Attorno al polo nord di Saturno c’è una delle strutture atmosferiche più sorprendenti del Sistema solare: un enorme esagono che sembra quasi troppo geometrico per nascere in qualcosa di fluido e mutevole come un’atmosfera. Osservato per la prima volta dalle sonde Voyager all’inizio degli anni Ottanta è ancora lì, stabile, più di quarant’anni dopo. Ora, al polo opposto del pianeta, è emersa un’altra struttura altrettanto insolita, selezionata giusto oggi sul sito Nasa come immagine astronomica del giorno (Apod). Questa volta i lati sono dieci, ma la storia è molto meno ordinata. A individuarla, analizzando immagini ottenute con lo Hubble Space Telescope e con telescopi da terra, è stato un gruppo guidato da Agustín Sánchez-Lavega della Escuela de Ingeniería de Bilbao (Universidad del País Vasco, Spagna).

Un decagono attorno al polo sud di Saturno fotografato da Hubble (Apod dell’8 settembre 2026). Crediti: Nasa, Esa, Stsci, Hst; A. Sánchez-Lavega (Upv), A. Simon (Nasa-Gsfc), M. Wong (Uc Berkeley); Processing: A. Pagan (Stsci)
Il decagono si trova nell’emisfero australe di Saturno, tra circa 58 e 63 gradi di latitudine sud, ed è diventato sempre più evidente nel giro di pochi anni. Nelle immagini del 2023 se ne intravedevano già i contorni, nel 2024 la forma appariva più netta e nel 2025 i dieci vertici risultavano ormai ben sviluppati, anche se non tutti con lo stesso contrasto.
C’è una ragione molto concreta per cui questa figura è emersa solo di recente nelle osservazioni. A causa dell’inclinazione dell’asse di Saturno, durante il moto del pianeta attorno al Sole cambia anche la porzione dei due emisferi che riusciamo a osservare meglio dalla Terra. Per anni il polo sud è rimasto difficile da osservare dal nostro pianeta: dalla metà del 2012 la geometria di osservazione era diventata sfavorevole. Solo nel 2023 la regione meridionale ha iniziato a tornare progressivamente visibile. Proprio allora, nelle immagini di Hubble, compare la prima traccia riconoscibile della struttura a dieci lati. Non sappiamo se il decagono sia nato proprio nel 2023: è semplicemente da quel momento che abbiamo iniziato a osservarlo con sufficiente chiarezza. C’è però un indizio che fa pensare a un fenomeno recente: nelle osservazioni risalenti al precedente giro di Saturno attorno al Sole, circa 29 anni terrestri, il decagono non compare; tra il 2023 e il 2025, invece, la sua forma è diventata via via più netta.

Mappe polari dell’emisfero sud di Saturno, ottenute con Hubble, che mostrano l’evoluzione del decagono tra il 2023 e il 2025. A destra, la struttura osservata a due diverse lunghezze d’onda, sensibili rispettivamente alle nubi più profonde e agli aerosol dell’alta troposfera. Crediti: Sánchez-Lavega et al., Science Advances, 2026
Con il migliorare della visibilità del polo sud, il decagono ha potuto essere seguito con maggiore continuità. Le immagini più importanti arrivano da Hubble, integrate nel 2025 da osservazioni con PlanetCam sul telescopio da 2.2 metri dell’Osservatorio di Calar Alto e da immagini raccolte da una rete internazionale di osservatori amatoriali. Man mano che il decagono si è fatto più evidente, è diventato possibile seguirne il comportamento nel tempo e confrontarlo con il celebre esagono del polo nord, scoprendo che le somiglianze finiscono in gran parte nella geometria. L’esagono settentrionale è infatti estremamente stabile e quasi fermo rispetto alla rotazione del pianeta. Il decagono, invece, si muove verso est e i suoi vertici oscillano avanti e indietro in longitudine, come se la figura respirasse o si deformasse lentamente mentre si sposta. Il ciclo si ripete in media ogni trentadue giorni, con oscillazioni che possono raggiungere 8.4 gradi: un comportamento mai osservato nell’esagono.
Più che una figura tracciata nell’atmosfera, il decagono è la forma visibile di una grande onda atmosferica legata a una corrente a getto molto intensa. La corrente raggiunge circa 116 metri al secondo, mentre il decagono avanza verso est a circa 2.5 metri al secondo. È un po’ come accade alle onde su un fiume, dove l’acqua e la forma dell’onda possono muoversi a velocità diverse. L’ipotesi è che l’onda resti confinata dalla struttura della corrente a getto e che un’instabilità della corrente possa averne innescato la formazione.

Due geometrie ai poli di Saturno. A sinistra, il celebre esagono del polo nord; a destra, il decagono osservato nell’emisfero sud dallo Hubble Space Telescope il 29 agosto 2025. Crediti: Nasa, Esa, A. Sánchez-Lavega (Universidad del País Vasco)
Poco più a nord del decagono si trova anche un vortice anticiclonico, visibile come una macchia rossastra larga circa 4000 chilometri – quasi un terzo del diametro terrestre – che potrebbe aver contribuito alla nascita della struttura. Per esplorare questa possibilità, il gruppo di ricerca ha simulato il comportamento della corrente atmosferica in diverse condizioni. I risultati mostrano che sia una perturbazione regolare della corrente a getto sia la presenza di un vortice anticiclonico possono produrre una struttura ondulata e ripetitiva, simile per alcuni aspetti al decagono osservato. Nessuna delle simulazioni, però, riesce ancora a riprodurne fedelmente il comportamento. Il decagono resta quindi una struttura ancora tutta da capire.
Ai due poli di Saturno, la geometria racconta dunque due storie diverse. A nord una figura stabile e longeva; a sud una struttura molto più irrequieta, della quale stiamo forse osservando l’evoluzione in tempo reale.
Per saperne di più
- Leggi su Science Advances l’articolo “A decagon wave around Saturn’s south pole” di Sánchez-Lavega Agustín, Simon Amy A., Wong Michael H., Fletcher Leigh N., Antuñano Arrate, Hueso Ricardo, Iñurrigarro Peio, Flix-Bellmunt Aida, Miró Arnau, García-Melendo Enrique, Barry Trevor, Oger Jean-Paul, Orton Glenn S., Garate-Lopez Itziar






