L'IMMAGINE PRESA CON IL WFI DELL'ESO

Uno sciame stellare dal sapore antico

L'immagine pubblicata dall'ESO è stata ottenuta grazie alla camera a grande campo WFI e riguarda l'ammasso globulare Messier 107. Uno sciame composto da stelle antiche, di piccole dimensioni e con circa dieci miliardi di anni.

Riguarda l’ammasso globulare Messier 107 l’immagine che l’ESO ha pubblicato oggi e realizzata con la camera a grande campo Wide Field Imager, sita all’Osservatorio di La Silla in Cile. L’immagine mostra uno sciame di stelle antiche.

Gli ammassi globulari sono tra i più antichi oggetti dell’Universo. E dal momento che le stelle all’interno di un ammasso globularesono state formate dalla stessa nuvola di materia interstellare e più o meno allo stesso tempo – tipicamente oltre 10 miliardi di anni fa – sono tutte stelle di piccola massa e, per questa loro caratteristica, bruciano il loro combustibile di idrogeno molto più lentamente delle stelle di grande massa. Gli ammassi globulari si sono generati nella prima fase di formazione delle loro galassie ospiti e, pertanto, lo studio di questi oggetti può fornire spunti importanti su come le galassie e le stelle che le compongono si evolvono.

L’ammasso globulare Messier 107, noto anche come NGC 6171, è un’antica e compatta famiglia di stelle posta a circa 21000 anni luce di distanza. Messier 107 è come una frenetica metropoli: in ammassi globulari come questo, migliaia di stelle sono concentrate in uno spazio che è solo una ventina di volte la distanza tra il nostro Sole e la sua stella più prossima, Alpha Centauri. Un numero significativo di queste stelle si sono già trasformate in giganti rosse, una delle ultime fasi della vita di una stella, e, in questa immagine, hanno un colore giallastro.

L’ammasso globulare ha un diametro di circa 13 minuti d’arco, che corrisponde a circa 80 anni luce, e si trova nella costellazione di Ofiuco, a nord delle tenaglie dello Scorpione. Circa la metà degli ammassi globulari della Via Lattea si trovano nelle costellazioni del Sagittario, Scorpione e Ofiuco, in direzione del centro della Via Lattea. Questo perché possiedono orbite allungate intorno alla regione centrale e quindi hanno in media maggiori probabilità di essere osservati in questa direzione.

Il comunicato stampa dell’ESO