SU TITANO, LUNA DI SATURNO

Cielo a pecorelle, metano a catinelle

Osservati grazie agli strumenti a bordo della sonda Cassini rapidi oscuramenti nelle zone equatoriali della superficie di Titano. Per gli scienziati non ci sono dubbi: sono dovuti a piogge di metano. I risultati di questo studio sono pubblicati in un articolo pubblicato oggi su Science. Tra gli autori, J.I. Lunine, associato INAF.

Le previsioni meteo per la primavera danno forti piogge. Vista la stagione, non ci sarebbe niente di straordinario, parlando di quello che avviene di solito sul nostro territorio. Ma stavolta si parla di un mondo distante da noi qualcosa come un miliardo e trecento milioni di chilometri. Le precipitazioni in questione sono segnalate infatti su Titano, la luna più grande di Saturno. E non sono composte da acqua, ma da metano liquido. A rilevarle, come un vero e proprio “Meteosat extraterrestre”, è stata la sonda Cassini, una missione NASA con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e italiana (ASI) che ormai da quasi sette anni orbita intorno a Saturno e alle sue lune studiandone le proprietà. Missione a cui partecipa anche l’INAF con lo spettrometro VIMS.

Era già noto che le nuvole che avvolgono Titano sono formate principalmente da metano e fanno parte di un ciclo del tutto simile a quello del clima terrestre in cui questo idrocarburo sostituisce l’acqua. Sulla luna di Saturno, è infatti il metano che riempie gli enormi laghi sulla superficie, che satura le nubi nell’atmosfera e ricade al suolo sotto forma di pioggia.  Anche se la superficie presenta tracce della passata presenza di liquidi che dovevano scorrere nelle zone equatoriali di Titano, gli idrocarburi allo stato liquido, in particolare metano ed etano, erano stati osservati finora solo nei laghi in prossimità dei poli. Mancava insomma l’evidenza delle precipitazioni a testimoniare questi solchi.

Ed eccola arrivare, per la precisione il 27 settembre 2010. In un clima confrontabile a una capricciosa giornata di aprile sulla Terra, gli strumenti di Cassini riprendono una tempesta – dalla struttura a forma di freccia – nelle regioni equatoriali di Titano. Poi, nel mese successivo, osservano una larga struttura di nubi. Nelle immagini, raccolte e analizzate a Terra dal Cassini Imaging Team, una regione di circa 500.000 Km quadrati situata al confine sud dell’arida zona collinare denominata Belet, ed altre regioni più piccole nelle vicinanze, si registra un progressivo e rapido oscuramento di quelle zone. Per gli scienziati è la prova evidente che questo cambiamento di luminosità è dovuto alla pioggia che ha bagnato la superficie della luna. Per Jonathan I. Lunine, attualmente associato INAF e docente dell’Università di Roma Tor Vergata, coautore dell’articolo pubblicato oggi su Science che descrive la scoperta “oggi è chiaro che le piogge cadono nelle aride zone equatoriali molto più frequentemente di quanto sia stato predetto da alcuni modelli teorici, con scala temporale del secolo o del millennio”.

Per saperne di più:

Leggi il comunicato stampa INAF