I RICERCATORI STANNO ANCORA ANALIZZANDO IL GAS PROVENIENTE DAI FRAMMENTI

La cometa K1 si frantuma sotto gli occhi di Hubble

Per una fortunata coincidenza, il telescopio spaziale Hubble ha osservato una cometa nel momento stesso in cui si stava frammentando. La probabilità che ciò accadesse proprio mentre il telescopio l’osservava è estremamente bassa. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Icarus

     19/03/2026

Doveva essere una tranquilla cometa a lungo periodo, senza sorprese, addirittura un ripiego dopo che l’obiettivo originale non era più osservabile. Un cambio di programma dell’ultimo minuto, un po’ com’era successo, con risvolti ben più complessi, con la sonda Rosetta e la cometa Churyumov-Gerasimenko, ma con un colpo di scena. La protagonista è a cometa C/2025 K1 (Atlas), e il telescopio spaziale Hubble l’ha vista frantumarsi, in diretta, in almeno quattro pezzi. Un fenomeno che i ricercatori cercavano da anni, capitato per caso. I dettagli sono pubblicati in un articolo su Icarus.

Una sequenza temporale composta da tre immagini affiancate. Da sinistra a destra, le immagini riportano le date 8 novembre 2025, 9 novembre 2025 e 10 novembre 2025. Questa serie di immagini del telescopio Hubble ritrae la cometa C/2025 K1 (Atlas), detta in breve K1, mentre si frammenta. La sequenza mostra la progressiva disintegrazione della cometa nel corso di questo breve periodo. Ogni pannello presenta diverse luci blu, sfocate e brillanti, che formano una linea diagonale dall’angolo in alto a sinistra a quello in basso a destra su uno sfondo nero. Nel primo pannello compaiono quattro oggetti simili a comete. Il più grande è il secondo partendo dall’angolo in alto a sinistra. Nel secondo pannello, l’oggetto più grande si è spezzato in due parti. Nel terzo pannello, i frammenti sembrano allontanarsi l’uno dall’altro lungo la linea diagonale invisibile. Crediti: Nasa, Esa, D. Bodewits (Auburn). Elaborazione delle immagini: J. DePasquale (Stsci)

A guardare lo spettacolo in diretta, potente e fortunato, il telescopio spaziale Hubble. Ad accorgersene, il giorno seguente, John Noonan, professore al dipartimento di fisica della Auburn University, in Alabama.

«Mentre davo una prima occhiata ai dati, ho notato che in quelle immagini c’erano quattro comete, mentre avevamo proposto di osservarne solo una», racconta Noonan, coautore dell’articolo. «Quindi abbiamo capito subito che si trattava di qualcosa di davvero, davvero speciale».

La cometa C/2025 K1 (Atlas) aveva superato da circa un mese il punto di massima vicinanza al Sole, il perielio, e quando è stata osservata si stava già allontanando dal Sistema Solare. Un ripiego, dicevamo, dovuto a nuovi vincoli tecnici del telescopio emersi dopo la selezione della proposta osservativa originaria. La cometa K1, comunque, era integra almeno fino a otto giorni prima dell’8 novembre 2025 – il giorno in cui Hubble ha iniziato a osservarla. Il telescopio ha scattato tre immagini da 20 secondi ciascuna, una al giorno dall’8 al 10 novembre 2025. Le potete vedere nella sequenza qui sopra: durante le osservazioni, uno dei frammenti più piccoli della cometa si è rotto ulteriormente. Pochi giorni dopo, fra l’11 e il 12 novembre 2025, anche il telescopio Copernico dell’Osservatorio di Asiago aveva notato i frammenti. Prima di rompersi, K1 era probabilmente un po’ più grande di una cometa media, con un diametro di circa 8 km. La probabilità che, per caso, si verificasse un evento simile è la più remota fra le remote – dicono gli autori –, che in precedenza avevano tentato molte volte di programmare l’osservazione della rottura di una cometa con il telescopio spaziale Hubble, senza mai riuscirci.

Il momento, comunque, era perfetto: durante il perielio – che per K1 si trovava all’interno dell’orbita di Mercurio, dunque molto vicino al Sole – una cometa subisce il riscaldamento più intenso e lo stress massimo. Ed è subito dopo il perielio che alcune comete a lungo periodo, come K1, tendono a disgregarsi. Hubble l’ha vista rompersi in almeno quattro pezzi, ciascuno con una chioma distinta, l’involucro sfocato di gas e polvere che circonda il nucleo ghiacciato di una cometa. Hubble ha risolto nettamente i frammenti, ma ai telescopi terrestri, in quel momento, apparivano solo come macchie luminose a malapena distinguibili. Grazie alla straordinaria risoluzione del telescopio spaziale, in grado di distinguere dettagli estremamente fini, i ricercatori sono riusciti a ricostruire la storia dei frammenti fino al momento in cui costituivano un unico corpo. Qualcosa però non torna: il ritardo tra il momento in cui la cometa si è frammentata e quello in cui, dalla Terra, sono stati osservati i brillanti bagliori. Ci si aspetterebbe, invece, che la cometa si illumini quasi istantaneamente quando, frammentandosi, espone il ghiaccio puro alla luce solare.

Nello studio, sono state avanzate due ipotesi per spiegare questa stranezza. La prima: siccome la maggior parte della luminosità di una cometa è costituita dalla luce solare riflessa dai granelli di polvere, forse è necessario che si formi uno strato di polvere secca sopra il ghiaccio puro e poi venga spazzato via. La seconda: forse il calore deve prima penetrare sotto la superficie, accumulare pressione e poi espellere un guscio di polvere in espansione.

L’analisi dei gas provenienti dalla cometa, comunque, è ancora i corso. Finora, le analisi condotte da terra dimostrano che K1 presenta caratteristiche chimiche molto insolite: è più povera di carbonio rispetto ad altre comete. L’analisi spettroscopica effettuata dagli strumenti Stis (Space Telescope Imaging Spectrograph) e Cos (Cosmic Origins Spectrograph) del telescopio Hubble dovrebbe rivelare molto di più sulla composizione di K1, che ora è poco più che un ammasso di frammenti a circa 400 milioni di chilometri dalla Terra. Situata nella costellazione dei Pesci, si sta allontanando dal Sistema solare e probabilmente non tornerà mai più.

Per saperne di più:

Guarda su MediaInaf Tv il video sulla rottura della cometa C/2025 K1 (Atlas):