora troppo grandi. Demoblack investigherà entrambi i canali per mezzo di simulazioni numeriche innovative, combinando codici per elaborazioni al calcolatore di varia natura e tra i più avanzati oggi disponibili. «L’ingrediente fondamentale di Demoblack è il nostro codice Sevn, che è già conosciuto per aver predetto (prima delle osservazioni di Ligo) l’esistenza di buchi neri di massa 30-40 volte la massa del nostro sole», ha concluso Mapelli. «Demoblack ci fornirà la chiave interpretativa per svelare la formazione e l’evoluzione non solo dei sistemi già osservati, ma anche di quelli che Ligo-Virgo vedranno nei prossimi anni, e ci permetterà di fare predizioni verificabili con l’avvento degli interferometri gravitazionali di terza generazione».

Immagine simulata di due buchi neri che si scontrano producendo onde gravitazionali. Crediti: The Sxs (Simulating eXtreme Spacetimes) Project – Ligo/Nasa)

«Questo prestigioso e cospicuo finanziamento assegnato a Michela Mapelli è un’altra conferma dell’eccellenza delle persone che fanno ricerca nel nostro Istituto e in generale nel nostro Paese», ha commentato Nichi D’Amico, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. «I numeri parlano chiaro: le 33 vincitrici e vincitori italiani di un finanziamento Erc nel corrente anno portano i ricercatori italiani al secondo posto assoluto come numero complessivo di grant assegnati, preceduti solo dalla Germania. La sfida adesso è ineluttabile: aumentare la percentuale di vincitrici e vincitori italiani nell’ambito dell’astronomia e dell’astrofisica».

Informazioni sull’ERC e gli ERC Consolidator Grants

Il Consiglio europeo per le Ricerche, creato dall’Unione europea nel 2007, è la prima organizzazione europea di finanziamento per eccellenti ricerche di frontiera. Ogni anno, seleziona e finanzia i ricercatori migliori e più creativi di qualsiasi nazionalità ed età, per portare avanti progetti in Europa. L’ERC ha tre schemi principali di sovvenzione: Starting Grants, Consolidator Grants e Advanced Grants. Un ulteriore schema di finanziamento, Synergy Grants, è stato rilanciato nel 2017.

Ad oggi l’ERC ha finanziato oltre 7.500 ricercatori d’eccellenza a vari stadi delle loro carriere e più di 50.000 studenti dottorati e dottorandi e altro personale che lavora nei loro gruppi di ricerca. L’ERC ha un budget annuale di 1,8 miliardi di euro per il 2017, che corrisponde all’1% circa della spesa totale in ricerca in Europa. Con un budget di oltre 13 miliardi di euro per gli anni dal 2014 al 2020, l’ERC è parte del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020, del quale è responsabile il Commissario europeo Carlo Moedas. L’ERC è guidato da un corpo di governo indipendente, il Consiglio Scientifico, presieduto dal Professor Jean-Pierre Bourguignon, Presidente dell’ERC dal gennaio 2014.

Gli ERC Consolidator Grants sono assegnati a eccellenti ricercatori di qualsiasi nazionalità ed età, con dai 7 ai 12 anni di esperienza dopo il dottorato, e un curriculum scientifico che mostri grandi potenzialità. La ricerca deve essere condotta in organizzazioni di ricerca pubbliche o private situate in uno degli Stati Membri o dei Paesi Associati. Il finanziamento (di massimo 2 milioni di euro per sovvenzione) viene elargito per un massimo di cinque anni e serve principalmente ad assumere ricercatori e altro personale che costituisce la squadra dei beneficiari.