PRODOTTE LE MAPPE PIÙ NITIDE MAI REALIZZATE DELL’IDROGENO NEUTRO

Il fantasma nel guscio di Orione

Un team guidato dall'Università di Vienna ha utilizzato Fast e il Vla per scoprire strutture nascoste all'interno della Nebulosa di Orione. I risultati rivelano la complessa relazione tra le regioni di formazione stellare e il loro ambiente, e suggeriscono che la nebulosa sia stata modellata da molteplici episodi di feedback stellare piuttosto che da una singola bolla in espansione

     13/07/2026

Visibile anche a occhio nudo, la Nebulosa di Orione è tra gli oggetti più familiari del cielo notturno, nonché uno dei più osservati e studiati dagli astronomi. Eppure, recenti osservazioni radio hanno svelato che uno dei suoi componenti più importanti era rimasto finora ampiamente nascosto.

Un nuovo studio, pubblicato la settimana scorsa sulla rivista Astronomy & Astrophysics, ha prodotto le mappe più nitide mai realizzate dell’idrogeno atomico neutro nella Nebulosa di Orione, utilizzando alcuni dei radiotelescopi più potenti e all’avanguardia del mondo. Il team di ricerca, guidato da Juan Diego Soler dell’Università di Vienna, ha ottenuto questi risultati combinando i dati del Karl G. Jansky Very Large Array (Vla) negli Stati Uniti, e del Five-hundred-meter Aperture Spherical radio telescope (Fast), in Cina. L’obiettivo era scovare l’idrogeno neutro nella nebulosa che, emettendo deboli onde radio a una lunghezza d’onda di 21 centimetri, permette agli astronomi di tracciare il gas tra le stelle altrimenti invisibile. Le immagini hanno rivelato gusci in espansione, cavità e strutture allungate improvvise e misteriose.

Emissione radio da atomi di idrogeno neutro nella Nebulosa di Orione, la regione di formazione stellare di grande massa a noi più vicina. I colori rossi mostrano l’emissione a 21 cm dell’idrogeno, risolta per la prima volta a questo livello di dettaglio dalle osservazioni del progetto Neutral Atomic Hydrogen in the Solar Neighborhood (NeAtHood), guidato da Juan Diego Soler dell’Università di Vienna. I colori ciano mostrano l’emissione della polvere interstellare calda nella luce del vicino infrarosso. Crediti: Soler J. D. et al.

Studi precedenti suggerivano che il guscio di gas che circonda Orione contenesse circa mille volte la massa del Sole, mentre le nuove osservazioni indicano una massa di quasi dieci volte inferiore. «Misurare la massa è fondamentale», spiega Soler, primo autore del lavoro, «perché ci dice quanto siano efficienti queste stelle appena formate nel modellare il proprio ambiente con il vento stellare e la radiazione».

Le nuove mappe rivelano inoltre quella che sembra essere una seconda cavità in espansione all’interno del guscio principale, insieme a una “protuberanza” allungata di gas atomico che si estende verso l’esterno della bolla per circa quattro anni luce. L’insieme di queste strutture suggerisce che la nebulosa sia stata modellata da molteplici episodi di feedback stellare, piuttosto che da una singola bolla in espansione.

La complessità svelata da queste osservazioni mette alla prova l’attuale comprensione della formazione stellare. Infatti, questi dati fungono da punto di riferimento per molte simulazioni astrofisiche moderne che studiano l’evoluzione dei gas e delle stelle nella Via Lattea: sono proprio questo genere di immagini a sfidare i modelli teorici e le simulazioni numeriche usate per capire come le stelle massicce influenzino l’ambiente circostante.

Lo studio è una dimostrazione delle capacità dei radiotelescopi di ultima generazione nello scoprire nuovi tasselli del puzzle della formazione stellare. E Orione è solo l’inizio: i metodi sviluppati con questo lavoro mostrano come i futuri interferometri riveleranno la struttura e la dinamica nascoste nel mezzo interstellare, persino in regioni che gli astronomi credevano già di comprendere a fondo.

Per saperne di più :

  • Leggi l’articolo sulla rivista Astronomy & AstrophysicsThe Neutral Atomic Hydrogen in the solar neighborhood (NeAtHood) project” di J. D. Soler, H. Beuther, S. C. O. Glover, R. S. Klessen, J. Ott, M. Rugel, J. W. Teh, S. E. Clark, P. Goldsmith, A. Hacar, A. Socci, M. Heyer, M.-Y. Lee, C. E. Murray, D. Seifried, S. Walch, B. Godard, M.-A. Miville-Deschênes.