I RISULTATI SU SCIENTIFIC REPORT

Sul suolo lunare crescono i ceci

Uno studio guidato dall’Università del Texas dimostra che la regolite lunare, in determinate condizioni, può diventare un substrato fertile e consentire la crescita di coltivazioni. Nella ricerca, condotta avvalendosi di suolo lunare simulato, sono stati piantati e coltivati dei ceci. Il profilo nutrizionale e l’edibilità del raccolto è però ancora da verificare

     05/03/2026

Coltivare cibo direttamente sulla Luna è una delle sfide centrali delle missioni spaziali di lunga durata, e forse anche una loro prerogativa. Ma cosa potrebbero coltivare i prossimi esploratori lunari? La risposta, secondo una nuova ricerca condotta dalla University of Texas ad Austin, potrebbe essere: ceci.

Piante di ceci che crescono in una varietà di miscele simulate di suolo lunare. Alcune piante mostrano segni di stress, tra cui l’ingiallimento delle foglie. Crediti: Jessica Atkin

Utilizzando un “suolo lunare” simulato, gli scienziati sono riusciti per la prima volta a coltivare e raccogliere ceci. La rivincita delle proteine vegetali, direbbero i vegetariani, anche se la loro edibilità è ancora da verificare. I risultati sono stati pubblicati oggi sulla rivista Scientific Reports.

Per lo studio, i ricercatori hanno utilizzato un simulante di suolo lunare fornito da Exolith Lab, ovvero una miscela che riproduce la composizione dei campioni riportati sulla Terra dagli astronauti delle missioni Apollo. Il suolo lunare, ricoperto da una polvere chiamata regolite, è tutt’altro che fertile. È privo dei microrganismi e della materia organica necessari alla vita delle piante e, sebbene contenga nutrienti e minerali essenziali per la crescita vegetale, include anche metalli pesanti che potrebbero risultare tossici. Per rendere il substrato più adatto alla coltivazione, i ricercatori hanno adottato due strategie complementari. La prima è stata l’aggiunta di vermicompost, un fertilizzante naturale prodotto dai lombrichi rossi (red wiggler), ricco di nutrienti e minerali essenziali e caratterizzato da un microbioma diversificato. I lombrichi producono questa sostanza consumando materiale organico, come scarti alimentari oppure anche partendo da tessuti a base di cotone e prodotti per l’igiene che altrimenti verrebbero scartati durante le missioni.

La seconda strategia ha previsto il rivestimento dei semi di ceci con micorrize arbuscolari prima della semina. Si tratta di funghi che instaurano una relazione simbiotica con le radici delle piante: i risultati hanno mostrato che, da un lato, favoriscono l’assorbimento dei nutrienti e, dall’altro, contribuiscono a limitare l’assorbimento dei metalli pesanti.

La radice di una pianta di ceci cresciuta con successo nel simulante del suolo lunare. È visibile la natura frastagliata e vetrosa del suolo, che illustra una delle principali sfide fisiche legate alla coltivazione sulla Luna. Crediti: Jessica Atkin

I ceci sono stati quindi piantati e coltivati in miscele contenenti diverse percentuali di regolite simulata e vermicompost. I ricercatori hanno osservato che solo miscele con fino al 75 per cento di suolo lunare simulato hanno portato alla crescita di piante in grado di produrre semi. Percentuali superiori, invece, hanno determinato segni evidenti di stress e causato la morte precoce.

Un dato rilevante riguarda il ruolo dei funghi: le piante inoculate sono sopravvissute più a lungo rispetto a quelle non trattate, evidenziando l’importanza della simbiosi in condizioni ambientali difficili. Inoltre, i funghi sono riusciti a colonizzare e sopravvivere nel substrato simulato, suggerendo che, in un sistema reale, potrebbero dover essere introdotti una sola volta.

Sebbene la raccolta dei ceci rappresenti un traguardo significativo, il loro sapore e la loro sicurezza alimentare restano ancora questioni aperte. I ricercatori dovranno determinare il contenuto nutrizionale dei ceci e verificare che non abbiano assorbito metalli tossici durante la crescita.

«Vogliamo comprenderne la fattibilità come fonte di cibo», dice Jessica Atkin, prima autrice dell’articolo e dottoranda presso il Dipartimento di Soil and Crop Sciences della Texas University. «Quanto sono salutari? Contengono i nutrienti di cui gli astronauti hanno bisogno? Se non sono sicuri da mangiare, quante generazioni saranno necessarie prima che lo diventino?».

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