ALLA RICERCA DELLA VITA CON I SEGNALI RADIO

Giove trasmette in FM

I potenti segnali radio emessi da Giove potrebbero essere utilizzati per effettuare una scansione di Europa, Callisto e Ganimede: si concretizza la possibilità che gli oceani nascosti dalle lune di ghiaccio custodiscano forme di vita extraterrestre

Sotto una spessa crosta di ghiaccio, Europa potrebbe nascondere un oceano riscaldato dalle interazioni mareali con il pianeta di cui è satellite: Giove. Un nucleo geologicamente attivo potrebbe dare vita a sorgenti idrotermali sul fondale marino. Crediti: NASA / JPL / Ted Stryk.

Sotto una spessa crosta di ghiaccio, Europa potrebbe nascondere un oceano riscaldato dalle interazioni mareali con il pianeta di cui è satellite: Giove. Un nucleo geologicamente attivo potrebbe dare vita a sorgenti idrotermali sul fondale marino. Crediti: NASA / JPL / Ted Stryk.

“Vedete, il telegrafo a filo è un tipo molto, molto lungo di gatto. Voi tirate la sua coda a New York e la sua testa miagola a Los Angeles. Lo capite questo? E la radio opera esattamente allo stesso modo: voi mandate i segnali qui, e loro li ricevono là. L’unica differenza è che non c’è alcun gatto”. Con buona pace di Marconi, per Albert Einstein la radio era una cosa del genere. E a questa immagine deve aver pensato Andrew Romero-Wolf, fisico del Jet Propulsion Laboratory NASA di Pasadena, California, e primo firmatario di un interessante paper presentato alla rivista Icarus.

Secondo il team del JPL i potenti segnali radio emessi da Giove potrebbero essere utilizzati per effettuare una scansione delle grandi lune del gigante gassoso: Europa, Callisto e Ganimede. Giove possiede 67 lune conosciute, ma c’è la possibilità che proprio gli oceani liquidi nascosti dalle lune di ghiaccio custodiscano forme di vita extraterrestre.

Delle tre lune gioviane la favorita è Europa: i rilevamenti della sonda NASA Galileo suggeriscono che sotto la superficie ghiacciata si nasconda uno strato permeato d’acqua e di spessore compreso fra gli 80 e i 170 chilometri.

Gli astronomi scommettono di trovare forme di vita microbiotica sotto lo spesso strato di ghiaccio superficiale. La missione NASA Europa Clipper – dove con clipper si intende rompighiaccio – è in fase di ideazione da qualche anno e prevede un lander per raccogliere campioni di acqua non ghiacciata ad almeno due profondità diverse per studiare salinità e presenza di materiali organici. Il lancio della sonda Juice di ESA è previsto per il 2022 e sarà una missione interamente dedicata al sistema gioviano (con una forte partecipazione italiana).

Quanto sia spesso il guscio ghiacciato di Europa, resta però un mistero. I modelli attuali parlano di 30 chilometri. Le analisi dati della sonda Galileo suggeriscono che debba comunque essere inferiore ai 15, e si scende con le ipotesi fino a uno spessore di 4 chilometri. Dati troppo disomogenei per ricavare ipotesi sensate.

Ice-penetrating radar è attualmente l’unica tecnologia affidabile per confermare o smentire l’ipotesi di oceani nascosti sui satelliti gioviani. Il radar non fa che emettere potenti segnali, restando in ascolto di un eventuale ritorno: nel caso di Europa potrebbe evidenziare il confine fra crosta ghiacciata e oceano liquido, o tra il mare nascosto e il nucleo roccioso della luna.

C’è bisogno di segnali radio a bassa frequenza, inferiori ai 30 MegaHertz. Le stesse che, però, è lo stesso Giove a emettere in forma di potenti raffiche. Le onde trasmesse dal gigante gassoso provengono da nubi di particelle elettricamente cariche e intrappolate nel campo magnetico di Giove. Un bel problema per le missioni future, che dovrebbero prevedere un radar capace di superare questo genere di disturbo: un fardello decisamente troppo ingombrante per una piccola sonda.

“E allora perché non mettersi sulle frequenze decametriche del gigante del Sistema Solare”, suggerisce Andrew Romero-Wolf. “Possiamo limitarci a costruire un ricevitore e fare a meno del trasmettitore. Un sistema di scansione per gli oceani di Europa esiste già: è Giove. Tutto ciò che dobbiamo fare è andare lì e restare in ascolto”.

La strategia del JPL è semplice: inviare una sonda fra Giove e le grandi lune ghiacciate, monitorare i segnali di rimbalzo, e trarre le conclusioni. “La tecnologia per farlo è già disponibile e non richiede particolari sviluppi”, taglia corto Romero-Wolf. “Siamo di fronte a uno di quei casi in cui è la Natura in persona a offrirci la soluzione al problema”.

Europa è avvolta da una ionosfera che forse può distorcere in parte il segnale radio ma si tratta di una variabile poco rilevante e che non dovrebbe impedire di sondare lo strato di ghiaccio. Non siamo ancora in grado di dire se ci siano o meno organismi sotto il guscio di Europa, ma a breve potremmo avere forti prove a carico della vita, altrove.