SATELLITE PLANCK

Una cartolina dallo spazio per gli astrofisici bolognesi

Il satellite Planck, in orbita a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, fotografato dal telescopio di Loiano (BO). Impresa realizzata dall’Osservatorio astronomico e dall’Istituto di Astrofisica Spaziale (IASF) di Bologna, entrambi dell’INAF.

La traccia di Planck è indicata dal cerchietto azzurro

La traccia di Planck è indicata dal cerchietto azzurro

Un biglietto natalizio davvero inusuale, quello giunto giovedì scorso a Bologna. Mittente: il satellite Planck, la missione dell’Agenzia Spaziale Europea per lo studio dell’universo primordiale, in orbita in un punto dello spazio chiamato L2 a circa cinque “secondi luce” dalla Terra. Destinatario: gli astrofisici dell’INAF-IASF Bologna che lo hanno realizzato e che, dopo averlo avuto sotto gli occhi tutti i giorni per oltre dieci anni, non avevano più potuto rimirare il loro gioiello dal 14 maggio scorso, giorno del lancio nello spazio. Postino d’eccezione: il telescopio di Loiano, che con il suo specchio da 152 cm è riuscito a immortalare il satellite, appena quattro metri per quattro, da una distanza di circa un milione e mezzo di chilometri.

«È entusiasmante vedere la traccia del satellite in cielo», dice Fabrizio Villa, il ricercatore dell’INAF-IASF Bologna che ha avuto l’idea di questa osservazione. «Dopo tanti anni passati gomito a gomito con Planck e il suo strumento LFI qui sulla Terra, il lancio mi aveva lasciato un senso di vuoto. Certo, siamo sempre in contatto, i dati che ci manda li vediamo tutti i giorni, ma riuscire a catturarlo lassù a 1.5 milioni di km mi pareva fosse una grande emozione. Per questo ho chiesto ai miei colleghi (Nicola Masetti dello INAF-IASF Bologna, Silvia GalletiIvan Bruni dell’INAF–Osservatorio astronomico di Bologna) se fosse possibile fotografarlo da Loiano. Hanno colto il mio entusiasmo, e mi hanno fatto un regalo davvero grande».

Il telescopio di Loiano, in effetti, ha mostrato di avere tutte le carte in regola per questo memorabile scatto. «Certo, oggi è un po’ invecchiato, è stato realizzato nel 1976», spiega Flavio Fusi Pecci, direttore dell’Osservatorio astronomico di Bologna, la struttura dell’INAF che gestisce il telescopio insieme al Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna, «ma la sua camera CCD è tutt’ora di prima qualità. Il suo grande pregio è che unisce un ampio campo di vista a un ottimo potere risolutivo. Lo usiamo soprattutto per lo studio di popolazioni stellari nella nostra galassia e in quella di Andromeda, dove ci ha permesso di identificare centinaia di ammassi globulari, chiamati appunto Bologna 1, Bologna 2, 3, 4, eccetera. Questa osservazione del satellite Planck, molto divertente, è stata resa possibile, oltre che dalla capacità di imaging, anche dalla possibilità che ha il telescopio di effettuare tracking di alta precisione, e dunque di seguire oggetti in movimento. Planck infatti si muove, un po’ come una cometa molto veloce, e la traccia che si vede nell’immagine, dovuta alla posa di 20 minuti, è la sua traiettoria».

E il lungo viaggio di questa foto non è ancora giunto al termine: dagli schermi dei computer degli scienziati sta per passare alla stampa. «Per noi che a questo esperimento ci abbiamo dedicato una vita», afferma infatti Nazzareno Mandolesi, direttore dell’INAF-IASF Bologna e responsabile di LFI, lo strumento a bassa frequenza a bordo di Planck, «è un’immagine emozionante, la ciliegina sulla torta dopo i dati scientifici di qualità eccezionale che ci sta regalando Planck da quando è in orbita. Per questo, abbiamo deciso che ne faremo dei biglietti d’auguri per Natale».

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