Rispetto agli anni Sessanta, il costo dei lanci spaziali in orbita bassa è diminuito del 96 per cento, passando da oltre 87mila dollari al chilo nel 1960 a 3.868 dollari lo scorso anno. Secondo una ricerca pubblicata la settimana scorsa su Pnas Nexus, il trend di discesa si confermerà anche nel futuro, con un ulteriore calo del 93 per cento rispetto ai livelli attuali entro il 2040. Lo studio, firmato dagli economisti Alessio Terzi dell’Università di Cambridge e Francesco Nicoli del Politecnico di Torino, predice il futuro andamento del costo attraverso l’analisi del più ampio set di dati globale mai raccolto sui lanci di razzi, che copre oltre 4.400 lanci tra il 1960 e il 2025.

Il lancio del razzo Falcon 9 di SpaceX con a bordo il satellite Swot (Surface Water and Ocean Topography), dicembre 2022. Crediti: Nasa/Keegan Barber
«Il costo della tecnologia di lancio spaziale sta ora diminuendo più rapidamente di quanto non avvenisse durante una delle più grandi rivoluzioni dei trasporti della storia», dice Terzi. «Le navi a vapore hanno ridotto i costi grazie alla crescita esplosiva del commercio globale. La tecnologia spaziale, al contrario, ha registrato cali ancora più marcati su una scala molto più ridotta. Ciò suggerisce che vi sia ampio margine per ulteriori riduzioni dei costi e che il settore possa ora trovarsi alle soglie di un boom economico analogo».
Una crescita che, secondo i ricercatori, potrebbe però essere rallentata da monopoli e tensioni geopolitiche. Attualmente, infatti, il mercato è dominato da SpaceX, con l’80 per cento del carico utile lanciato ogni anno, e la diminuzione dei prezzi è dovuta anche alle sue economie di scala; se SpaceX restasse l’unico attore dominante, osservano però gli autori dello studio, potrebbe massimizzare i profitti alzando i prezzi. Inoltre le tensioni geopolitiche spingono le nazioni a investire nello sviluppo di proprie capacità di lancio per non dipendere da aziende straniere. Ne consegue una frammentazione del mercato e quindi il rallentamento nel ritmo di riduzione dei costi.

L’andamento del costo di lancio per chilogrammo. A sinistra della linea rossa tratteggiata c’è l’andamento ricavato dai dati, a destra la previsione per gli anni futuri. Crediti: Terzi & Nicoli
Gli autori sostengono che il crollo dei costi di lancio potrebbe favorire la nascita di un mercato spaziale che va dalla ricerca in assenza di gravità al turismo orbitale, fino alla produzione in orbita oggetti come cavi in fibra ottica e organi biostampati in 3D da portare poi sulla Terra. «Lo spazio non è più un sogno fantascientifico né un ambiente per la sola ricerca scientifica, sta diventando un mercato», spiega Terzi. «Con la diminuzione dei costi di lancio e l’espansione dell’attività commerciale, stiamo entrando in un’era in cui l’esplorazione spaziale è come qualsiasi altra economia, guidata da incentivi, commercio e investimenti – e gli economisti dovrebbero prestarle maggiore attenzione».
Anche l’inquinamento terrestre potrebbe trarre beneficio dalla diminuzione dei costi di lancio. «Le principali industrie inquinanti che attualmente stanno devastando la biosfera potrebbero persino essere delocalizzate al di fuori dell’atmosfera terrestre», prospetta Terzi.«Il rapido calo dei costi di lancio potrebbe aprire la strada alla colonizzazione spaziale e all’attività commerciale ben oltre l’orbita terrestre bassa. Costi di lancio sempre più contenuti potrebbero aprire nuove possibilità relative alla produzione di energia solare in orbita, all’estrazione mineraria dagli asteroidi e a un’economia autosufficiente in grado di produrre carburante, cibo e infrastrutture in orbita o sulla Luna».
Per saperne di più:
- Leggi su Pnas Nexus l’articolo “From Sputnik to Starship: Estimating the experience curve of space launch technology” di A. Terzi , F. Nicoli






