ALL'ORIGINE INONDAZIONI DI LAVA

Il lato piatto di Mercurio

I dati dalla sonda MESSENGER confermano che Mercurio ha conosciuto un periodo di intensa attività vulcanica, dalla quale avrebbero avuto origine le zone piatte che osserviamo oggi.

Per oltre 35 anni le lisce “pianure” rocciose di Mercurio hanno fatto discutere astronomi e geologi. Riprese per la prima volta nel 1974 dalla sonda Mariner 10, sembravano essere il risultato di una remota attività vulcanica ma i dubbi non mancavano. Il colore, ad esempio, non era più scuro rispetto alle zone circostanti, come invece troviamo sulla Luna. Ora, grazie ai nuovi dati della sonda MESSENGER, abbiamo la conferma che dietro a quelle regioni così lisce ci sono state enormi fuoriuscite di lava.

Il risultato nasce dall’analisi della morfologia e della composizione chimica di alcune “pianure” presenti nell’emisfero settentrionale del pianeta. La loro formazione sembra risalire a circa 4 miliardi di anni fa, quando il pianeta era particolamente attivo da un punto di vista geologico. Non sono però il frutto delle classiche eruzioni vulcaniche, piuttosto si sono formate dal raffreddamento di estese colate di lava fuoriuscite dalle crepe della superficie.

Queste vere e proprie inondazioni di roccia fusa hanno ricoperto sino al 6% della superficie di Mercurio, corrispondente come estensione al 60% degli Stati Uniti. Riempiendo crateri e vallate, la lava si è poi raffreddata e solidificata, dando origine alle zone lisce e piatte che possiamo osservare oggi.

Prima di poter affermare di aver risolto il caso sono però necessarie altre conferme, per questo si attendono nuovi dati e osservazioni dalla MESSENGER. La sonda americana è la prima ad essere stata immessa nell’orbita del pianeta e lo studierà per vari anni. E chissà quali altre scoperte ci attenderanno quando nel 2020 arriverà Bepi Colombo, la sonda dell’Agenzia Spaziale Europea alla cui realizzazione ha contribuito anche l’Italia.