CONDIVIDERE DATI E SCOPERTE IN SCIENZA

Gli astrofisici lo fanno meglio

Rendere pubblici i risultati di uno studio mettendo a disposizione dati e scoperte a tutta la comunità di ricercatori, senza temere la concorrenza altrui, è il segreto del progresso scientifico: promossi astrofisici e genetisti, bocciata la cultura ecologica, c’è ancora parecchia strada da fare

Ad alcuni scienziati non piace condividere il proprio lavoro. Ecco come i creativi della Michigan State University raccontano in un'immagine i risultati dello studio pubblicato su Bioscience.

Ad alcuni scienziati non piace condividere il proprio lavoro. Ecco come i creativi della Michigan State University raccontano in un’immagine i risultati dello studio pubblicato su Bioscience.

Italians do it better, recita un vecchio slogan buono per T-shirt anni Novanta, roba da secolo scorso ormai. Ma a ‘farlo meglio’ in questo caso è una categoria inaspettata: quella degli astrofisici e dei genetisti. Ad assicurarci della performance degli scienziati delle due discipline sono i ricercatori della Michigan State University, autori di uno studio appena pubblicato su Bioscience.

Il lavoro dell’Università statunitense esplora il paradosso che vede molti uomini di scienza condividere pubblicamente i risultati tramite riviste scientifiche e di settore, senza però condividere i dati su cui si fondano gli studi. Trasparenza sì, ma non sempre fino in fondo.

Rendere pubblici i risultati di uno studio mettendo a disposizione dati e scoperte a tutta la comunità di ricercatori, senza temere la concorrenza altrui, è però il primo fra i segreti di un progresso nella scienza. Il team dell’Università del Michigan promuove astrofisici e genetisti, campioni di generosità con colleghi di ogni nazione. Bocciata invece la cultura ecologica, colpevole di omertà nei confronti di una comunità di ricerca che quanto mai come adesso avrebbe bisogno di lavorare nella migliore delle condizioni.

C’è ancora parecchia strada da fare. «Uno dei motivi per cui si tende a non condividere i dati di una ricerca è la paura che un altro scienziato possa farti le scarpe, ma solo quando sono disponibili tutti gli elementi si gioca sullo stesso campo di gioco. È a carte scoperte che si può lavorare meglio, con più persone, e aumentando l’impatto che si ha dal punto di vista scientifico», spiega Patricia Soranno, scienziata del Michigan State University AgBioResearch. «Pensate ai progressi compiuti nel campo dell’astrofisica e della genomica, si procede con un ritmo senza precedenti, e assistiamo a ricadute su molti altri campi di ricerca».

Che astrofisici e genetisti fossero bravi comunicatori, non solo all’interno ma anche all’esterno della comunità di riferimento, ce ne siamo resi conti lo scorso anno al Festival della Scienza di Genova (l’edizione 2015 è alle porte, leggi su MediaINAF), quando Giovanni Bignami ed Edoardo Boncinelli hanno fatto il tutto esaurito nella sala del Maggior Consiglio, discutendo di origine della vita.

La scienza è forte se è di tutti. I co-autori del paper pubblicato su Bioscience auspicano una nuova era per la condivisione della conoscenza in tema di ambiente e molti altri ambiti di ricerca. Per migliorare la condizione attuale il team evidenzia, dati alla mano, che la maggiore condivisione della ricerca permette alle persone più diverse – scienziati e comuni cittadini – di partecipare in maniera attiva al progresso scientifico: giovani ricercatori ancora non affermati, gruppi scarsamente rappresentati, scienziati che provengono da istituti più piccoli o storicamente meno influenti, ricercatori del Sud del mondo spesso esclusi dalla ricerca di punta, amatori e specialisti non appartenenti al mondo accademico.

Le cose stanno cambiando, ma è il momento di fare un salto di qualità.