Dato in partenza il prossimo 30 agosto, dunque esattamente fra due mesi, il Nancy Grace Roman Space Telescope della Nasa – spesso definito l’erede tecnologico di Hubble, con uno specchio di uguali dimensioni ma un campo di vista cento volte più grande – è ambitissimo dagli astronomi di tutto il mondo: sono state ben 374 le proposte presentate per il primo ciclo di osservazioni. Ora il team incaricato di decidere quali approvare e quali no, il Roman Science Support Center, ha annunciato i risultati della selezione: i programmi scelti per il primo ciclo sono in tutto 118 (12 large, 45 medium e 61 small). Cinque in particolare – i cosiddetti Gas, dall’inglese General Astrophysics Surveys – sono programmi che richiedono osservazioni di astrofisica generale: grandi campagne osservative nate da proposte di singoli team, e selezionate tramite una competizione durissima, per le quali saranno impiegate complessivamente 1.456 ore di tempo di osservazione.
Ebbene, di questi cinque programmi principali l’unico non a guida statunitense è un programma italiano: intitolato “The First Complete Census of Stars in Key Globular Clusters” (primo censimento completo delle stelle negli ammassi globulari chiave), ha infatti come principal investigator Luigi R. Bedin, ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) presso l’Osservatorio astronomico di Padova. Il team internazionale guidato da Bedin include anche altri giovani ricercatori dell’Inaf: Mattia Libralato (Inaf di Padova), Davide Massari ed Emanuele Dalessandro (Inaf di Bologna).
Obiettivo del programma guidato da Bedin è realizzare il primo censimento omogeneo delle popolazioni stellari dell’intero ambiente di un ammasso globulare, scovando nane bianche e debolissime nane brune, al fine di ricostruire la storia e l’evoluzione della Via Lattea. Per farlo, nel tempo che gli è stato assegnato – 167 ore e 12 minuti – Roman scruterà quattro degli ammassi globulari più vicini e studiati (M4, Ngc 6397, 47 Tucanae e Omega Centauri). Sfruttando appieno il grande campo di vista e la superba sensibilità del suo strumento Wfi (Wide Field Instrument), Roman mapperà questi sistemi stellari dal loro denso nucleo fino alle loro periferie più estreme.
«Questo traguardo rappresenta un grande onore e un riconoscimento importantissimo, sia per me che per il nostro gruppo, a testimonianza della qualità del nostro lavoro e delle innovazioni che abbiamo portato in questo campo», commenta Bedin. «Cercheremo di onorare al meglio la fiducia che ci è stata accordata, impegnandoci al massimo per far progredire la conoscenza scientifica. I dati che raccoglieremo con Roman, così come gli atlanti e i cataloghi che produrremo, diventeranno un’eredità preziosa e rimarranno a disposizione dell’intera comunità astronomica per i decenni a venire».

Uno dei quattro ammassi globulari che Roman osserverà nel corso del programma guidato da Luigi R. Bedin, 47 Tucanae, qui ripreso dalle survey Dss (a sx, con sovrapposte in blu le osservazioni programmate), Gaia-Sif ed Euclid (al centro) e Hubble + Webb (a dx)
Per provare a quantificare quanto la Nasa abbia investito in questo programma, e quanto dunque valga il tempo osservativo assegnato a Bedin e al suo team, possiamo tentare un rapido conto. Considerando che il costo totale della missione si aggira intorno ai quattro miliardi di euro, e che la sua durata nominale operativa sarà di cinque anni, si può stimare che il costo vivo del telescopio sia pari a circa 100mila euro per ogni singola ora di osservazione. Le quasi 170 ore di tempo osservativo della survey a guida Inaf si traducono dunque in un investimento effettivo da parte della Nasa attorno ai 17 milioni di euro. Un riconoscimento notevole per l’eccellenza e la competitività della ricerca astrofisica italiana ed europea.
Una volta acquisiti, i preziosi dati ottenuti dal telescopio Roman andranno però analizzati, per poter avere effettivamente valore. A questo proposito, i ricercatori del team di Bedin si augurano che un investimento congruo per lo sfruttamento scientifico di questa miniera d’oro arrivi anche dall’Italia. E che arrivi per tempo: tutti i dati raccolti dal telescopio Roman per queste survey saranno infatti resi pubblici e accessibili immediatamente a chiunque (è quello che in gergo si chiama zero proprietary period). Detto altrimenti, appena le osservazioni toccheranno terra, l’intera comunità scientifica mondiale potrà scaricarle e usarle per pubblicare scoperte, senza che venga concesso alcun vantaggio ai team che hanno ideato e proposto le survey selezionate. Dunque è cruciale farsi trovare pronti.
«Fortunatamente, a partire da quest’anno, l’Istituto nazionale di astrofisica ha iniziato a finanziare lo sfruttamento scientifico dei dati acquisiti come principal investigator presso le maggiori facilities astronomiche internazionali. Speriamo fortemente che questo canale di finanziamento continui nel tempo», dice Libralato. «Anche se queste risorse non sono ancora paragonabili ai livelli degli altri paesi, questo piccolo sforzo mirato è per noi vitale: ci permetterà infatti di finanziare o stabilizzare giovane personale di ricerca e di garantire i mezzi minimi per trattare decine di terabyte di dati complessi. Basti pensare che i nostri co-investigator americani riceveranno dalla Nasa diverse centinaia di migliaia di dollari per lavorare su questo stesso progetto. Per l’Italia sarebbe davvero un peccato guidare una survey così prestigiosa senza disporre dei mezzi minimi necessari per restare competitivi sul fronte dell’analisi scientifica».








