A 360 ANNI LUCE DAL SOLE

Una fascia di Kuiper extrasolare

Il disco si trova tra le 37 e le 55 unità astronomiche (5,5 e 8,2 miliardi di chilometri) dalla sua stella, più o meno la stessa distanza della cintura di Kuiper dal Sole La luminosità del disco, che è dovuta alla luce delle stelle riflessa da essa, è anche coerente con una vasta gamma di composizioni di polvere, compresi i silicati e il ghiaccio presente nella fascia di Kuiper

A sx il brillante anello di detriti che circonda HD 115600 visto quasi di taglio e collocata ad una distanza simile di quella di Plutone rispetto al Sole. A dx un modello del disco con le stesse dimensioni. Crediti: T. Currie - See more at: http://www.cam.ac.uk/research/news/discovery-shows-what-the-solar-system-looked-like-as-a-toddler#sthash.unJEpsxi.dpuf

A sx il brillante anello di detriti che circonda HD 115600 visto quasi di taglio e collocato ad una distanza simile a quella tra Plutone e il Sole. A dx un modello del disco con le stesse dimensioni. Crediti: T. Currie

Una stella poco più massiccia del Sole con un luminoso disco di polveri che la circoda, a 360 anni luce di distanza nella costellazione del Centauro. Un possibile esempio di come si è formato il nostro sistema solare, quello individuatoda un team internazionale di astronomi grazie al  Gemini Planet Imager (GPI) del telescopio Gemini Sud in Cile.

Il disco si trova tra le 37 e le 55 unità astronomiche (5,5 e 8,2 miliardi di chilometri) dalla sua stella, più o meno  la stessa distanza della cintura di Kuiper dal Sole La luminosità del disco, che è dovuta alla luce delle stelle riflessa da essa, è anche coerente con una vasta gamma di composizioni di polvere, compresi i silicati e il ghiaccio presente nella fascia di Kuiper.

La fascia di Kuiper si trova subito al di là di Nettuno e contiene migliaia di piccoli corpi ghiacciati residui alla formazione del sistema solare, più di quattro miliardi di anni fa. La stella osservata in questo nuovo studio fa parte di una regione simile a quella in cui si è formato il Sole. Il disco non è perfettamente centrato sulla stella, il che è un forte segnale della presenza di pianeti a noi invisibili. Utilizzando modelli di come i pianeti si formano da un disco di detriti, il team di ricercatori ha scoperto che le versioni “eccentrici” dei pianeti giganti del nostro sistema solare esterno potrebbero spiegare le proprietà osservate dell’anello.

«E’ quasi come guardare il sistema solare esterno quando era un bambino», secondo il ricercatore principale Thayne Currie, astronomo presso l’Osservatorio Subaru alle Hawaii.

La teoria corrente sulla formazione del sistema solare sostiene che ha avuto origine in una nube molecolare gigante di idrogeno, in cui si sono formati ciuffi di materiale più denso. Uno di questi grumi, crollando sotto la propria gravitazione, ha formato un disco rotante appiattito noto come nebulosa solare. Il Sole si è formato al centro caldo e denso di questo disco, mentre i pianeti sono cresciuti nel disco di accrescimento nelle regioni esterne più fredde. La fascia di Kuiper si crede di essere costituita dai resti di questo processo, per cui vi è la possibilità che una volta che il nuovo sistema si svilupperà, potrà sembrare molto simili al nostro sistema solare.

«Essere in grado di osservare direttamente ambienti di nascita dei pianeti intorno ad altre stelle a distanze orbitali paragonabile al sistema solare è un grande passo avanti», ha detto il dottor Nikku Madhusudhan dell’Istituto di Cambridge di Astronomia, uno dei co-autori del documento. «La nostra scoperta di un quasi-gemello della fascia di Kuiper fornisce la prova diretta che l’ambiente di nascita planetario del sistema solare potrebbe non essere raro».

La stella, dalla sigla HD 115600, è stato il primo oggetto che il team di ricerca ha esaminato. «Nel corso dei prossimi anni sono ottimista sul fatto che GPI rivelerà molti dischi di detriti e giovani pianeti. Chissà che strani nuovi mondi troveremo», ha aggiunto Currie.

L’articolo è in fase di pubblicazione su The Astrophisycs Journal Letters

Leggi l’articolo: http://arxiv.org/abs/1505.06734