FORSE SVELATO IL MISTERO DI QUESTI OGGETTI

I getti che scolpiscono le nebulose planetarie

Un team internazionale di astronomi ha osservato per la prima volta un getto di particelle ad alta energia proveniente da una stella morente, la stella IRAS 15445−5449. Utilizzando i radiotelescopi dell'Australia Telescope Compact Array, hanno scoperto che è il getto a modellare la nebulosa planetaria che avvolge le stella nell'ultima fase della sua vita.

Un getto di particelle energetiche (in magenta) avvolge l'ambiente intorno alla stella IRAS 15.445-5449. (Crediti: E. Lagadec/ESO/A. Pérez Sánchez)

Un getto di particelle energetiche (in magenta) avvolge l’ambiente intorno alla stella IRAS 15.445-5449. (Crediti: E. Lagadec/ESO/A. Pérez Sánchez)

L’ultima fase della vita di una stella è forse quella più spettacolare. Per stelle simili al Sole, quella fase comporta la formazione di una nebulosa planetaria (che non ha in realtà nulla a che fare con i pianeti)durante la fase di gigante rossa, gli strati esterni della stella vengono espulsi creando un involucro di gas altamente energetico e dalla forma spettacolare. Non è mai stato chiaro che cosa determini la forma di questi oggetti, ma ora un team internazionale di astronomi ha osservato per la prima volta un getto di particelle ad alta energia emanato da una stella morente che potrebbe dare  il via alla formazione delle nebulose e modellare il guscio di gas nebulare.

Il team di astronomi ha utilizzato l’Australia Telescope Compact Array (ATCA) del CSIRO, che comprende 6 radiotelescopi, ciascuno di 22 metri di altezza, che studiano proprio le stelle nella loro fase finale. La stella IRAS 15445−5449, che si trova a 23mila anni luce da noi nella costellazione del Triangolo Australe, sta per aggiungersi alla lista delle nebulose planetarie, anche se il processo è solo all’inizio.

“Nei nostri dati abbiamo trovato chiaramente la firma di un getto stretto e altamente energetico, finora mai visto e studiato attorno a stelle giganti simili al nostro Sole”, ha detto Andrés Pérez Sánchez, astronomo dell’Università di Bonn a capo della ricerca pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Per risolvere il mistero i radiotelescopi australiani sono stati di grande aiuto. L’intensità e le frequenze delle emissioni radio provenienti dalla stella erano compatibili con quelle che di solito vengono emesse da un getto ad alta energia, le cui particelle viaggiano alla velocità della luce. Questa tipologia di getti è stata osservata anche attorno ad altri oggetti come stelle appena nate o buchi neri super massicci.

In questa immagine sono messi a confronto due oggetti molto antichi, come le nebulose protoplanetarie Calabash e M 2-9 mostrando come IRAS 15445-5449 (a sinistra) potrebbe evolvere in futuro. La striscia bianca indica l'unità di misura 0,5 anni luce. (Crediti: E. Lagadec/ESO/A. Pérez Sánchez; NASA/ESA & Valentin Bujarrabal; B. Balick, V. Icke, G. Mellema e NASA/ESA)

In questa immagine sono messi a confronto due oggetti molto antichi, le nebulose protoplanetarie bipolari Calabash e M 2-9 mostrando come IRAS 15445-5449 (a sinistra) potrebbe evolvere in futuro. La striscia bianca indica l’unità di misura 0,5 anni luce. (Crediti: E. Lagadec/ESO/A. Pérez Sánchez; NASA/ESA & Valentin Bujarrabal; B. Balick, V. Icke, G. Mellema e NASA/ESA)

“Abbiamo notato un potente getto muoversi a spirale attraverso un forte campo magnetico”, ha detto Wouter Vlemmings, dell’Osservatorio spaziale di Onsala. “La sua luminosità indica che è nella fase di creazione della nebulosa attorno alla stella”.

Si tratta di un fenomeno relativamente breve, secondo i ricercatori. Questa fase potrebbe durare non più di qualche decennio. In ogni caso, al massimo in qualche centinaio di anni il getto avrà completamente modellato la nebulosa. Gli scienziati non hanno ancora la certezza che un fenomeno simile possa verificarsi anche al Sole. Infatti la stella appena studiata potrebbe avere una sorta di complice (altra stella o pianeta) che ha contribuito alla formazione di questo getto di particelle, mentre per il Sole, che non ha compagni, potrebbe prepararsi un altro destino. Con l’ausilio di altri radiotelescopi come ALMA, SKA (in fase di progettazione) saranno possibili ulteriori studi.