STAMANI A PALAZZO MONTECITORIO

Ricerca italiana, che fare?

Luci e ombre emergono dall’indagine condotta dalla VII Commissione Cultura, scienza ed istruzione della Camera dei Deputati. Per Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, “Dobbiamo consentire al nostro Paese di attrarre maggiori fondi europei per la ricerca”.

Qual è la situazione della ricerca nel nostro Paese? Se ne è parlato questa mattina a Roma, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio in occasione della presentazione degli atti dell’indagine conoscitiva dedicata a questo argomento e promossa dalla VII Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione della Camera dei Deputati. Dalle oltre 600 pagine del documento emergono  criticità, ma anche qualche elemento decisamente positivo.

Alcuni dati sottolineati dall’On. Manuela Ghizzoni, Presidente della VII Commissione, fotografano chiaramente la situazione del comparto ricerca italiano nel confronto con la realtà internazionale: intanto la quota di finanziamenti erogati, che è ben al di sotto del 2 % del Prodotto Interno Lordo destinato in media dagli altri stati europei alla ricerca. Ma anche il numero di ricercatori in rapporto alla popolazione è tra i più bassi del Vecchio continente. E oltre all’esiguità si sta prospettando un progressivo invecchiamento del personale di ricerca, dovuto alle scarse possibilità per i giovani di accedere a nuovi posti o sostituire coloro che sono andati in pensione. In questo quadro non certo incoraggiante si evidenzia però la preparazione e la qualità dei nostri ricercatori, testimoniata anche dalla loro grande capacità di attrarre fondi nei bandi a livello europeo, a testimonianza del livello di eccellenza del lavoro svolto.

Come migliorare questa situazione nel prossimo futuro? “Dobbiamo darci l’obiettivo di far rientrare in Italia una quota maggiore di fondi che il nostro Paese destina a progetti di ricerca di respiro europeo” commenta nel suo intervento il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Francesco Profumo. “Attualmente infatti riusciamo ad attrarre circa il 60 % dei fondi che vengono dati dall’Italia all’Unione europea”. Per far questo però secondo il Ministro bisogna migliorare in breve tempo il sistema dei bandi per la richiesta di finanziamenti ad attività di ricerca, che deve essere quanto più simile a quello adottato dalla UE, con regole ben definite e omogenee per tutti gli attori della ricerca. Nel processo dell’assegnazione dei fondi la valutazione dei progetti deve giocare un ruolo sempre più importante, basandosi sul meccanismo della ‘revisione tra pari’ (peer-review). Tutte queste procedure inoltre devono avere tempi certi di esecuzione, perché “la ricerca invecchia rapidamente”. Ma oltre a tutto ciò è necessario avere una visione della ricerca a lunga scadenza e globale, che deve coinvolgere tutti i suoi protagonisti: sia gli Enti vigilati dal MIUR che le Università, ma anche le Imprese. E questo per presentarsi al meglio all’appuntamento del nuovo Programma Quadro di Ricerca e Innovazione europea denominato “Horizon 2020” che prenderà avvio nel 2014. “Purtroppo i risultati non positivi del nostro Paese  nei Programmi quadro precedenti sono determinati da una carenza di governance” commenta ai nostri microfoni il Ministro Profumo. “Quindi io credo che per una migliore qualità della ricerca sia necessario andare verso una governance più forte. Abbiamo appunto pensato di avviare un tavolo a cui partecipino le università, i centri di ricerca e magari in una fase successiva anche i delegati delle aziende, per rappresentare ‘La’ ricerca del Paese”.

All’incontro era presente anche il Presidente dell’INAF GIovanni Bignami, che sottlinea come “l’INAF viene fuori comunque bene dal quadro tatteggiato oggi. Per quanto riguarda il futuro, ho trovato gli interventi del Ministro Profumo e del Presidente del CNR Luigi Nicolais particolarmente incoraggianti e costruttivi, anche per quanto riguarda la parificazione del personale Universitario a quello degli Enti e la necessità di una abilitazione nazionale per accedere ai livelli più alti nel comparto ricerca”.