HANNO RISPOSTO IN 77

Scie chimiche: il parere degli esperti

In un articolo su Environmental Research Letters esperti analizzano le “prove” del complotto delle scie chimiche. E concordano che si tratta solo di condensa

Crediti: Wikimedia Commons

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Come astronomo guardo spesso il cielo, e le scie bianche degli aerei mi sono servite, già negli anni ’80, per capire quanta umidità ci fosse in alta atmosfera quando lavoravo al telescopio infrarosso del Tirgo, dove scie lunghe e persistenti preannunciavano bassa qualità delle osservazioni.

Quindi mi sono stupito parecchio quando ho scoperto che per molte persone queste scie farebbero parte di un piano segreto i cui scopi, negli anni, sono passati dalla disseminazione di sostanze per avvelenare la popolazione al controllo degli effetti del riscaldamento globale. In particolare quest’ultima ipotesi ha avuto un forte impulso dalle dichiarazioni di alcuni scienziati, che han proposto lo spargimento di biossido di zolfo nella stratosfera per ottenere un effetto di raffreddamento analogo a quello prodotto dalle emissioni vulcaniche. La credenza è molto diffusa: un sondaggio internazionale ha trovato che il 2,6% degli intervistati è convinto dell’esistenza di un progetto segreto di irrorazioni per il controllo del clima, e il 14% lo considera probabile.

Sull’argomento è recentemente uscito sulla rivista Environmental Research Letters un articolo, intitolato “Quantifying expert consensus against the existence of a secret, large-scale atmospheric spraying program”, in cui vengono sondate le opinioni di esperti sulla fondatezza di questa convinzione. Siccome le evidenze portate dai sostenitori sono essenzialmente foto di scie e analisi di suolo, acqua, neve o pulviscolo atmosferico, i ricercatori hanno individuato alcune centinaia di esperti di scie di condensa prodotte da aerei e di analisi chimiche, basandosi sulle loro pubblicazioni. Hanno accettato di partecipare solo un piccolo numero di essi, 49 e 28 rispettivamente nei due gruppi, a cui sono state presentate tipiche “prove”, e a cui si è chiesto un parere motivato.

I risultati dello studio sono chiarissimi: nessuno degli esperti intervistati ritiene che le scie degli aerei siano connesse ad un programma segreto di aerosol, e solo uno di essi ritiene di aver incontrato indicazioni per credere che un tale programma esista. Le scie sono spiegabili come normali scie di condensa, cioè ghiaccio formatosi dall’umidità emessa dai motori, ed il loro aumento è collegato a fattori come l’aumento del traffico, la quota di volo maggiore, il diverso tipo di motori, l’aumento dell’umidità atmosferica. Anche le foto con alcune supposte anomalie (scie di forma strana, che si interrompono e riprendono, di forma differente in aerei apparentemente vicini) sono facilmente spiegabili con differenze di altitudine o di umidità dell’aria. Il tutto documentato da innumerevoli articoli presenti nella letteratura scientifica.

Relativamente alle analisi chimiche di acqua e terreno c’è una maggiore varietà di pareri. Uno degli esperti ritiene che la presenza di bario in campioni di pulviscolo atmosferico indicherebbe la realtà di irrorazioni atmosferiche, e se tutti i suoi 27 colleghi dissentono, le spiegazioni date variano parecchio. La maggioranza degli esperti infatti ritiene che le concentrazioni trovate mostrino quello che ci si aspetta da questo tipo di analisi, si tratta di elementi comuni nel terreno e quindi nella polvere, mentre gli altri li imputano ad inquinamento o vorrebbero avere ulteriori informazioni. Anche sulla modalità con cui questi campioni sono stati presi c’è divergenza di opinioni, quasi tutti gli esperti ritengono che con quelle modalità è facilissimo contaminare i campioni ottenendo risultati senza significato, ma una piccola minoranza le ritiene adeguate.

Questi ultimi risultati lasciano onestamente perplessi. Ritenere la presenza di bario un indizio di esperimenti segreti di modifica del clima non ha molto senso, non esistono infatti progetti di controllo climatico che impiegherebbero questo elemento. Il suo utilizzo è stato ipotizzato unicamente dai proponenti della teoria del complotto, che lo hanno incluso tra gli ingredienti delle “scie chimiche” per sua igroscopicità, dovrebbe servire ad assorbire l’umidità atmosferica. Ma spargere bario metallico è tecnicamente difficilissimo, e la sua produzione annua mondiale non basterebbe ad assorbire un modesto cumulo. L’impressione è che la selezione degli esperti, almeno relativamente al secondo gruppo, non sia andata come avrebbe dovuto. Solo un sesto degli interpellati ha risposto positivamente, e probabilmente è intervenuto un pesante effetto di selezione. Il fatto che complessivamente l’80% degli interpellati non abbia accettato non dà comunque una bella immagine della scienza.

Le reazioni del mondo complottista non si sono fatte attendere. Non importa quel che dicono gli esperti, han torto, è ovvio che quella non possa essere condensa. Sono tutti pagati e mentono sapendo di mentire. Reazione ampiamente prevista, gli autori sanno benissimo che niente convincerà chi al complotto già ci crede, e si rivolgono quindi a chi voglia davvero conoscere l’opinione degli esperti. Purtroppo simili sforzi in passato non sono serviti a molto. Ho contribuito a scrivere un dettagliato documento disponibile sul sito del CICAP, e di documenti simili in rete ne esistono diversi. Ma nonostante siano ormai 10 anni che (quasi) qualunque scienziato ci dica che quella è condensa, il numero di chi crede a questa storia è cresciuto. Al punto che pure uno degli esperti intervistati sostiene che il bario sia usato per la geoingegneria, quando nessuno si è mai sognato di adoperarlo per questi scopi, sarebbe come voler asciugare le nuvole con la carta igienica.

Viviamo in un mondo in cui la scienza, la razionalità sono viste con sospetto. Sicuramente questo ci interpella come scienziati, dobbiamo rivedere sia il nostro modo di comunicare che il nostro rapporto in generale con la società. Questo è importante in quanto, citando la conclusione dello studio, focalizzarci su fantomatici programmi segreti svia l’attenzione dai problemi reali che dobbiamo affrontare.

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Fonte: Media INAF | Scritto da Gianni Comoretto