DALLO STUDIO DEL SETI OTTICO

KIC 8462852? Nessuna megastruttura aliena

Una campagna di osservazioni ottiche dell'oggetto KIC 8462852, condotte al Boquete Optical SETI Observatory a Panama, non ha dato risultati positivi sulla eventuale presenza di megastrutture in orbita attorno alla stella. I risultati, pubblicati su ApJ Letters, suggeriscono che l'anomalia della curva di luce può essere dovuta a frammenti di una cometa che si trovano in un’orbita estremamente ellittica

La stella KIC 8462852 ha tenuto di recente gli astronomi col fiato sospeso a causa del suo anomalo indebolimento di luminosità. Ciò ha portato alcuni scienziati ad ipotizzare la presenza di una gigantesca megastruttura, costruita da qualche civiltà extraterrestre, che orbita attorno alla stella. Per capirne di più, un gruppo di ricercatori, guidati da Douglas Vakoch, presidente del SETI International, ha analizzato l’eventuale presenza di brevissimi impulsi laser provenienti dall’oggetto, senza alcun successo. Lo studio è riportato su Astrophysical Journal Letters.

Rappresentazione artistica di una megastruttura in orbita attorno alla stella KIC 8462852, mentre si sta disgregando . Credit: Danielle Futselaar/SETI International

«L’ipotesi della presenza di una possibile megastruttura aliena che orbita attorno a KIC 8462852 sta rapidamente crollando», spiega Vakoch. «Non abbiamo trovato alcun indizio che possa essere riconducibile all’esistenza di una civiltà avanzata che sta inviando intenzionalmente impulsi laser verso la Terra». L’esperimento è stato coordinato dal SETI International, una nuova organizzazione di ricerca che ha lo scopo di studiare metodi innovativi nel campo dell’astrobiologia e della ricerca di civiltà extraterrestri intelligenti, tra cui l’Active SETI, che possono trasmettere intenzionalmente dei segnali verso altre stelle allo scopo di stabilire un “contatto”.

Durante sei notti osservative, trascorse tra il 29 Ottobre e il 28 Novembre al telescopio newtoniano di 0,5 metri situato presso il Boquete Optical SETI Observatory a Panama, gli astronomi hanno cercato la presenza di brevissimi impulsi, con un periodo dell’ordine del miliardesimo di secondo. Nonostante le dimensioni relativamente piccole del telescopio, lo strumento utilizza una particolare tecnica, essendo estremamente sensibile ai segnali pulsati. In altre parole, se una ipotetica civiltà extraterrestre avesse intenzionalmente inviato verso la Terra una serie di impulsi laser nello spettro del visibile, l’osservatorio Boquete sarebbe stato in grado di registrarla, assumendo che fosse stato superato il limite minimo di rivelabilità del telescopio.

KIC 8462852 ha confuso gli astronomi per alcune settimane poichè la stella esibisce una diminuzione di luminosità irregolare, mai vista prima. La curva di luce anomala è stata misurata con il satellite della NASA Kepler, essendo KIC 8462852 un oggetto che fa parte della sua campagna di ricerca di sistemi planetari. Ad ogni modo, anche se la dimensione di un pianeta come Giove causerebbe un indebolimento di luminosità pari a circa l’1%, quello osservato per KIC 8462852 è di gran lunga superiore e arriva fino al 22%. Il fatto ancora più strano è che la variazione di luminosità non segue la curva che si osserva tipicamente nel caso di un pianeta che orbita attorno alla sua stella e non è possibile fare delle previsioni. Ad oggi, la spiegazione migliore è che questo abbassamento di luminosità possa essere stato causato da frammenti di una cometa che si trovano in un’orbita estremamente ellittica, e che hanno perciò intercettato la luce stellare nello stesso momento in cui Kepler stava osservando l’oggetto.

«Data l’enorme distanza a cui si trova KIC 8462852, quasi 1500 anni luce, qualsiasi segnale ricevuto sulla Terra oggi avrebbe lasciato la stella subito dopo la caduta dell’Impero Romano», dice Marlin Schuetz, direttore del Boquete Optical SETI Observatory e co-autore dello studio. «Abbiamo bisogno di una sensibilità maggiore per rivelare l’eventuale presenza di impulsi laser che abbiano viaggiato nello spazio per tutto questo tempo».

Per rivelare brevi impulsi laser, l’osservatorio Boquete utilizza un’approccio innovativo. La maggior parte dei programmi del SETI ottico ricercano fasci di impulsi che possono essere suddivisi in modo tale che i singoli impulsi possono essere successivamente raccolti da due o più dispositivi, detti fotometri, concepiti proprio per misurare singoli segnali. Gli eventi che sono rivelati nei fotometri multipli vengono poi confrontati per identificare gli impulsi veri di luce che provengono dallo spazio. Per ridurre la perdita di segnale causata dalla separazione del fascio, l’osservatorio Boquete utilizza un singolo fotometro che raccoglie tutto il segnale associato agli impulsi. Successivamente, viene analizzato il segnale in uscita da questo fotometro per verificare se esistono degli impulsi che si ripetono in maniera regolare, o periodica, il che rappresenterebbe una chiara evidenza della presenza di un segnale di tipo artificiale.

«Se un giorno riveleremo davvero un segnale da una civiltà aliena, dovremo essere pronti per attivare in tempi rapidi i principali osservatori del mondo», conclude Vakoch. A seguito di questo primo test osservativo, durante tre delle sei notti che gli scienziati hanno avuto a disposizione, KIC 8462852 è stato monitorato simultaneamente anche in banda radio con l’Allen Telescope Array (ATA) situato in California. Anche in questo caso, non è stato rivelato alcun segnale interessante.


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Fonte: Media INAF | Scritto da Corrado Ruscica