IL PRIMO OSSERVATORIO IN AFRICA ORIENTALE

L’Etiopia alla scoperta dell’universo

Il secondo stato più popoloso dell'Africa sta per inaugurare una struttura da 3 milioni di dollari americani che potrà competere con gli osservatori più all'avanguardia. Il programma spaziale non si ferma qui: l'Etiopia sta progettando anche un satellite e un razzo spaziale

etiopiaSi tratta del secondo stato più popoloso del continente africano e sta per lanciare il primo programma per le scienze spaziali dell’Africa orientale. Parliamo dell’Etiopia, dove verrà inaugurato un osservatorio che sarà formato da due telescopi situati a ben 3200 metri di altezza sul Monte Entoto. L’Etiopia sta attraversando una florida fase di sviluppo, soprattutto tecnologica, e questo programma scientifico ne è la prova.

L’impresa nasce dalla collaborazione tra l’Ethiopian Space Science Society (ESSS), l’International Astronomical Union (IAU) e diversi astrofisici sovvenzionati da Mohammed Alamoudi, un magnate etiope-saudita che ha deciso di investire denaro nel suo Paese di origine promuovendo scienza e astronomia sin dal 2004. Per costruire questo grande osservatorio saranno necessari 3 milioni di dollari.

L’Etiopia, però, non è il primo stato africano ad avviare un programma scientifico di successo nell’ambito spaziale/astronomico. Ricordiamo la National Space Research and Development Agency (NASRDA) in Nigeria, che porterà in orbita il NigeriaSAT e altri satelliti per l’osservazione della Terra in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Algerina. Non dimentichiamo, inoltre, quello che sarà il più grande network di radiotelescopi al mondo quando lo Square Kilometre Array (SKA) verrà completato. Questo progetto scientifico monumentale vede fortemente coinvolti diversi stati africani (oltre all’Australia e altri paesi europei compresa l’Italia) con capofila il Sudafrica, dove verrà situata la maggior parte delle antenne a disco. Al progetto collaborano, però, anche Ghana, Botswana, Kenya, Madagascar, Mauritius, Mozambico, Namibia e Zambia.

Abinet Ezra, responsabile della comunicazione presso l’ESSS, ha detto: «La scienza è fondamentale in questa fase di sviluppo. Senza scienza e tecnologia non possiamo arrivare a niente. La nostra priorità è quella di ispirare le giovani generazioni e coinvolgerle in questi settori». Ha aggiunto che l’obiettivo è «costruire una società fondata sulla cultura dello sviluppo scientifico e ciò permetterà all’Etiopia di approfittare dei benefici derivanti dalla scienza spaziale».

Arrivare a questo punto, però, non è stato semplice perché Solomon Belay, direttore dell’osservatorio, e altri astrofisici hanno combattuto con le autorità per ottenere tutti i permessi e i fondi necessari, in una delle nazioni più povere del mondo dove la malnutrizione è ancora il nemico da vincere quotidianamente. L’esplorazione dello spazio, in realtà, è un lusso in queste zone del mondo, ma un lusso che permetterà ai giovani di domani di crearsi un futuro. Belay ha affermato: «Ci hanno detto che stavamo sognando a occhi aperti. L’attenzione del governo si rivolgeva verso il garantire cibo a tutti, di certo non a programmi spaziali». Per questo motivo oggi l’osservatorio etiope è anche un simbolo. Il messaggio è che in questi paesi si può portare lo sviluppo tecnologico e si può insegnare alle ragazze e ai ragazzi che studiano all’Università di Addis Abeba a sognare, sì a occhi aperti, ma per il loro futuro.

L’osservatorio sul Monte Entoto potrà competere con le strutture più all’avanguardia, incluso il Southern African Large Telescope in Sudafrica. L’Etiopia non si fermerà qui: il piano è quello di proseguire con la costruzione di osservatori sempre più potenti sulle montagne del Nord, lontano – quindi – da qualsiasi forma di inquinamento luminoso. Gli esperti sperano di poter lanciare anche un satellite nei prossimi 5 anni, soprattutto per il monitoraggio delle aree rurali altrimenti isolate. Non solo. Presso l’Istituto di Tecnologia in Etiopia, gli scienziati stanno pianificando una serie di test per il primo razzo etiope che dovrebbe arrivare a un’altezza di oltre 30 chilometri (anche se non è molto, visto che il limite tra l’atmosfera terrestre e lo spazio si supera arrivando a 100 chilometri di altitudine).