Il coronografo della missione Proba-3, dedicato all studio della corona solare, si è rifatto vivo – in modo del tutto inatteso, grazie a un orientamento favorevole del veicolo spaziale rispetto al Sole – dopo oltre un mese di silenzio. L’annuncio è arrivato in queste ore direttamente dall’Esa, l’Agenzia spaziale europea, la cui stazione di terra di Villafranca, in Spagna, ha ripreso a ricevere segnali dalla sonda con la quale si erano persi i contatti tra sabato 14 e domenica 15 febbraio.
I dati ricevuti sono pacchetti di telemetria, dunque informazioni su parametri quali temperatura, tensioni e, in generale, lo stato dei sistemi di bordo. Informazioni dalle quali si evince che il coronografo – una delle due navicelle di cui si compone la missione – si trova ora in modalità sicura (safe mode) e in condizioni stabili. Il pannello solare del veicolo spaziale è rivolto verso il Sole, sta alimentando i componenti elettronici essenziali di bordo e ricaricando la batteria con l’energia residua.
Nel frattempo, il team della missione e gli operatori stanno effettuando controlli di integrità sul veicolo spaziale per verificare se alcune sue componenti siano state danneggiate. Dopo un mese trascorso in orbita, esposti a temperature estremamente rigide, i sistemi di bordo necessitano di tempo per riscaldarsi, prima di poter intraprendere qualsiasi azione significativa.

Il coronografo della missione Proba-3 fotografato dall’altro veicolo spaziale della missione, l’occultatore. Crediti: Esa
«Ricevere segni di vita dal coronografo è una notizia fantastica e un grande sollievo», commenta Damien Galano, responsabile della missione Proba-3. «Da quando il problema è stato individuato, circa un mese fa, il team della missione, gli operatori e i nostri partner industriali hanno lavorato instancabilmente per ripristinare il funzionamento del satellite. Quando abbiamo ricevuto la chiamata dagli operatori di Villafranca, l’entusiasmo nella squadra era palpabile. Ma il lavoro non è ancora finito: dobbiamo analizzare attentamente i dati prima di compiere qualsiasi passo successivo».
È però già abbastanza chiaro quale sia stato l’evento all’origine dell’anomalia, come spiega in dettaglio un post sul blog della missione. Il “colpevole” pare sia un semaforo – così in gergo informatico si definisce un flag che consente o nega a un processo l’accesso a una risorsa, per esempio la memoria.
Un problema prettamente informatico, dunque. Al verificarsi di una circostanza considerata rarissima, ma evidentemente non impossibile – una concomitanza di eventi che non si era mai presentata nei test a terra né nelle simulazioni –, il semaforo software è rimasto bloccato sul “rosso”. Impedendo così un’operazione di routine, la cosiddetta desaturazione della ruota di reazione. Una situazione di stallo che a sua volta ha portato a una progressiva perdita dell’orientamento corretto da parte del veicolo spaziale.
Risultato: poche ore dopo il blocco, il pannello solare del coronografo non era più rivolto verso il Sole, rendendo così impossibile anche l’ingresso in safe mode, la modalità che dovrebbe garantire la messa in sicurezza di una navicella spaziale in caso di situazioni critiche impreviste.
Trattandosi di un’eventualità estremamente difficile da riprodurre durante i test, si legge sul blog di Proba-3, non è chiaro se metodi di verifica più avanzati avrebbero potuto consentire di individuare il problema. L’Esa sta in ogni caso già valutando nuovi strumenti di analisi del software basati sull’intelligenza artificiale e riesaminando architetture software simili in altre missioni.







