L’asteroide di Chicxulub fu il responsabile della più famosa estinzione di massa: quella avvenuta nel Cretaceo, 66 milioni di anni fa. L’asteroide, di circa dieci chilometri di diametro, si schiantò nella penisola dello Yucatán, in Messico, ponendo fine al regno dei dinosauri. Le dinamiche su come sia avvenuta l’estinzione di massa non sono ancora del tutto certe: l’attrito tra l’atmosfera e i detriti che ricadevano sulla Terra a seguito dell’impatto provocò un’intensa ondata di calore subito dopo l’evento, ma non è chiaro se il maggior effetto lo abbia avuto l’impatto dell’asteroide o eventi secondari che ne conseguirono.
Uno studio guidato da Brandon C. Johnson (Purdue University, Stati Uniti) e pubblicato la scorsa settimana su Journal of Geophysical Research: Biogeosciences ha scoperto che una fitta coltre di polvere causata dall’impatto ricoprì l’intero pianeta e probabilmente isolò termicamente l’atmosfera, intrappolando e irradiando verso la superficie una quantità di calore sufficiente a innescare incendi boschivi su scala mondiale e a carbonizzare persino gli animali dalla pelle più spessa. In uno scenario di questo tipo, le forme di vita sarebbero state uccise nelle prime ore a seguito dell’impatto.

La penisola dello Yucatán, sito di impatto dell’asteroide di Chicxulub, vista dalla Stazione spaziale internazionale. Crediti: Esa/Nasa
Quando l’asteroide di Chicxulub colpì la Terra, un’enorme nube di polvere e detriti di roccia venne scagliata in alto nell’atmosfera. Parte della nube si raffreddò e si condensò in minuscole goccioline di roccia note come sferule, che precipitarono nuovamente verso la superficie come mini-meteoriti. Durante la caduta, l’attrito tra l’aria e le sferule in caduta generò un intensa ondata di calore. Alcuni studi suggerivano che le sferule avessero irradiato calore sufficiente ad arrostire gli animali dalla pelle sottile e privi di riparo, ma non abbastanza da far divampare improvvisamente le piante. Ma, nel 2023, in Nord America furono osservati degli strati rocciosi che documentavano uno strato di polvere post-impatto estremamente fine che potrebbe essersi formato dalla nube non condensata per formare sferule. «Questo ha ravvivato il mio interesse per ciò che è accaduto al vapore residuo: è da lì che è partito questo lavoro», ricorda Johnson.
Combinando le precedenti simulazioni dell’impatto con le osservazioni geologiche dello strato di polvere dell’estinzione, il nuovo studio ha calcolato la quantità di polvere presente nell’atmosfera dopo l’impatto, e in che modo quello strato di polvere avrebbe amplificato il rilascio di energia termica da parte della Terra a causa delle sferule in caduta. Con la coltre di polvere, il calore in superficie sarebbe stato 3,5 volte più intenso rispetto a quello generato dalle sole sferule, abbastanza da uccidere gli animali e provocare incendi boschivi spontanei.
La stessa coltre di polvere alla base della teoria di Johnson sugli incendi globali avvalora anche un’altra teoria sull’estinzione: quella secondo cui i dinosauri potrebbero essere morti di fame a causa di un prolungato inverno post-impatto. «Sembra controintuitivo», spiega Johnson, «ma in realtà si tratta dello stesso effetto». Così come un thermos può essere utilizzato sia per mantenere caldo il the che per mantenere fredda l’acqua, infatti, una volta che le sferule avessero smesso di cadere e gli incendi si fossero spenti, enormi nuvole di polvere avrebbero potuto bloccare il calore del Sole per anni o decenni, provocando un inverno globale
«Il nostro lavoro avvalora l’idea che sia stato proprio l’impatto a devastare la vita terrestre e a causare l’estinzione di massa», spiega Johnson. Studiare la dinamica dell’estinzione è importante per interpretare l’impatto che un evento dirompente come quello di Chicxulub può avere sull’evoluzione e sul recupero degli ecosistemi, e per capire perché alcuni animali si salvarono mentre altri, come i dinosauri non aviani, non ci riuscirono.
Per saperne di più:
- Leggi su Journal of Geophysical Research: Biogeosciences l’articolo “Heat and Wildfires During the K-Pg Mass Extinction Enhanced by Fine Dust”, di Brandon C. Johnson, Alexandria V. Johnson, Shigeru Wakita, Douglas S. Robertson







