DAGLI SPECCHI DI GUIDO HORN D’ARTURO AI CONFINI DELL’UNIVERSO

Bologna, ecco il nuovo volto della Specola

Il Museo della Specola di Bologna riapre con un nuovo allestimento, che da oggi include anche il quinto piano della Torre astronomica. Realizzato grazie al progetto Pnrr Cta+, finanziato dall'Unione europea e coordinato dall’Inaf, il percorso espositivo è anche un viaggio per scoprire la vita e la carriera dell’astronomo Guido Horn d’Arturo, che con la straordinaria intuizione degli specchi a tasselli rivoluzionò la tecnologia dei telescopi

     30/01/2026

Simbolo di una vocazione scientifica che attraversa i secoli, la settecentesca Torre della Specola di Bologna si prepara a entrare in una nuova stagione. Oggi, 30 gennaio 2026, è stato inaugurato un nuovo percorso espositivo all’interno del Museo della Specola dell’Università di Bologna, completamente rinnovato dopo un importante intervento di consolidamento strutturale della torre.

Collezione di telescopi e strumenti al settimo piano della Specola. Crediti: M. Brusa, E.Rossi / Università di Bologna

Frutto della collaborazione tra il Dipartimento di fisica e astronomia “Augusto Righi” e il Sistema museale di ateneo dell’Università di Bologna, il rinnovato percorso espositivo è stato realizzato grazie al progetto Pnrr Cta+, finanziato dall’Unione europea e coordinato dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Elementi multimediali, nuovi pannelli e una nuova illuminazione guidano le persone attraverso la storia dell’astronomia dal Seicento a oggi. Un viaggio per scoprire la vita e la carriera dell’astronomo Guido Horn d’Arturo, che rivoluzionò la tecnologia dei telescopi, e l’evoluzione della sua straordinaria intuizione degli specchi a tasselli. Strumenti scientifici e preziose tavole acquerellate, esposte al sesto e al settimo piano e arricchite di pannelli descrittivi che ne approfondiscono storia e dettagli, accompagnano visitatrici e visitatori alla terrazza panoramica.

«Siamo orgogliosi di avere contribuito, con l’impegno dei nostri ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica e del Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Bologna, al riallestimento della Specola, sottolineando l’importanza dell’idea e della tecnologia dei specchi tassellati per la costruzione del più grande e potente osservatorio terrestre per raggi gamma al mondo: il Cherenkov Telescope Array Observatory (Ctao)», commenta Massimo Cappi, responsabile del progetto Pnrr Cta+ guidato dall’Inaf. «Questo osservatorio aprirà una nuova finestra osservativa nelle alte e altissime energie, che ci permetterà lo studio di fenomeni cosmici estremi quali le esplosioni di supernove, i getti di materia espulsi dai buchi neri nella nostra galassia e in altre galassie, nonché l’origine dei più energetici e ancora enigmatici raggi cosmici».

La visita parte dal quarto piano, interamente dedicato a Guido Horn d’Arturo. Tra queste mura, Horn sfidò i limiti tecnologici dell’epoca, costruendo il primo telescopio con specchio a tasselli della storia, oggi uno dei pezzi principali dell’esposizione. Si tratta di uno specchio da 1,80 metri di diametro composto da 61 piccoli tasselli. Astronomo di grande ingegno, Horn d’Arturo riuscì a trasformare l’architettura stessa della torre in uno strumento scientifico, utilizzandone la struttura verticale come se fosse il “tubo” di un telescopio.

Lo specchio tassellato di Guido Horn d’Arturo. Crediti: M. Brusa, E.Rossi / Università di Bologna

Ma l’intuizione di Horn non è rimasta confinata nel passato. Salendo al quinto piano, il visitatore scopre come lo specchio a tasselli sia diventato lo standard per i progetti internazionali più ambiziosi. Dagli schermi multimediali emergono le sagome dei nuovi giganti che osservano il cosmo: il Cherenkov Telescope Array Observatory, l’erede diretto della tecnologia a tasselli per lo studio dei raggi gamma da terra; l’Extremely Large Telescope (Elt) dell’Eso, che, una volta terminato, sarà il più grande telescopio ottico al mondo; e il James Webb Space Telescope, che dallo spazio scruta le origini del cosmo grazie a quegli stessi specchi segmentati immaginati decenni prima in via Zamboni.

«È emozionante vedere come la tecnologia degli specchi tassellati, nata come una scommessa visionaria in questa torre, sia oggi il pilastro dei telescopi del Ctao», commenta Roberta Zanin, project scientist del Cherenkov Telescope Array Observatory. «Per il Ctao, che ha la sua sede centrale proprio a Bologna, la Specola rappresenta l’origine di un filo conduttore che unisce la storia dell’astronomia all’esplorazione dell’universo estremo. Questo spazio celebra oggi un’eredità condivisa e rafforza il ruolo di Bologna come punto d’incontro vitale per l’astrofisica dei raggi gamma, dove il lascito di Horn d’Arturo continua a ispirare la comunità scientifica globale che da questa città guarda al futuro di questo campo».

Al quinto piano della Specola sono esposti alcuni tasselli dello specchio e un modellino di uno dei telescopi Cherenkov dell’array Astri dell’Inaf. Crediti: M. Brusa, E.Rossi / Università di Bologna

Se i primi due piani raccontano il passato recente, il presente e il futuro dell’astronomia, salendo la suggestiva scala a chiocciola si torna “indietro nel tempo”. Al sesto piano, arte e scienza si fondono in una collezione di globi, sfere armillari, astrolabi, strumenti nautici e dipinti astronomici, che raccontano l’evoluzione delle conoscenze astronomiche e geografiche lungo i secoli. Infine, raggiungendo la sommità della torre, il visitatore ripercorre la storia dell’evoluzione del telescopio, in una suggestiva esposizione che racconta secoli di progressi e sfide tecnologiche. Il percorso trova il suo coronamento sulla terrazza panoramica, un’emozionante finestra sulla città che, per secoli, ha ispirato chiunque abbia alzato lo sguardo alle stelle.

«Questo nuovo allestimento, che mette in dialogo un patrimonio straordinario di strumenti antichi, l’opera innovativa di Guido Horn d’Arturo e le grandi infrastrutture dell’astrofisica contemporanea», commenta Marcella Brusa, coordinatrice scientifica del Museo della Specola, «offre una chiave di lettura unitaria della Torre della Specola come un luogo vivo, in cui la storia dell’astronomia non è un capitolo concluso ma una fonte continua di ispirazione».

Con questa riapertura, la città non solo celebra i 300 anni della sua Torre (ultimata nel 1726 per volontà di Luigi Ferdinando Marsili), ma si riconferma come punto di riferimento internazionale per la ricerca e la cultura astronomica.

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